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Lavorare in Silicon Valley è come fare surf quando tira forte il vento

Ti immetti nella superstrada. Entri nel flusso del traffico intensissimo già alle 6 e mezza del mattino. Rispetti i limiti e segui le regole, perché sai che le strade sono controllate, sempre. E vai avanti verso la tua meta, che può cambiare ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. C’è chi è disposto a fare due ore d’auto per raggiungere il luogo di lavoro. Ma se abiti a San Francisco e in ufficio ci arrivi a piedi, scendi comunque dalle scale già con il badge in mano e bevi il caffè mentre cammini.

Per gli occhi distratti e superficiali questo può sembrare un ritmo frenetico, ma conviene usare molta cautela a giudicare il “modello di lavoro” americano. Almeno qui in Silicon Valley, dove in un garage può nascere una startup da due entusiasti giovani laureati, e dove quella stessa piccola impresa qualche anno dopo può essere quotata da venture capitalist milioni di dollari.

Si costruisce, si costruisce in continuazione. In Van Ness Ave, all’angolo con Geary St., a San Francisco c’è un cantiere; gli operai entrano in un palazzo con un enorme cartello all’ingresso: “Work with heart. Build with care”. Forse sai di far parte di un sistema, che ti chiede di giocare a quelle regole, ma sai anche che lo devi “fare con il cuore”, con quella passione che hanno le persone talentuose, che credono nel proprio progetto imprenditoriale e sanno che, prima o poi, verrà valutato e, chissà, magari lanciato nel mercato globale. È questo il messaggio più positivo che arriva dalla Silicon Valley: non smettere mai di credere nella tua idea, lavora con passione, segui l’esempio di chi ti ha preceduto, corri e sii onesto.

Un giovane sulla trentina, programmatore, in pausa per un caffè da Peet’s indossa una felpa e sulla schiena ha stampato “Culture. Culture. Culture. Culture. Culture”. Questo “modello della Silicon Valley” non può essere riprodotto fuori dalla Silicon Valley. Ma la cultura sì. Questa è una educazione che non si apprende sui libri, in biblioteca o nelle aule universitarie. Va avanti solo se ci si contamina.

Le multinazionali come Google, Facebook, Intel, LinkedIn hanno costruito dei veri e propri campus, una sorta di “vita oltre il lavoro” da vivere sempre dentro le mura dell’azienda, dalla palestra al ristorante, dal salone di bellezza al meccanico per l’auto. I più critici penseranno a una forma di alienazione che obbliga una persona ad essere connesso h24, ma le opportunità di questo “welfare aziendale 4.0” sono enormi. Soprattutto perché consentono di creare e alimentare quelle relazioni fondamentali per trasmettere la cultura imprenditoriale della Bay Area.

Condividere il proprio progetto con altre “menti” è utile per dare gambe al quel progetto. Ecco perché qui gli innovatori si incontrano, si contaminano, parlano dei propri risultati e anche dei fallimenti.
Lo fanno in ufficio o durante il breakfast, lo fanno durante gli eventi di networking organizzati ogni sera da associazioni e aziende, tra San Jose e tutta l'area intorno a Palo Alto. Lo fanno per strada e nei workspace nati non solo per risparmiare sui costi delle strutture, ma con l'obiettivo di mettere più cervelli a contatto tra loro.

La mobilità qui in California non è un concetto astratto e tanto meno negativo. È una condizione necessaria, è come "surfare" quando tira il vento, è come uplodare su una Rete superveloce. Avere al collo il budge mattina e sera è l'allenamento giusto per rimanere al passo con i tempi, perché l'economia può anche rallentare ma le buone idee che trasformano il mondo non si possono incatenare.

FruttaWeb cresce con un seed di 300K. La ricetta? Il networking

L’esperienza di Biasin e Giacchino, che hanno unito le forze dopo il TVLP in Silicon Valley.

