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Pink Valley: donne che per realizzare i loro progetti hanno lasciato il posto fisso



Giovani, coraggiose, preparate. E imprenditrici. Lasciano il Paese d'origine per inseguire i loro sogni e per trasformarli in imprese che possano contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Si dedicano anima e corpo al progetto, con l'obiettivo tra l'altro di creare opportunità di lavoro non solo per se stesse, ma anche per gli altri. Ad accomunarle sono esperienze internazionali che si traducono in un vero e proprio sconvolgimento e cambiamento di rotta per la loro vita e il loro futuro professionale.

È accaduto così a Larissa Kryuchkova, founder di Uvisio (uvisio.com). La sua azienda ha sviluppato una tecnologia che permette un controllo totale dell’esposizione solare, per evitare bruciature e quindi minimizzare il rischio di tumore alla pelle.

«Questa idea mi è venuta da un'esperienza diretta, avendo avuto io stessa un tumore alla pelle – spiega Larissa –. In quegli anni ho cominciato a studiare un modo che potesse evitare ad altri quello che era successo a me. Sono riuscita quindi a combinare questa mia brutta esperienza con le esperienze positive vissute progettando circuiti integrati. Da qui l'idea di sviluppare un dispositivo elettronico che permettesse di tenere sotto controllo l’esposizione solare». All’inizio, ci tiene a precisare la giovane ricercatrice russa, «non pensavo di sviluppare un’impresa, ma un dispositivo per fare qualcosa di buono per quelli che mi stavano più vicino». 

Inizia così a progettare il dispositivo, composto da una parte hardware e software, utilizza un algoritmo che consente di misurare il rischio in base alle caratteristiche specifiche delle pelli (diverse in ogni persona) di chi lo sta utilizzando. Poi la convinzione a dar vita a Uvisio, un’azienda con sede tra l'Olanda e la Germania, che ha come mission quella di aiutare tutte le persone del mondo. 

«Nel 2014 sono stata selezionata dal TVLP Institute in California – spiega ancora Larissa –. Ho avuto un feedback molto positivo» dagli imprenditori e dai mentor che mi hanno accompagnato nel corso del programma immersivo in imprenditorialità tecnologica. Molte persone erano interessate a questo prodotto e ho capito che avrei potuto creare un’impresa. Così sono tornata a Berlino e ho iniziato a lavorare su questo. Credo che il grande passaggio sia stato quando ho deciso di andare avanti, con un prodotto da portare sul mercato». E’ così che Larissa ha deciso di licenziarsi da un posto a tempo indeterminato a Zalando e seguire le sue passioni.

Larissa Kryuchkova, founder di Uvisio intervistata a Berlino

L'esperienza di Larissa è come una goccia d'acqua nell'Oceano se si considera che in Europa le donne sono solo il 13% dei fondatori di imprese (dati del Sole 24 Ore di marzo 2016). Sara Bonomi, italiana d'origine, non ha dato retta alle statistiche e ha accettato otto anni fa la sfida di trasferirsi all'estero. Per perfezionare la propria formazione vive in Francia, in Spagna e in Australia. Nel 2012 si trasferisce a San Francisco. Ma l'avventura comincia in salita. «Ho studiato in una buona business school europea e parlo diverse lingue, ma queste mie competenze qui non venivano riconosciute – racconta Sara –. Ho cominciato a partecipare a numerosi eventi per conoscere nuove persone, aumentare il mio network e trovare in quale impresa poter esprimere meglio le mie competenze». È un percorso lungo, che può richiedere un grande investimento di tempo.

Incamminata su quella strada, Sara incontra i fondatori (europei) di una hardware-startup che sviluppa stampanti 3D e che sono stati in grado di valorizzare i suoi studi e le sue competenze. Ora a Berlino guida un team per una grande compagnia americana sempre nel settore delle stampanti 3D. «In questo momento – spiega – credo che sia importante per me continuare a vivere all'estero per acquisire esperienza e crescere dal punto di vista professionale con diversi ruoli alla guida di un team. Non escludo la possibilità di tornare in Italia tra qualche anno per avviare eventualmente una mia attività».  

Contagiata dalla cultura imprenditoriale californiana – che mette al primo posto la contaminazione delle idee e la trasmissione delle esperienze – Sara assieme ad altre quattro donne ha fondato quattro anni fa il capitolo italiano di Girls in Tech (http://www.girlsintech.it).

Sara Bonomi: donne tra talento e tecnologia in un mercato del lavoro globale

Anche la storia di Nicoletta De Vincenzi, laureata in Italia con master in Marketing management e Business communication, è segnata da importanti esperienze professionali come in General Motors. «Un giorno mi sono decisa a inviare il curriculum a Google in Irlanda e proprio nella società di Mountain View ha inizio la mia esperienza professionale all'estero, proseguita poi con Facebook. Ho vissuto a Dublino per otto anni in ambienti estremamente innovativi e dinamici, all'interno di grandi realtà internazionali. Questo mi ha insegnato ad essere io stessa innovativa e a mettermi in gioco in modo diretto». 

