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Il genoma degli ecosistemi dell’innovazione, dalla Silicon Valley a Berlino passando per Santiago

Startup Genome è un database con più di 50.000 startup che mette a confronto le caratteristiche più importanti dei principali ecosistemi dell’innovazione nel suo elaborato “Startup Ecosystem Report 2012” [1].

L’analisi evidenzia una serie di aspetti di successo in un ecosistema dell’innovazione sebbene non prenda in considerazione le grandi aziende e sia quindi limitata alle sole startup. Riconoscendo l’impossibilità di replicare la Silicon Valley, diversi altri cluster mondiali dell’innovazione hanno cercato di estrapolare gli elementi salienti di quell’ecosistema rielaborandoli con le caratteristiche del loro territorio. Pertanto, vi è l’assunzione implicita che la Silicon Valley sia il miglior ecosistema dell’innovazione e tutti gli altri se ne differenzino esaltando alcune delle sue caratteristiche peculiari come la disponibilità di startup, l’abbondanza di capitale di rischio, i risultati delle aziende presenti, la diffusione della cultura imprenditoriale, la presenza di network e la fluidità del networking e la disponibilità di talenti, così come considerati nel Report citato.

Osservando i dati presentati si nota subito come gli imprenditori della Silicon Valley siano mediamente giovani (età media 34 anni), altamente formati con lauree e dottorati (2,5 volte rispetto i non-laureati), con elevate competenze tecnologiche (84%) e con la propensione alla ricerca di nuovi mercati. Oltre ai numeri, la Silicon Valley registra un elevato addensamento di idee e persone, dove tutti gli sforzi dei network e dei policy-maker sono diretti a rimuovere qualsiasi ostacolo o a limare qualsiasi fattore che anche minimamente possa rallentare questo flusso.

Dal report emergono due fattori interessanti: l’impiego del capitale e la creazione di posti di lavoro. Per le startup la maggior parte delle risorse finanziarie sono destinate alla validazione di un’idea (74%) mentre risultano meno utilizzate per la scoperta stessa (collocata al secondo posto della graduatoria). Si tratta quindi di un approccio fortemente pragmatico volto al “fare” più che alla speculazione teorica che individua nel mercato l’unico vero giudice della bontà di un progetto. E’ emerso inoltre che questo meccanismo resiste bene alla crisi anche se necessita qualche aggiustamento. Il capitale, infatti, non è più impiegato tramite grandi investimenti, come avveniva anche solo qualche anno fa, ma è “distribuito” in diverse fasi di finanziamento così da poter selezionare in un processo di apprendimento solo i progetti più meritevoli.

La creazione di nuovi posti di lavoro è uno dei più importanti risultati di un ecosistema dell’innovazione. Questa risulta particolarmente fiorente durante lo “scaling” della startup, cioè quando validato e messo a punto il progetto, si passa alla diffusione su larga scala. Il dato appena riportato dovrebbe far riflettere sull’importanza per la crescita di un ecosistema di startup ambiziose e rivolte ad un mercato nuovo e in rapida crescita.

Dal report inoltre si evince che la maggior parte delle startup (73%) fanno parte del settore industriale “web”e a seguire quelle del settore del “mobile”.

L’ecosistema di Tel Aviv ha una morfologia simile a quello della Silicon Valley: popolazione di imprenditori giovane, ben preparata e con accesso a buone risorse finanziarie. La disponibilità di personale altamente qualificato ha da oltre 60 anni attirato la maggior parte delle multinazionali stabilendo una sede in Israele e alimentando un mercato del lavoro altamente qualificato.

Negli ultimi 50 anni la scena dell’innovazione è stata dominata dalla Silicon Valley, Boston e Tal Aviv. Recentemente si sta facendo spazio anche l’Europa con Londra e Berlino. Londra, al primo posto in Europa, e tra i primi 10 nel mondo, presenta però un “funding gap” a causa della mancanza di super angels e micro VC. Gli imprenditori sono meno ambiziosi della SV e meno rapidi all’adozione di nuove tecnologie. Più restii al mobile e nel campo del web-software (su cui puntano il 73% delle startup della Silicon Valley), gli imprenditori londinesi sono ancora focalizzati su PHP e meno su Ruby e Phyton, le tecnologie trainanti oltre oceano. Qui le parole chiave sono infrastrutture, talenti e capitali. In aggiunta, il governo ha predisposto facili politiche per l’immigrazione, tasse ridotte per le startup e incentivi per le grandi aziende che aprono una sede a Londra.

Discorso simile per Berlino che dopo la caduta del muro nel 1989 e la riunificazione tedesca, ambisce a diventare capitale europea della cultura e hub di primaria importanza per l’innovazione. La città è caratterizzata da un’abbondanza di giovani e un costo della vita di gran lunga inferiore a quelli delle altre capitali europee, trasporti veloci che collegano tutte le parti della città e ottime connessioni con il resto dell’Europa e del mondo. La politica di crescita del governo tedesco ha attirato a Berlino numerose grandi aziende e spinto la crescita dei grandi centri di ricerca, in primo luogo il Fraunhofer Institute [2] e le università locali. Una propensione all’accoglienza e alla multiculturalità e una diffusa capacità di comunicare in inglese completano la capacità di Berlino di attirare startup da tutta europa. Tuttavia il report evidenzia come gli imprenditori di Berlino siano mediamente meno formati di quelli della Silicon Valley e meno ambiziosi. Le startup berlinesi sono più orientate alla consulenza e meno allo sviluppo del prodotto, denotando così un ecosistema ancora acerbo sebbene fortemente promettente.

Santiago del Cile è invece un chiaro esempio di come la politica possa contribuire in maniera significativa alla creazione di un ecosistema. Esso dimostra come decisioni ben prese e una visione di sistema hanno potuto promuovere la diffusione della cultura imprenditoriale e attirare imprenditori anche dall’estero. Il programma “Start-up Cile”, pensato come uno strumento su cui puntare la crescita del paese e la riduzione della povertà è riuscito ad attirare numerosi imprenditori di alto profilo da tutto il mondo. Il report però evidenzia che gli imprenditori di Santiago sono in generale meno formati di quelli della SV, ma tuttavia sono altrettanto ambiziosi.

La SV, Londra, Berlino e Santiago sono esempi di come diversi fattori già presenti sul territorio, la cultura e la politica siano stati coniugati così da attivare un processo di crescita dell’ecosistema locale. Sembra quindi non esserci una ricetta unica per il suo sviluppo, tuttavia sono presenti alcuni elementi comuni come la località dell’ecosistema, la presenza di giovani talenti e di aziende ben formate, la cultura, la base tecnologica dei progetti e la visione globale ed ambiziosa. In poche parole, la liquidità delle idee e delle persone.

[1] http://reports.startupcompass.co/StartupEcosystemReportPart1v1.2.pdf
[2] http://www.fraunhofer.de

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