«Il principio che sta dietro la “community” è molto semplice: tu fai del bene agli altri; gli altri fanno del bene a qualcun altro; e quell’altro arriva a far del bene a te». Le parole sono fin troppo chiare. Marco Biasin e Massimo Giacchino, Ceo e Coo di FruttaWeb, ne hanno compreso fino in fondo il significato partecipando nel 2015 al Technology Venture Launch Program (TVLP) in Silicon Valley.



Arrivati in California ognuno con il proprio sogno, ognuno con le proprie idee, i due innovatori emiliano-romagnoli si sono scrutati e hanno deciso di unire i talenti e le forze per sviluppare un unico progetto imprenditoriale. FruttaWeb – il primo e-commerce in Italia di ortofrutta, che conta già una trentina tra collaboratori e professionisti – consente di scegliere tramite computer o smartphone tra oltre 1.300 varietà di frutta, verdura, cereali e spezie e riceverle direttamente a casa o in ufficio entro le 48 ore.

Ora l’azienda nata dalla famiglia Biasin, produttori di cocomeri in Emilia-Romagna, può contare su un investimento di 235 mila euro da parte di Italian Angels for Growth e di 50 mila euro dell'imprenditore del settore Oscar Zerbinati. Questo investimento permetterà a FruttaWeb di espandere il proprio business, ampliando la gamma dei prodotti e potenziando la linea biologica, attraverso un accordo con uno dei marchi di frutta e verdura più importanti nel settore.

Fondamentale per i due innovatori è stata l’esperienza per acquisire la cultura imprenditoriale della Silicon Valley dove ogni giorno imprenditori, founder ed investitori si incontrano, chiacchierano e si scambiano biglietti da visita. Lì, infatti, il “networking” è una delle regole basilari. «L’energia che si sente qui è diversa – ha spiegato Massimo Giacchino –. E’ impressionante constatare come nel corso degli eventi le persone si avvicinano, ti chiedono cosa fai, ti mettono in contatto con altre persone… e il giorno successivo veramente ti scrivono, rispondono alle tue mail, dimostrano attenzione al tuo progetto».

«Questo è veramente un mondo fatato, ma non dobbiamo fermarci qua – ha raccontato Marco Biasin al termine di un networking con studenti della Santa Clara University –. Dobbiamo tornare in Italia con l’idea di dire: abbiamo acquisito qualcosa, non vogliamo lasciarlo qua, dobbiamo portarcelo dietro».

Il “Drago” dell'Emilia-Romagna conquista la Cina: imprenditori selezionati da investitori di Zhongshan

Sono quattro gli innovatori italiani – tutti emiliano-romagnoli – selezionati per far parte di una delegazione internazionale che partirà per la Cina per partecipare al Zhongshan Investment Fair.

Si sono formati in Emilia-Romagna all'Università di Bologna; qui sono stati ispirati e hanno trovato l'ecosistema migliore per trasformare le idee innovative in progetti imprenditoriali. Hanno fondato aziende high-tech nei settori dell’intelligenza artificiale, della realtà aumentata, dell’agri-tech e della diagnosi veloce in sanità. E in Silicon Valley hanno perfezionato il proprio modo di fare impresa, ispirandosi alle startup nate in un garage e poi trasformate in aziende globali.
Alessandro Grandi (AlmaCube), Bruno Iafelice (TVLP),
Rosa Grimaldi (Università di Bologna) presentano il progetto.

Tra decine di talenti italiani che negli anni hanno partecipato ai programmi di accelerazione di TVLP, l'istituto di Menlo Park specializzato in programmi immersivi in imprenditorialità tecnologica, i founder Giacomo Barigazzi (Axyon, intelligenza artificiale nel mondo finanziario), Enrico Di Oto (OaCP, diagnostica rapida per oncologia), Francesco Giartosio (GlassUP, realtà aumentata applicata a occhiali) e Marco Zibordi (PerFrutto, tecnologia predittiva in agricoltura), sono stati selezionati da investitori cinesi per presentare i propri progetti al Zhongshan Investment Fair, che si svolgerà nella regione di Guangdong dal 28 al 30 marzo 2017. Alla delegazione internazionale faranno parte altri Alumni dell'istituto californiano TVLP da varie nazioni europee. L'iniziativa, in Italia, è stata presentata a Bologna insieme all'Università per rimarcare il ruolo della ricerca scientifica nel creare imprese globali di successo, oltre che in Germania, Francia, Inghilterra e Olanda.