Anche dalle esperienze in grandi aziende possono nascere nuove idee in chi sente il bisogno di migliorarsi continuamente, di sperimentare, innovare ed esporsi su nuovi mercati. E così Nicoletta, viaggiando da un Paese all'altro mentre è a capo di un team di 35 persone, si rende conto di un mercato quasi del tutto inesplorato, legato a esigenze molto concrete delle imprenditrici e degli imprenditori obbligati a lunghe trasferte di lavoro e quindi ostacolati ad accedere a servizi e centri per la cura e il benessere del proprio corpo. Nasce così l'idea di Glowreous (http://glowreous.com/), marketplace per esperienze Beauty, Lifestyle e Luxury Travel, spazzando via ogni dubbio sull'opportunità di abbandonare il posto fisso e la carriera in aziende prestigiose: «il nostro obiettivo era di risolvere questo “vuoto”, applicando le ultime tecnologie a servizi beauty e wellness».  Un'idea chiara, perfezionata al TVLP Institute (http://www.tvlp.co) negli Stati Uniti che, per dare maggiori opportunità a donne di talento come Larissa, Sara e Nicoletta, ogni anno mette a disposizione diverse borse di studio.

Nicoletta De Vincenzi: Ex manager Facebook fonda Glowreous a Redwood City

Ora Glowreous è una società basata in Silicon Valley con attività a Dublino, California e Roma. «Ci sono oltre 2 milioni di saloni di bellezza nel mondo, e solo negli Stati Uniti sono 1,1 milioni – spiega Nicoletta –. Noi abbiamo realizzato un'applicazione che consente di fare acquisti online e preonotazioni in tempo reale facilitando l'accesso via mobile a esperienze esclusive presso Luxury Hotel Spa, Saloni di Bellezza, Centri Wellness selezionati e inoltre l'acquisto di prodotti boutique e accessori lusso.

Quale consiglio darei a giovani imprenditori come me che vedono la strada in salita? Sicuramente quello di perseguire i propri desideri, innovando continuamente, senza stancarsi di imparare e sperimentare nuove opportunità».

Paolo Tomassone


Lavoro precario? No, lavoro creativo. Come cambia la professione dei Millennials



Laureati e trova un buon posto di lavoro così ti sistemi. Siamo cresciuti (parlo della mia generazione, quella dei nati tra i ’70 e gli ‘80) con i nostri genitori che ci dicevano in continuazione parole come queste. La loro è stata la generazione che aspirava al posto fisso e che ha passato (quasi sempre) una felice vita professionale all’interno di una sola organizzazione. Noi siamo la generazione dei laureati, dei master e dei dottorati. Alcuni sono ancora alla ricerca del posto fisso. Altri (spero la maggior parte) si saranno resi conto che il mondo del lavoro è diverso. Si cambia lavoro ogni 3 anni circa, spesso anche settore o nazione. L’euro e l’Europa unita hanno facilitato la mobilità soprattutto di coloro che sono super formati, come i dottorati. Spesso si inizia con un periodo all’estero per fare “un’esperienza” e si finisce col fare del mondo la propria casa. Da dove vieni? All’inizio dicevo dalla Puglia (noi Pugliesi non so perché diciamo il nome della nostra regione al posto della città di provenienza); dopo dall’Italia e ultimamente dall’Europa (spinto da un senso di aggregazione simile agli Stati Uniti d’America).

Ed è così che facilmente finiamo col fare un lavoro che i nostri genitori non capiscono cosa sia; e trasformiamo le regole del nuovo mondo in cui viviamo in un vantaggio per la nostra professione. Lo sanno bene in California dove la nuova generazione (i Millennials) odiano guidare e usano Uber e Lyft per gli spostamenti quotidiani. Dietro al volante di queste auto c’è gente di ogni estrazione sociale, che fa l’autista a pagamento anche solo per un paio di ore a settimana. Una sera l’autista che mi portava a una cena da Buck’s di Woodside mi disse che lui faceva tutti i giorni il “commute” (pendolare) da San Francisco a Cupertino e lungo la strada accendeva l’app di Lyft per prendere qualche passeggero, fare un guadagno extra e soprattutto conoscere gente nuova. Come lui sono in tanti a farlo. Potrei anche raccontare di esperienze in case affittate in Airbnb grazie alle quali ho conosciuto venture capitalist e imprenditori di successo che, forse per gioco o perché i soldi hanno comunque un valore, affittano una parte della casa (quella che chiamano la “in-law unit”, destinata ai suoceri in visita).

C’è poi chi si inventa i mestieri più strani o meglio, chi si crea il lavoro fiutando i cambiamenti in corso. E’ questo il caso dei co-host di Airbnb, esperti che aiutano coloro che hanno una camera o un appartamento “extra” ad affittarlo usando Airbnb, HomeAway e altri. Oppure chi ha fatto la sua fortuna come agenzia pubblicitaria su Google, Facebook, Pinterest e gli altri social. Abbiamo recentemente incontrato a Menlo Park il fondatore di Indiez (https://indiez.io), Nitesh Agrawal. E’ lui la mente dietro quello che definirei l’Airbnb degli sviluppatori. Il concetto è semplice: se sei un web designer, un developer di front-end o qualsiasi altra sia la tua specialità, nel tempo libero puoi ricevere piccoli lavori e far parte di un gruppo di persone che - sotto un coordinamento professionale - porta avanti un progetto. Ora, pensate a quanto possa essere accattivante questo gruppo di sviluppatori se il designer della nuova applicazione web lavora durante il giorno da Apple e il progettista che lo affianca disegnando il codice di back-end lavora per Google e la squadra è completata da un esperto cloud di Amazon! Si, fantastico. Questo è quello che fa la startup di Nitesh che in un anno ha aumentato di 12 volte il suo fatturato giunto ormai a milioni di dollari e che con oltre 400 ingegneri sviluppa per colossi come AT&T. Non molto lontano, sempre a San Francisco, c’è chi usa un concetto simile per rendere disponibili i giovani avvocati che lavorano per i famosi studi legali e permettergli di gestire, nei ritagli di tempo, qualche cliente extra. Alla base di questi progetti ci sono tecnologie e processi avanzati che mirano a creare professioni che fino a ieri non esistevano.