Da sinistra, gli imprenditori: Enrico Di Oto, Francesco Giartosio,
Marzo Zibordi, Giacomo Barigazzi
«Il nostro territorio è ricco di persone di talento e all'interno dell'università siamo i primi ad accorgercene – ha detto Rosa Grimaldi, delegata all'imprenditorialità dell'Università di Bologna –. Crediamo che il mondo del domani si debba cominciare a costruire nelle aule, dotando i nostri laureati di stimoli nuovi e favorendo un mind set imprenditoriale. Formazione e momenti di ispirazione non sono sufficienti: per questo, tra le iniziative messe in campo dal nostro Ateneo, ci sono anche quelle di scouting, di pre-incubazione e di incubazione».

Tra le esperienze di successo nate in seno all'Università di Bologna, si segnala l'UNIBO Launch Pad, coordinato dal prof. Simone Ferriani, una delle cinque iniziative nate in Europa per valorizzare il talento imprenditoriale di dottorandi e giovani ricercatori, che prevede la parte di accelerazione finale in Silicon Valley.

«L'ateneo con il progetto Alma Cube ha creato un luogo di incontro per imprenditori provenienti dall'Alma Mater dove possono mettere a fuoco le loro idee e muovere i primi passi imprenditoriali» ha spiegato il presidente Alessandro Grandi, ricordando alcune delle startup di successo cresciute nei loro spazi.

«Un'altra importante fase del percorso che abbiamo immaginato – ha aggiunto Rosa Grimaldi – è quella della crescita delle nostre iniziative imprenditoriali, obiettivo che non può fare a meno di attori
istituzionali in grado di accelerare i nostri migliori progetti in ecosistemi floridi, ricchi di capitali e competenze per farle diventare delle vere e proprie realtà mondiali».

La Cina – nota per lo più come “fornitore” di prodotti a prezzi competitivi – non solo è diventata creatrice di innovazione, ma si sta trasformando in grande investitore. Il Zhongshan Investment Fair è stato ideato proprio con l'obiettivo di favorire l’incontro tra oltre 500 grandi investitori e partner industriali cinesi e le migliori startup da tutto il mondo. Lì sono stati firmati, nel 2016, circa 150 contratti di investimento per un valore complessivo superiore ai 6 miliardi di dollari. Sono queste le ragioni per cui il TVLP Institute, con l'edizione del 2017, ha accettato l'invito di Zhongshan ad aprire opportunità di investimento tra le imprese dei propri Alumni.

«Quella in Cina è una delle iniziative che il nostro istituto sta organizzando in tutto il mondo per promuovere la community dei suoi Alumni provenienti da oltre 25 nazioni, distribuiti su tutti i continenti – ha spiegato Bruno Iafelice del TVLP Institute, arrivato in Italia dalla California per annunciare i dettagli dell'iniziativa –. Sono imprenditori e manager, dai 21 ai 55 anni, da chi ha un'idea innovativa a chi dirige aziende che fatturano decine di milioni di dollari, addirittura multinazionali, tutti accomunati dalla voglia di acquisire la cultura vincente e positiva della Silicon Valley. Lo scorso novembre, a Berlino, abbiamo organizzato la conferenza “Anticipating the future” assieme al Fraunhofer Institute per mettere in contatto la comunità internazionale dei nostri Alumni con innovatori e imprenditori di una delle principali locomotive d'Europa. Per questa iniziativa della Cina abbiamo pensato che fosse naturale coinvolgere in Italia l'Università di Bologna, da sempre ai primi posti in campo scientifico e tecnologico, per poter raccontare il percorso professionale di queste quattro aziende che hanno trovato nell'ateneo bolognese terreno fertile per germogliare».

I progetti di Barigazzi, Di Oto, Giartosio e Zibordi sono tutti accomunati da una solida base scientifico-tecnologica e da una visione globale. Sono queste tra le motivazioni principali che hanno convinto gli investitori cinesi interessati a tecnologie avanzate, ma allo stesso tempo a indirizzare i loro capitali e le loro competenze verso progetti imprenditoriali di respiro internazionale, ideati per risolvere alcuni dei più grandi problemi dell'umanità.

“In Silicon Valley mi hanno stravolto l’azienda ma avevano ragione loro” Roberto Toscani, Binary System

«Pensavo di dover tenere i piedi per terra. Invece mi hanno detto che dovevo pensare in grande. Per precauzione cercavo di non sparare numeri alti e mi hanno detto che gli investitori si fidano di te se riesci a impressionarli. Insomma hanno distrutto completamente il modo in cui presentavo la mia azienda. E tutto questo è stato positivo».

Binary System va bene, cresce e produce utili. I suoi obiettivi – dematerializzare i documenti cartacei, conferendo un'impronta green alla gestione delle attività operative – sono molto ambiziosi. E i suoi prodotti – applicativi software per la gestione di imprese ferroviarie – sono già impiegati in mezz’Europa. Che bisogno c’è di rivoluzionare ancora il proprio progetto?



Roberto Toscani (41 anni vive nel piacentino) l’ha scoperto al TVLPx program, una settimana intensiva accanto a docenti di marketing delle più famose università californiane. Anzi, diremmo quasi litigando con alcuni di loro. «No no, diciamo che ci siamo confrontati in maniera animata – tranquillizza – perché contestavano ogni parola scritta sulle mie slide. Non facevo in tempo ad aprire la bocca che subito mi richiamavano ripetendo “devi pensare in grande”, oppure “queste cifre sono troppo basse, dai l’idea che la tua impresa valga poco”. Avevano ragione loro: io ero venuto qui nella capitale mondiale degli investitori avendo ben chiaro cosa dire; durante le lezioni, gli incontri con i venture capitalist, le visite ad aziende nate in un garage e poi diventate multinazionali, e dopo ore di confronto con i mentori mi sono reso conto di non conoscere quasi la mia azienda».

Da qui il “chiodo fisso” per chi arriva in Silicon Valley con l’intento di acquisire un nuovo modo di pensare e di fare impresa: mettersi in una situazione non confortevole per crescere in continuazione. Che è una delle mission di Binary System, nata «nel cuore di una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla Grande Depressione del ’29 – come spiegano i fondatori –. La via per uscirne è solo una e va oltre il semplice dovere di contribuire con il nostro lavoro e ricostruire un nuovo tessuto economico e sociale, diverso, migliore. È un progetto ambizioso, ma possibile uscendo dalle logiche personalistiche per entrare nel concetto di un’evoluzione sociale collettiva».

Nasce in Emilia #CLUB DEAL VZ19, nuovo modo di investire con gli occhi rivolti alla California

Condividere le proprie competenze e i propri capitali e indirizzarli verso progetti innovativi che nascono dal loro stesso territorio. È l'obiettivo di un nuovo gruppo di investitori, imprenditori e professionisti che venerdì 3 marzo presentano al Museo MAGI ‘900 di Pieve di Cento #CLUBDEAL, il progetto nato da un'idea dell'incubatore VZ19 insieme all'Istituto TVLP della Silicon Valley. All'evento verranno mostrate al neonato gruppo di investitori alcune prime opportunità di investimento (deal) provenienti dal territorio circostante. Saranno presenti anche Luca Spaggiari, Fondatore di Bikee Bike, e Maria Seralessandri, Executive producer di Brain Entertainment Studios, che hanno perfezionato la propria idea imprenditoriale durante uno dei programmi di TVLP in Silicon Valley (www.tvlp.co) - sono in corso le application per il prossimo TVLP nella sua versione Express che si svolgerà dal 20 al 25 marzo.