Nitesh Agrawal, fondatore e Ceo di Indiez.io intervistato a Menlo Park, California da Paolo Tomassone.

Anche il mondo dei creativi ha visto una immensa rivoluzione negli ultimi anni. I contenuti video sono esplosi su tutti i canali social e hanno creato la necessità di registi, attori, montatori, in grado di produrre video di alta qualità, super coinvolgenti, ma - al tempo stesso - brevi ed economici. Ho visitato a Lubiana in Slovenia un co-working i cui “abitanti” sono solo creativi, che lavorano autonomamente ma in maniera sinergica intorno a progetti comuni.

A cambiare è anche la concezione del luogo di lavoro. In tanti lavorano da casa o da un co-working (per sentirsi a volte meno soli o per cercare opportunità attraverso il contatto con gli altri). Bellissimo è “HanaHaus” – ex teatro in downtown Palo Alto ristrutturato dalla tedesca SAP – dove si paga la scrivania ad ore mentre il bar “Blue Bottle” riempie l’aria del profumo di caffè. Per i più spartani o con limitate risorse, c’è sempre Red Rock Cafe a Mountain View sulla Castro Street, oppure i classici Starbucks in ogni angolo della nazione, dove con $5 hai un caffè, un tavolo su cui lavorare e Internet gratuito. E’ così che il fondatore di BlueJeans (www.bluejeans.com), Krish Ramakrishnan, racconta di aver mosso i primi passi di quella che è oggi una startup che ha raccolto 175 milioni in 5 round di investimento.

Cambiano gli strumenti. In uno dei miei film preferiti, “La ricerca della felicità”, il protagonista fa del telefono il più importante mezzo lavorativo. Erano gli anni ’80 in America. Mentre in Italia il telemarketing persiste ancora, oggi i telefoni scompaiono dalle scrivanie (del resto come fare a telefonare in un open space) cedendo il posto a strumenti di comunicazione interna come Slack.com ed esterna come Mailchimp e i citati social media. Le riunioni diventano telefonate da fare con Zoom.us, Skype o Google Hangout organizzate preventivamente via email o Google Calendar. Il computer è la “scrivania” di molti e uno scanner (meglio se fronte retro) e un buon sistema cloud come Dropbox o Box.com sostituiscono pratiche, cartelline e archivi polverosi.

Il posto fisso dei nostri genitori? Forse non esiste più, ma chi ha creatività e voglia di fiutare il vento, può trovare tante opportunità. In fondo, che noia sarebbe alzarsi la mattina e fare sempre la stessa vita sognando il giorno della pensione.

Bruno Iafelice


Ph. Credit: Hanahaus Gensler

Blockchain: verso la democratizzazione delle informazioni



Un insieme di dati in continuo aumento, progettati per essere intrinsecamente resistenti alla manomissione. Così viene definito il Blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi). Si tratta di una tecnologia nata per le transazioni in bitcoin, ma che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti. In parole semplici, i blockchain permettono di garantire che un dato informatico, un quantitativo di bitcoin o piuttosto un documento, sia autentico.

Qualche settimana fa, alla sede di Texas Instruments a Sunnyvale in California, la IEEE society, nota in tutto il mondo come la più grande organizzazione di ingegneri dei sistemi elettronici, ha chiamato come speaker a un incontro sul blockchain, Mohan C., stimato scienziato indiano e Follower IBM (https://en.wikipedia.org/wiki/C._Mohan).

Mi è sembrato di rivivere la stessa atmosfera di otto anni prima. Era il 2009 ed ero nella sede della SUN Microsystem (dove oggi c’è Facebook essendo la SUN stata acquisita da Oracle e spostata in altra sede; ma questa è un’altra storia). Quella sera si parlava già di cloud computing mentre il resto del mondo a stento era riuscito a digerire la parola SAAS (Software as a service) e il suo significato. Non credo di sbagliarmi troppo in questa accommunanza. Come il cloud computing ha cambiato il modo di “funzionare” delle applicazioni per computer, così il blockchain cambierà il modo di “comunicare” tra queste applicazioni.

Mohan C. durante il suo discorso sui Blockchain alla sede della
Texas Instruments, Sunnyvale, California
I blockchain sono pacchetti d’informazioni che uniscono criptazione e meccanismi di autenticazione, e che possono essere ospitati in un sistema distribuito di macchine. In altre parole il dato, ad esempio un documento di 3 pagine, è presente su diversi computer; il blockchain è quel meccanismo in grado di garantire che quelle copie siano tutte identiche e di definire chi può leggere o modificare il documento. È una sorta di democratizzazione delle informazioni: non di proprietà di tutti ma presenti ovunque. Non a caso si parla di open blockchain.