Nato nel 2015 a Pieve di Cento con la volontà di aggregare professionisti e imprenditori di diversi settori, dal fashion al sanitario fino alla meccanica, VZ19 (www.vz19.it) ha fin dall'inizio collaborato con istituzioni, scuole, università e imprese locali. «Vogliamo restituire al territorio quello che il territorio ci ha dato in tutti questi anni – spiega Giampaolo Rimondi, Presidente di VZ19 –. L’incubatore, costituito come società cooperativa di comunità, ad azionariato diffuso, svolge la sua attività nella zona industriale di Pieve di Cento, dove dispone di 300 mq di uffici e di 300 mq di laboratorio concessi in comodato dalla Seteco Holding. Entro marzo verrà avviato anche un FAB LAB collegato ai circuiti internazionali grazie al contributo di due note aziende: il Pastificio Andalini e Ferno Washington Italia».

Attraverso #CLUBDEAL, prosegue il Rimondi «vogliamo aggiungere al luogo di aggregazione anche i capitali, coinvolgendo investitori di diverse estrazioni tra cui anche fondi piccoli e bancari. Quindi invitiamo ad unirsi a noi coloro che hanno capitali e competenze insieme alla volontà di supportare nuove iniziative imprenditoriali per rilanciare il territorio emiliano. Siamo già in 53 soci e vorremmo arrivare a 150».

Tra Bologna, Modena e Ferrara si inaugura quindi un nuovo modo di investire basato sul modello vincente del venture capital americano, dove i gruppi di investitori nascono un po' ovunque, si ritrovano nei saloni parrocchiali di Detroit o nelle palestre delle scuole di Pittsburg per confrontarsi e condividere potenziali investimenti, dalla piccola attività commerciale al nuovo dispositivo biomedicale.

«Avere a disposizione grandi quantità di denaro non è la condizione sufficiente – ricorda Bruno Iafelice, dell'istituto TVLP –. In Silicon Valley c'è un sistema di competenze e buone pratiche sviluppate negli anni che consentono di minimizzare il rischio e scovare opportunità. Quello degli investitori è un mestiere sociale, non individuale, fatto di condivisione con gli altri; non si scommette da singoli su un unico progetto, ma in gruppo su decine di progetti. Nella Bay Area si tende a investire al massimo in imprese collocate 2 ore di auto dalla propria sede, perché investire capitali propri significa essere vicini ai propri investimenti per condividere, oltre al denaro, le competenze acquisite nel proprio percorso professionale».

Il gruppo proposto da VZ19 parte sin dall'inizio con un approccio internazionale, con un piede in Emilia e uno in California, grazie al coinvolgimento dell'istituto TVLP.

«In Europa è facile trovare investimenti fino a 2 milioni di dollari, oltre no – ha spiegato Alex Fries, general partner del fondo Ecosystem Ventures, in uno degli incontri che regolarmente promuove TVLP –. In Silicon Valley non ci sono limiti. Un'azienda che vuole crescere, arrivata ad un determinato punto della sua vita, non può fare a meno di un passaggio per la Silicon Valley».

L'iniziativa del 3 marzo, aperta al pubblico, prenderà il via alle 17,30 con la registrazione dei partecipanti. Dopo la presentazione del #CLUBDEAL, sei imprenditori presenteranno pubblicamente il proprio progetto: HRT (sistema per videoconferenze di gruppo sfruttando i propri device); Melixa.eu (sistema di monitoraggio per l'apicoltura); Seelight.it (servizio per la registrazione con valore legale di attività chirurgiche e mediche); Lèrole (babywearing di alta gamma made in Italy); Bikee Bike (tecnologia per motori elettrici in grado di erogare una potenza tre volte superiore a quella dei normali motori); Brain Entertainment Studios (produttore di film animati e serie web). L’evento sarà gratuito e aperto ai nuovi Investitori 4.0 che potranno avvalersi delle nuove agevolazioni fiscali.


Silicon Valley, dove i talenti diventano imprenditori globali. Un nuovo modo di creare aziende

Le idee innovative non bastano in un mondo globale. Per avere successo, un'impresa deve parlare una lingua internazionale e un imprenditore deve avere una marcia in più, quella che ha accompagnato Steve Jobs, Mark Zuckerberg o Elon Musk a creare i loro colossi e che attira nella valle più famosa del silicio imprenditori da ogni parte del mondo. E' per questo che in Silicon Valley è nato l'istituto TVLP (www.tvlp.co), per insegnare un nuovo modo di creare aziende.