Cosa aspettarsi da questa tecnologia? È difficile predire il futuro. Tuttavia qualche considerazione si può fare, ascoltando le voci che corrono da questa parte dell’Oceano Pacifico.
“Uniformità” è una delle parole-chiave. Uniformità delle informazioni con una grande capacità di scambio. In futuro il maggiore impatto a cui assisteremo sarà sui contratti, e non a caso è questo il termine più usato nel talk di Mohan C.

Tra le applicazioni più promettenti ci sono i documenti di viaggio per merci e per persone (autorità aeroportuali, treni, dogane) – un settore che conosce bene l’italiana Binary System fondata da Roberto Toscani (www.binarysystem.eu). Banche, documenti di identità, contratti legali e atti notarili saranno al centro di questa dirompente innovazione. Più in generale rientrano tutti i documenti in cui c’è una entità che emette, un utilizzatore e diverse autorità che devono validare a vario titolo.
Un esempio classico è il bonifico bancario: cioè un documento che regola lo scambio di soldi tra due persone, in cui sono coinvolte almeno due banche (trasmittente e destinataria) e varie autorità che garantiscono l’autenticità dell’operazione. Il blockchain trasformerebbe questa transazione in un pacchetto di dati condivisibile in Internet così che ogni persona/organizzazione coinvolta potrebbe in ogni momento verificarne l’autenticità (se è un ente verificatore) o leggere/scrivere se è una delle persone/organizzazioni autorizzate a manipolare tale documento. Si tratta di una sorta di catena di scatole che girano su una specie di sushi bar e chi è seduto al tavolo del bar può, se ha la chiave giusta, aprire una delle scatole per leggere o modificare il suo contenuto.

Mentre Mohan C. mostra una slide piena di loghi, mi torna in mente l’analogia con il cloud computing. Come allora, oggi per i blockchain ci sono organizzazioni di grandi dimensioni (banche, assicurazioni o negozi come Walmart) che osservano da vicino questa innovazione per non rischiare di restare indietro. Nel frattempo, poiché la storia si ripete sempre, startup cercano il successo scommettendo su la nuova tecnologia così come Box (www.box.com), Zendesk o Gusto hanno scommesso sul cloud mentre i grandi di allora restavano a guardare.
Mentre il talk arriva a conclusione, mi vengono in mente imprese e progetti che ho conosciuto recentemente sulla conservazione sicura dei documenti, la dematerializzazione dei processi sanitari o la stesura di documenti legali in forme più o meno automatizzate. Se io fossi in loro, darei una occhiata ai blockchain.

Bruno Iafelice

Nuova Tesla 3, ecco chi la costruisce: 5.000 operai e 500 robot che ballano in armonia



Il presidente di Tesla, Elon Musk, ha annunciato che la “Model 3” - l'auto elettrica più economica nella storia della casa californiana che verrà venduta a un prezzo base di 35 mila dollari - ha superato tutte le certificazioni per la produzione e la prima unità lascerà le catene di montaggio oggi, venerdì 7 luglio. Le consegne dei primi 30 esemplari scatteranno il 28 luglio. Una volta partita la produzione, Tesla punterà ad arrivare a 20.000 esemplari mensili per la fine dell'anno.

Jamis H. MacNiven, fondatore e gestore di Buck's, iconico ristorante a Woodside dove sono stati firmati alcuni dei contratti più importanti della Silicon Valley, ha raccontato la sua visita all'interno della fabbrica di Fremont in California, dove verrà prodotta quella che lo stesso Musk ha ribattezzato “SN1”, Serial Number 1. Una fabbrica «impressionate», espressione del «futuro che è già presente», dove i 5.000 operai e i 500 robot lavorano insieme, come se fossero dei ballerini.


«Suppongo che ci siano altre fabbriche imponenti come questa, ma non ne ho mai vista una simile prima d’ora - ha spiegato Jamis MacNiven -. Ci sono dalle 4 alle 5.000 persone che lavorano lì e oltre 500 robot stazionari: tutti interagiscono tra loro per costruire i due modelli in produzione». Qui in Silicon Valley i robot sono di casa e capita sempre più di frequente di incontrarli sulla propria strada: per sorvegliare i parcheggi di aziende private; per accogliere i clienti all’interno di negozi; all’ingresso di hotel e residence per accompagnare gli ospiti nelle stanze.

Uomo e robot possono interagire. I droni, per esempio, sono stati ideati per volare da soli telecomandati a distanza; esistono già startup che hanno realizzato prototipi di droni in grado di trasportare una persona. E i razzi? Sono nati per lanciare in orbita astronauti, ma stravaganti imprenditori hanno già pronto nel cassetto il progetto per realizzare speciali razzi-bus in grado di trasferire sui pianeti gruppi di turisti-spaziali. Vi rendete conto del traffico che ci sarà in cielo a breve?

Tesla è il futuro che s’incontra con il presente. Secondo il racconto di James, infatti, in catena di montaggio le mani degli operai s’intrecciano con i bracci meccanici senza opporsi tra loro, anzi in armonia, come i ballerini mentre danzano.

«Per trasferirci da un reparto all’altro della grande officina di Fremont abbiamo viaggiato su un tram. Quando sono uscite le prime auto, i cinque milioni di piedi quadrati dello stabilimento bastavano, ora che si lavora ininterrottamente e si punta a produrre fino a 500.000 auto all'anno, l’ampliamento della fabbrica è fondamentale e le proporzioni sono inimmaginabili».