Bruno Iafelice, Ceo di TVLP. "Quello che c'è dietro Tvlp non è solo l'intento di educare una nuova generazione di imprenditori, ma anche di creare una comunità mondiale di persone di talento che possono aiutarsi a vicenda e possono creare dei business che partono piccoli ma possono diventare globali e vogliono rendere il mondo un posto migliore".

La specialità di Tvlp, che raccoglie domande di partecipazione attraverso il proprio sito internet, è creare programmi immersivi. A scendere in campo è una squadra di talenti, come Naeem Zafar, con 6 startup di successo alle spalle, di cui una quotata al Nasdaq e una cattedra in Imprenditorialità all'università di Berkeley. "La Silicon Valley non è posto in cui i soldi cadono dagli alberi, è una cultura, un modo nuovo di descrivere la tua impresa e di pensare al tuo business. Quando acquisisci questi potenti strumenti comunicativi e organizzativi, diventi in grado di attirare investitori, clienti e talenti che vogliono lavorare con te".

Zafar è uno dei membri della Faculty di TVLP composta da alcuni dei più famosi investitori, da imprenditori di successo e da docenti che insegnano anche nelle famose business school della Valle. Ad accumunarli è la voglia di condividere le loro esperienze con i più promettenti innovatori di ogni parte del mondo.

Come Balint Vojnits, imprenditore seriale dall'Ungheria, arrivato in California per trovare investitori per FindLost24, il suo nuovo progetto che utilizzando l'intelligenza collettiva e varie tecnologie, aiuta a ritrovare le cose che si sono perdute nell arco di 24 ore.

Ma tra i settori di riferimento per l'istituto americano TVLP c'è anche l'innovazione sociale. Lakshmi Gunasekar, per esempio, giovanissima ma già alla guida di una delle Ong più famose dell'India che cerca di combattere la corruzione. "La ragione per cui sono venuta qui è passare da una ong a un'impresa sociale autosostenibile", spiega.

Tra i partecipanti che TVLP seleziona da oltre 20 nazioni diverse tra Europa, America Latina e Asia, non mancano italiani determinati come Francesco Giartosio, con un passato in Fiat e in Ducati, che ha mollato tutto per creare imprese di successo. L'ultima si chiama GlassUp è ha appena lanciato sul mercato un nuovo modello di occhiali con l'utilizzo della realtà aumentata.

Intervista pubblicata sul Quotidiano.Net

Startup pronte alla rivoluzione tecnologica nel mondo Legal Tech

Fiume di idee e proposte per il primo Legal Hack a Bologna.

Ma il computer potrà arrivare a sostituire gli avvocati? Il mondo legale «è ancora molto analogico, di vecchio stampo». C'è ancora tanto spazio quindi per imprese che vogliono «rivoluzionare» il settore attraverso la tecnologia. Ma il computer arriverà a sostituire gli avvocati?

Sono gli stimoli e gli interrogativi sollevati dai partecipanti al Brainstorming Lounge presso TIM #WCAP a Bologna su “Legal Tech: tecnologia, startup e imprenditorialità”.  Un tema “caldo” perché interpella soprattutto startup e innovatori che fanno di normative (nazionali o internazionali) e cavilli burocratici gli strumenti su cui costruire la loro impresa. Hanno moderato la discussione Paolo Tomassone, giornalista, e Antonella Demaio, notaio.
Panel: Tommaso Grotto, Valentina Panizza, Lara Clemente
e Andrea Giannangelo.
A fornire ai partecipanti un quadro di come si stia diffondendo in America il Legal Tech è stata Lara Clemente, Chief Legal Operations Manager dell’Istituto TVLP, in diretta streaming dalla California. Dopo aver esercitato come penalista in Italia si è spostata in Silicon Valley lavorando per grandi aziende come SSL, Google e Apple.
Secondo lei il legal tech apre due grandi opportunità: per gli studi legali creando efficienza di processo e per piccole imprese e persone meno ambienti fornendo strumenti a costi ridotti ma di buona qualità. Ciò non significa che la tecnologia sta sostituendo il professionista, anzi apre nuovi mercati non presi in considerazione dai tradizionali modelli di business delle professioni legali. Gli esempi più diffusi sono alcuni contratti (Legalzoom.com), dichiarazioni dei redditi (Turbotax), e tenuta contabile (Quickbooks, Xero, Freshbook, etc.). Insomma quei processi legali con bassi margini ma che possono essere ingegnerizzati. L’intervento del professionista sarà rivedere quanto fatto e, soprattutto, aggiungere un “tocco” personalizzato. Ci sono anche alcuni interrogativi, come le responsabilità professionali in caso di errori della “macchina”.