Martin Eberhard e Marc Tarpenning con la prima tesla.
Ancora più sconvolgente, secondo Jamis MacNiven, è l’ordine e la pulizia all’interno della “casa” di Tesla: «nessun odore, niente polvere o macchie di grasso. Si potrebbe pure mangiare sul pavimento. Anzi, già ci mangiano, visto che la caffetteria è collocata proprio al centro della fabbrica, come una sorta di open space».

Il proprietario del ristorante Buck’s ha conosciuto personalmente, Martin Eberhard e Marc Tarpenning, due giovani ingegneri, che in un garage a Woodside, seguendo il loro sogno, hanno cominciato a pianificare la Tesla.

«Qui nella nostra città hanno fondato l'azienda, creato i prototipi e avuto i loro primi incontri con gli investitori facendo colazione da Buck's. Poi hanno cominciato la produzione delle auto a San Carlos, tra San Francisco e San Jose. All'inizio io li andavo a trovare col mio piccolo bus, prendevamo tutti i dipendenti e andavamo a bere qualcosa insieme». Ora l'azienda è veramente grande per il piccolo bus di Jamis.  «Elon Musk è arrivato dopo ma ha dato un eccezionale contributo portando con se investitori e sostenitori. Ha reso la Tesla un'azienda celebre e di successo. Ma tutto è iniziato da questi giovani ingegneri che avevano un sogno: quello di cambiare il mondo». E ci sono riusciti.

Questa è la versione italiana dell'articolo pubblicato su TVLP e da Jamis MacNiven.

Colazione da Buck’s: uova, caffè e una buona fetta di cultura della Silicon Valley

«E’ come Facebook, però qui i volti sono reali e ci si guarda tutti in faccia, da un tavolo a un altro della sala». Questa è una delle tante definizioni che l’eccentrico Jamis MacNiven utilizza per descrivere Buck’s, il locale di Woodside che svolge un po’ la stessa funzione del social network più famoso al mondo: far conoscere nuove persone, favorire relazioni, ma anche - e soprattutto - creare le condizioni per sottoscrivere accordi imprenditoriali.

La prima volta che entrai c’era un anziano signore in uno dei tavoli vicino alle grandi vetrate. Era insieme a due signore, una probabilmente la moglie e l’altra la figlia. Il suo volto mi sembrava familiare e mentre, vedendomi osservare, mi porgeva un saluto, mi resi conto che era Doug Engelbart, ricercatore e imprenditore noto per aver inventato il mouse per computer. Da allora non smisi mai di visitare il locale di Jamis.

Jamis MacNiven, fondatore di Buck's intervistato nel suo ristorante in California

Il ristorante a ovest da Palo Alto, a due passi dall’autostrada 280 e dalle colline che sormontano la Silicon Valley, è lontano dalle principali startup della California. Ma è a meno di quattro miglia dalla Sand Hill Road, dove hanno gli uffici i venture capitalist più influenti del mondo. Ecco perché negli anni Buck’s è diventato un punto di riferimento per chi opera nella valle. Tanto che lo stesso Jamis MacNiven è stato testimone di alcuni degli appuntamenti “monumentali” della storia della tecnologia: dai fax ai primi telefoni mobili, dall’incorporazione di Hotmail alla nascita di alcuni noti social media.

La svolta storica è avvenuta nei primi anni 90. «Nel 1995 saranno entrate nel mio ristorante almeno 150 troupe televisive - spiega MacNiven in una intervista -. Era l’anno in cui venne lanciato Netscape, il browser che ha cambiato tutto. Abbiamo avuto la fortuna di essere il luogo dove avvenivano i primi incontri, quelli fondamentali tra gli ingegneri  informatici e i venture capitalist. Era molto eccitante, perché almeno una volta nella vita a tutti sarà capitato di accedere a Internet attraverso questo browser». Quella di Netscape stata solo una delle invenzioni più rivoluzionarie tenute a battesimo sorseggiando un caffè o consumando il breakfast con le fantastiche “eggs benedict”. Jamis ci mostra i tavoli su cui per esempio è stato firmato l’accordo per PayPal dicendo «qui Elon Musk ha fatto uno dei primi “pit stop” della sua brillante carriera di imprenditore».

All’ingresso, ad accogliere i clienti, c’è la Statua della Libertà con un cono gelato in mano; un enorme dirigibile Zeppelin “sorveglia” i movimenti tra i tavoli dove vengono servite “omelette” ed “eggs with bacon” a colazione, “burger” e “salad” a pranzo e steak per cena; un prototipo di IDEO corona una parete mentre fette di silicio e prototipi vari sono un po’ ovunque, anche in bagno. Appesi al soffitto gli stivali da cowboy illuminano il locale e in ogni angolo una foto, un quadro, un ritaglio di giornale o anche solo una dedica immortalano i “pasti storici” serviti in un secolo di storia.

Buck’s è un luogo affascinante e il cibo è buono. Ma non è solo questo. Un osservatore attento da Buck’s può capire una buona fetta della cultura della Silicon Valley, fatta di relazioni tra persone, di informalità e di continuo lavoro. Le opportunità sono ovunque, le persone sono curiose e disponibili ad ascoltare gli altri, almeno una volta. Uno sguardo o una parola ed è facile avviare una conversazione. Il locale di Jamis è famoso ma mantiene uno stile semplice, diremmo “alla mano”; riflette l’informalità è proprio di casa: dei suoi frequentatori sono, interessati alla tecnologia e a creare la prossima “big thing” (la nuova Google o Tesla) e piuttosto distratti in tema di moda.