Panel: Antonella Demaio, Notaio in nomina.
Con i piedi in Italia, ma con un'esperienza formativa in Silicon Valley, è Valentina Panizza, che dopo la laurea in Economia alla Bocconi, ha deciso di diventare imprenditrice lanciando sul mercato Proofy. «E' un servizio tecnologico che va ad apporre una data certa per provare la data di creazione di un'opera e quindi poter tutelare il diritto d'autore – spiega Valentina –. Il pubblico di riferimento è abbastanza trasversale; accomuna i nostri clienti il fatto di avere un'opera digitale originale, tra musica, libri, software, banche dati o disegni» e il desiderio di tutelarla. A sentir parlare Valentina viene in mente che Proofy potrebbe essere l’alternativa alla SIAE, ma lei precisa «ci piacerebbe collaborare con la SIAE mettendo a disposizione la nostra tecnologia».

«Il diritto d'autore è una cosa di tutti e credo che sia importante che tutti lo comprendano» racconta Arno Canella, dello studio legale milanese Canella-Camaiora, che assieme a Valentina Panizza ha iniziato un tour per alcune città italiane per «spiegare il diritto d'autore, i marchi e i brevetti» e i benefici introdotti da Proofy.

Valentina i suoi primi passi da imprenditrice li ha mossi in California, nel 2014, durante il programma internazionale in imprenditorialità tecnologica promosso dall'istituto americano TVLP, dove ha perfezionato la sua idea iniziale, confrontandosi con imprenditori di successo e venture capitalist. «Subito dopo essere tornata dall'esperienza in Silicon Valley, assieme al mio team abbiamo presentato il progetto e con il mio primo pitch abbiamo ottenuto il finanziamento con il quale siamo partiti».

Laureato a Bologna in Economia e appassionato fin da ragazzo di programmazione, Andrea Giannagelo si è accorto presto che quasi nessuno era ancora riuscito a risolvere il problema della privacy policy attraverso un prodotto seriale. Da questa “scintilla” è nata Iubenda, una startup che aiuta i clienti a rispettare una serie di normative, in particolare quelle sulla privacy, con servizi che permettono di generare una privacy policy in otto lingue in più paesi, una suite di servizi per rispettare la Cookie law.

Panel: Paolo Tomassone, Giornalista.
Iubenda vende il suo software innovativo in abbonamento in 115 paesi del mondo, e conta già oltre 25 mila clienti, dai blogger ad aziende più grandi come Rai, Mondadori e La Stampa. «Abbiamo un team legale core che lavora a tempo pieno per noi ed è diviso in più paesi, in particolare Germania, Svizzera e Italia – spiega il fondatore –. Poi abbiamo partner in tutto il mondo che ci aiutano a tenere il passo con le legislazioni locali».

Tommaso Grotto, laureato a Bolgna in Informatica è il fondatore di Kopjra, startup incubata da TIM #WCAP Bologna che sviluppa copyright a protezione dei siti internet. Secondo Tommaso, organizzatore anche del Legal Tech Forum, il mercato italiano è aumentato dell'8,11% nel 2015, superando i 100 milioni di euro. «Parlando con avvocati e con ingegneri – precisa – i numeri e la visione su questo mercato non è sempre la stessa».