Il proprietario di Buck’s tende a minimizzare («siamo solo un ristorante, diamo solo da mangiare»), ma conosce a memoria i tavoli in cui si sono seduti i più famosi inventori della Silicon Valley.

Se siete di passaggio mentre inseguite il vostro sogno in Silicon Valley, scriveteci. Saremo felici di portarvi da Buck’s per una tazza di caffè e per raccontarvi come questa valle continua a creare il futuro tecnologico del mondo.

Bruno Iafelice e Paolo Tomassone

Immergersi nella Silicon Valley per “formare” le proprie idee imprenditoriali



Messaggio da parte di Mark Zuckerberg a talenti e innovatori del futuro: «All'inizio, nessuno sa come si fa. Le idee non nascono già formate. Diventano chiare solo lavorandoci. Dovete solo iniziare. Se, prima di iniziare, avessi dovuto capire tutto sulla connessione tra le persone, non avrei mai creato Facebook».

Le parole pronunciate qualche giorno fa dal fondatore del social più famoso al mondo durante la consegna dei diplomi ad Harvard, potrebbero essere sottoscritte da migliaia di imprenditori che in Silicon Valley, al contatto con altri innovatori, docenti universitari e venture capitalist, hanno trasformato il proprio sogno e la propria idea in un’azienda di successo, lanciandola sul mercato mondiale.
Non c’è una regola o una ricetta segreta che consente a startup nate in un garage di crescere fino al punto di diventare colossi internazionali come Apple, Microsoft, Google, PayPal, Airbnb o LinkedIn. C’è però un filo rosso, un modo di pensare, un linguaggio
comprensibile in tutte le lingue del mondo che permette di compiere il salto.

Per acquisire questo speciale “mindset” il TVLP Institute della Silicon Valley propone il “Technology Venture Launch Program”, che si svolgerà dal 10 al 29 luglio 2017, con partecipanti da diversi Paesi. Per chi ha solo una settimana, il Programma è anche disponibile nella versione Express ogni settimana di luglio. Le candidatura sono aperte fino all’5 luglio su www.TVLP.co

Anche i colossi internazionali scommettono sulla cultura della Silicon Valley, come la multinazionale coreana LG – che ha inviato i suoi top manager al TVLP. L’Istituto californiano sta creando la  più grande comunità globale di innovatori, da oltre 28 nazioni. «Una cultura imprenditoriale prospera quando è facile testare tante nuove idee – ha spiegato ancora Zuckerberg ai laureati di Harvard –. Facebook non è stata la prima cosa che ho creato. J.K. Rowling ha ricevuto 12 no prima di riuscire a pubblicare Harry Potter. Anche Beyoncé ha dovuto incidere centinaia di canzoni prima di Halo. I successi più grandi derivano dalla libertà di sbagliare».

La metodologia proposta dal TVLP unisce una formazione di alto livello in imprenditorialità a incredibili opportunità di networking con investitori, imprenditori e consulenti della Silicon Valley insieme a incubatori, startup e grandi aziende. Il programma è pensato per chi vuole creare un nuovo business, un nuovo prodotto/servizio o nuova applicazione di una tecnologia esistente, in tutti i settori dal food alla farmaceutica, dall’automotive alla robotica. Può partecipare anche chi vuole entrare in nuovi mercati (grazie al venture capital e alla concentrazione in California di imprese da tutto il mondo) o chi è interessato a conoscere la cultura vincente e positiva della Silicon Valley.

Si tratta di tre settimane di immersione totale: le lezioni in classe, in inglese con docenti americani che insegnano nelle più prestigiose università della Silicon Valley (Stanford, Berkeley, e Santa Clara); le attività di mentoring personalizzato per  migliorare il proprio progetto assieme a investitori, imprenditori e consulenti; la partecipazione a eventi sociali e networking con investitori e imprenditori; visite a incubatori, startup o grandi aziende.

Per il “Technology Venture Launch Program” - Summer 2017 dal 10 al 29 luglio (o nella versione Express di una settimana) esistono anche borse di studio in vari Paesi tra cui l’Italia, in particolare per supportare l’imprenditorialità femminile.

Informazioni e application su www.tvlp.co 
Scadenza candidature 5 luglio (ultimo round di domande per alcuni dei programmi estivi).



LG, 35 top manager ad allenarsi nella palestra della Silicon Valley



La Silicon Valley non è solo per le startup. E’ un modo di pensare e di creare progetti di successo che funziona per imprese di qualsiasi dimensione. Ne sanno qualcosa le multinazionali di tutto il mondo che aprono uffici tra Palo Alto e Cupertino, a due passi dai colossi americani. Ad attirare non sono solo l'abbondanza di talenti, le opportunità di acquisizione o di investimento. La cultura della Silicon Valley può essere un fantastico elemento per ispirare gli "internal entrepreneur", cioè coloro che, pur dipendenti di una azienda, sviluppano uno spiccato senso imprenditoriale e creano nuove "imprese" a beneficio del proprio datore di lavoro. Ne è un esempio Gmail, nata da un team di dipendenti Google e ad oggi tra i prodotti di spicco dell'azienda di Mountain View.

Per questo il TVLP Institute lancia il programma TVLPx in versione “corporate”, studiato per trasferire alle grandi imprese di ogni settore e di ogni parte del mondo i valori e i migliori stimoli della cultura della Silicon Valley. A confermare l'intuizione del TVLP e la qualità dei suoi programmi è il gruppo coreano LG, leader mondiale nella produzione di apparecchiature elettroniche, telefoni cellulari e prodotti petrolchimici.
Dall’8 al 16 giugno, infatti, 35 executive a capo delle aziende del gruppo inclusi direttori generali e finanziari arriveranno dal quartier generale della LG in Corea a Menlo Park in California per il TVLPx, una immersione in imprenditorialità tecnologica.

Attraverso il nuovo modello “corporate”, TVLP Institute (www.tvlp.co) apre la propria metodologia alle imprese più visionarie del mondo che vogliono essere sempre un passo avanti. L’Istituto californiano condivide l’esperienza accumulata negli anni e mette a disposizione la sua Faculty di primissimo livello composta da esperti, docenti delle più prestigiose Università americane (Stanford, Berkeley e Santa Clara), imprenditori e venture capitalisti di fama internazionale.
Durante il TVLPx di giugno, per esempio, i manager di LG verranno accompagnati a migliorare le proprie capacità per riconoscere e stimolare l’innovazione, ascoltando – in aula o nel corso di incontri – l’esperienza di innovatori e venture capitalist. Ma non solo. Saranno sviluppati progetti per la creazione di nuovi prodotti o servizi, per utilizzo di tecnologie consolidate in contesti nuovi, o per elaborare innovativi modelli di business. Il TVLPx sarà una immersione totale nel Silicon Valley Mindset per migliorare la capacità di valorizzare i talenti, comunicare in maniera efficace con il proprio team, di gestire i tempi di lavoro.

Il nuovo modello “corporate” è rivolto a tutte le grandi imprese che hanno nel proprio Dna la consapevolezza di non sentirsi mai arrivate, il desiderio di superare confini e raggiungere nuovi traguardi e scelgono di “allenarsi” nella palestra più competitiva al mondo, la Silicon Valley.

Chi sarà in Italia a seguire le stesse orme?

Arriva l'auto che si guida da sola: una rivoluzione che cambierà tutto, anche il lavoro



Il traffico crea il traffico. Non è un gioco di parole. La teoria delle code, inventata nel 1909 dall'ingegnere danese Agner Krarup Erlang, ha trovato la sua massima applicazione nella comunicazione a pacchetto delle reti digitali. Ma non solo. È  alla base dei “Meter” che regolano l’accesso alle autostrade americane: un auto alla volta è autorizzata ad entrare nel traffico, riducendo la probabilità che si formino delle congestioni. Immaginiamo ora cosa significhi l’applicazione di questo principio con le auto a guida autonoma: estremo rigore e poco traffico. È questo il futuro che ci aspetta e che è dietro l’angolo. Auto che prenderanno un passeggero, subito dopo aver lasciato quello precedente, e che in maniera ordinata entrano ed escono dal traffico. Tempi di percorrenza certi. Niente necessità di trovare parcheggio. Viaggi lunghi, in auto, come già succede in aereo dove un film, un libro o un po’ di riposo permettono di affrontare anche 14 ore di volo.

Si tratta di un completo nuovo modo di vivere con sfide pronte dietro l’angolo. Le prime sono quelle legali. In Silicon Valley dove numerose imprese stanno lavorando agli “autonomous driving vehicle”, la DMV – motorizzazione americana – non consente ancora la presenza su strada di veicoli senza il conducente. I distributori di carburante (tutti senza personale – in self-service, negli USA) dovranno trovare il modo di rifornire i veicoli poiché non ci sarà un conducente che possa estrarre la pistola e fare il pieno oppure dovranno dotarsi di nuovo di personale.

Uber (recentemente al centro di cause legali avviate dai conducenti – che accampano di esser riconosciuti come lavoratori dipendenti, invece di autonomi) è tra le imprese che maggiormente stanno investendo sui veicoli a guida autonoma preparando un cambiamento senza eguali nel mondo di taxi e auto con conducente.

L’Europa sarà in prima fila – dicono gli esperti della Silicon Valley – nell’acquisire queste tecnologie per la già ampia diffusione di mezzi di trasporto pubblico su gomma. L’impatto della nuova tecnologia coinvolgerà anche le case automobilistiche (meno veicoli per numero di abitanti e meno persone vorranno possedere un’auto), le assicurazioni (meno incidenti), meno manutenzione e più specializzata (i computer guideranno in maniera più ordinata riducendo logorii del motore e parti meccaniche, quindi la manutenzione sarà inferiore ma più specializzata per via delle parti robotiche).

Le auto oggi passano la maggior parte del tempo ferme. Non è un buon uso. La share economy – diventata famosa con Airbnb, Uber, Turo – darà del suo meglio nel settore automobilistico con l’avvento delle tecnologie per la guida autonoma.

Si tratta di una quantità enorme di cambiamenti all’orizzonte – si mormora che la tecnologia sarà stabile nel 2021. E' la rivoluzione di una delle industrie più grandi del mondo. La parola “novità” è spesso intesa come sinonimo di paura, ma non possiamo ignorare l’incredibile numero di opportunità imprenditoriali che si apriranno. A noi la scelta. Lottare contro il cambiamento, o anticiparlo, dominarlo e trarre vantaggio dall’inevitabile.