Matchforum startup fondata da Riccardo Salvioni e Gennaro Carlucci, avvocati del foro di Roma, si è presentata al pubblico arrivato a Bologna anche dalle regioni vicine. La loro proposta è una tecnologia web e mobile per “suggerire” un collega in quei casi in cui è necessario farsi sostituire.

L’evento è stato occasione per il primo Legal Hack organizzato dall’Istituto Italiano Imprenditorialità. In tanti hanno inviato, nelle settimane che hanno preceduto l’evento, le loro idee imprenditoriali sul legal tech insieme a domande e dubbi sull’argomento che, in una vera e propria sessione collettiva, il panel di imprenditori ed esperti ha affrontato coinvolgendo i presenti. Tra gli argomenti trattati ci sono le “convertible notes”, privacy, vesting tra soci fondatori, totela dei soci di maggioranza, uscita di un socio, stock options.
La creatività è continuata durante l’aperitivo, parte integrante e sostanziale dell’evento poiché non può esserci creazione senza condivisione. Al via dunque queste nuove esperienze imprenditoriali. Sicuramente ne vedremo delle belle!

GlassUp lancia F4, primi smartglasses made in Italy, con un pezzo di Silicon Valley

Durante il TVLP program nel 2016 il progetto della startup è stato giudicato tra i più promettenti secondo gli investitori americani.

Un occhiale da lavoro dotato di videocamera, termocamera, voice control e di un sistema ottico che consente a chi lo indossa di visualizzare, su un campo visivo di 21 gradi, informazioni di ogni tipo, dal montaggio pezzi all'uso macchina. I nuovi occhiali digitali F4, progettati da GlassUp (www.glassup.net) con l'obiettivo di "dare superpoteri ai lavoratori" potranno essere impiegati in diversi settori industriali, dal training on the job alla logistica, dalla danger detection al supporto video in campo assicurativo, per arrivare al biomedicale.

Francesco Giartosio, Ceo di GlassUp, in Menlo Park
La startup ha sede a Modena, ma porta con sé un po' della cultura imprenditoriale della Silicon Valley, patria dei colossi dell'informatica. Nel 2016, infatti, partecipando al programma internazionale in imprenditorialità tecnologica promosso dall’Istituto TVLP (www.tvlp.co), quello del Ceo di GlassUp, Francesco Giartosio, è stato considerato uno tra i progetti innovativi più promettenti per gli investitori americani. Confrontandosi direttamente con docenti delle migliori Business School come Berkeley e Stanford, imprenditori e venture capitalist, l'imprenditore italiano ha potuto acquisire il mindset della Silicon Valley, un ingrediente estremamente utile per perfezionare la propria idea, lanciare la propria impresa o un prodotto innovativo sul mercato.

Il debutto dei "Smart safety glasses" – come sono stati ribattezzati gli F4 dagli imprenditori di GlassUp – è stato in una sala operatoria: ad indossarli lo scorso gennaio è stato Stefano Rausei, medico chirurgo presso l'Ospedale di Circolo Fondazione Macchi di Varese, durante una biopsia laparoscopica. Prima della diffusione sul mercato, nei prossimi mesi, gli F4 sono stati presentati a una platea di imprenditori al convegno "Realtà Aumentata & Manifattura Digitale" promosso a Confindustria Modena, durante il quale sono intervenuti Emiliano Della Casa e Federico Canuti, project manager e marketing manager di GlassUp.

"UNO" è invece il nome del primo modello di occhiale a realtà aumentata progettato dall'azienda modenese e lanciato sul mercato in occasione del Wearable Technology Show di Santa Clara, California.

«Abbiamo proseguito a passo spedito nel cammino fatto di ricerca tecnologica e coraggio imprenditoriale, macinando un successo dopo l’altro - spiegano i manager di GlassUp -. Abbiamo aperto le pre-vendite di UNO, che è un occhiale pensato e progettato per uso quotidiano, e il successo è stato tale che la pagina web adibita alla pre-vendita, programmata per un primo lotto di sole duemila unità, sarà a breve messa offline, per evitare il backorder».

La vendita vera e propria partirà a maggio, ma a giudicare dall'apprezzamento iniziale degli utenti, sarà un successo.

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