Bruno Iafelice

Cyber security e Industry 4.0: nuove opportunità per startup di TIM #Wcap



La diffusione del virus “wannacry” che ha infettato i computer di oltre 200mila vittime in 150 Paesi, nonostante il magro bottino raccolto come riscatto dai misteriosi autori, ha messo in evidenza la fragilità dei sistemi informatici di aziende, corporation e privati, e la necessità di studiare programmi e tecnologie in grado di prevenire simili attacchi.

Cyber security a parte, i dati sul mercato dell’Internet of Things (oggi ci sono circa 14 miliardi di oggetti connessi alla rete e gli analisti stimano che entro il 2020 il numero si collocherà tra 20 e 100 miliardi) confermano le grandi opportunità per professionisti e imprese che nei prossimi anni dovranno essere in grado di sviluppare nuove applicazioni al servizio di moltissimi settori economici: dalle infrastrutture all'edilizia, dall’automotive alla logistica.

Per sostenere i progetti più innovativi TIM #Wcap ha lanciato la prima Call for Partners (www.wcap.tim.it/it/call-partners), che si affianca alla tradizionale Call for Startups. Fino al 12 giugno le startup ready-to-market – con un prodotto/servizio già sviluppato e integrabile all’offerta e alla tecnologia di TIM – potranno presentare la propria candidatura. Le 10 startup con i progetti giudicati più interessanti, riceveranno un contributo economico e accederanno al Co-Creation Program, un percorso strutturato in due fasi distinte: una fase di Co-Design, finalizzata alla produzione di uno studio di fattibilità che analizzi l’integrabilità della soluzione; e una fase Pilot, per testare l’implementazione della soluzione, riservata solo ad alcune delle startup, individuate in base all’interesse espresso dalle business unit TIM.


A tutti i progetti selezionati per il Co-Design è assegnato un contributo di 10.000 euro e a quelli che accedono al Pilot ulteriori 30.000 euro.

Sono quattro le aree che TIM #Wcap ha deciso di sostenere con Call for Partners. La prima “IoT per la clientela Consumer” è rivolta alle startup interessate alla Smart Home (Servizi IoT e controllo remoto per la Smart Home, in ambienti interni, per applicazioni ad esempio di sicurezza, monitoraggio, gestione remota della casa, metering e altri) e alla Smart Trackers (Servizi IoT di localizzazione per esterni, abilitati dalla suite Smart Tracker TIM in via di sviluppo). Una seconda area è dedicata alla “Digital Identity e Payment” per chi offre attraverso il proprio progetto soluzioni innovative e distintive per il potenziamento di TIMpersonal.


Acquire Silicon Valley Mindset, TVLP e TVLPx program. Scadenza 5 luglio (ultimo round)


L'innovazione è il futuro dell'economia, si dice. Ma senza un cambio di mentalità non ci può essere innovazione. Ecco perché il futuro è in mano solo a chi riesce a rivoluzionare il proprio modo di produrre, di fare ricerca e di innovare. L'appello, che arriva dalla California, è rivolto a imprenditori italiani e di ogni Paese del mondo per testare il proprio livello di capacità innovativa.

I migliori talenti hanno una opportunità in più con le borse di studio TVLP, Acquire a Silicon Valley Mindset. Scadenza 5 luglio facendo application sul sito ufficiale di TVLP: http://www.tvlp.co

Acquire a Silicon Valley Mindset
TVLPx e TVLP 

estate 2017

max 15 posti per innovatori
età 21-53 anni

www.tvlp.co
Scadenza domanda: 5 luglio 2017
Manager, ricercatori e fondatori di startup, potranno tentare di aggiudicarsi uno dei 15 posti a disposizione per il programma internazionale in imprenditorialità tecnologica che si svolgerà - sia nella versione "Express" sia in quella di 3 settimane.

Ma non è tutto. Una borsa speciale è anche dedicata alle donne di tutta europa, per promuovere l'imprenditorialità in rosa.

I programmi dell'Istituto californiano sono disegnati per imprenditori, executive, e manager di tutte le età che vogliono una immersione nella cultura della Silicon Valley in pochissimi giorni. C'è tempo fino al 5 luglio per inviare la propria application alla maggior parte dei programmi estivi.

Il TVLP con incubatori, docenti delle più prestigiose università americane, venture capitalist e grandi aziende, propone una "immersione" nel cuore della Silicon Valley dove hanno visto la luce le più grandi imprese high-tech e social-media del mondo: dalla Apple a Google, da Oracle a Cisco, da Facebook a Twitter. Si svolge in inglese con docenti americani che insegnano nelle più prestigiose università della Silicon Valley (Stanford, Berkeley e Santa Clara), unendo conoscenze di business a nozioni di tecnologia.

Le lezioni si basano su casi reali e la teoria è arricchita da esperienze vissute, grazie al confronto con investitori, imprenditori e consulenti. Il programma si compone di tre parti: una teorica, con lezioni al campus di Menlo Park; una parte pratica focalizzata sulla presentazione ed esposizione della propria idea imprenditoriale; una terza parte dedicata ad eventi sociali, talk di investitori e imprenditori, eventi di networking e visita a incubatoi, startup o grandi aziende.

Ricapitolando, non perdere l'application a TVLP Acquire a Silicon Valley Mindset. I migliori talenti possono applicare per una borsa di studio. Aiuti anche per promuovere l'imprenditorialità femminile in tutta Europa. Scadenza 5 luglio (per la maggior parte dei programmi) facendo application sul sito ufficiale di TVLP: http://www.tvlp.co


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Twitter: @svTVLP

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