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Blockchain: verso la democratizzazione delle informazioni



Un insieme di dati in continuo aumento, progettati per essere intrinsecamente resistenti alla manomissione. Così viene definito il Blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi). Si tratta di una tecnologia nata per le transazioni in bitcoin, ma che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti. In parole semplici, i blockchain permettono di garantire che un dato informatico, un quantitativo di bitcoin o piuttosto un documento, sia autentico.

Qualche settimana fa, alla sede di Texas Instruments a Sunnyvale in California, la IEEE society, nota in tutto il mondo come la più grande organizzazione di ingegneri dei sistemi elettronici, ha chiamato come speaker a un incontro sul blockchain, Mohan C., stimato scienziato indiano e Follower IBM (https://en.wikipedia.org/wiki/C._Mohan).

Mi è sembrato di rivivere la stessa atmosfera di otto anni prima. Era il 2009 ed ero nella sede della SUN Microsystem (dove oggi c’è Facebook essendo la SUN stata acquisita da Oracle e spostata in altra sede; ma questa è un’altra storia). Quella sera si parlava già di cloud computing mentre il resto del mondo a stento era riuscito a digerire la parola SAAS (Software as a service) e il suo significato. Non credo di sbagliarmi troppo in questa accommunanza. Come il cloud computing ha cambiato il modo di “funzionare” delle applicazioni per computer, così il blockchain cambierà il modo di “comunicare” tra queste applicazioni.

Mohan C. durante il suo discorso sui Blockchain alla sede della
Texas Instruments, Sunnyvale, California
I blockchain sono pacchetti d’informazioni che uniscono criptazione e meccanismi di autenticazione, e che possono essere ospitati in un sistema distribuito di macchine. In altre parole il dato, ad esempio un documento di 3 pagine, è presente su diversi computer; il blockchain è quel meccanismo in grado di garantire che quelle copie siano tutte identiche e di definire chi può leggere o modificare il documento. È una sorta di democratizzazione delle informazioni: non di proprietà di tutti ma presenti ovunque. Non a caso si parla di open blockchain.

Cosa aspettarsi da questa tecnologia? È difficile predire il futuro. Tuttavia qualche considerazione si può fare, ascoltando le voci che corrono da questa parte dell’Oceano Pacifico.
“Uniformità” è una delle parole-chiave. Uniformità delle informazioni con una grande capacità di scambio. In futuro il maggiore impatto a cui assisteremo sarà sui contratti, e non a caso è questo il termine più usato nel talk di Mohan C.

Tra le applicazioni più promettenti ci sono i documenti di viaggio per merci e per persone (autorità aeroportuali, treni, dogane) – un settore che conosce bene l’italiana Binary System fondata da Roberto Toscani (www.binarysystem.eu). Banche, documenti di identità, contratti legali e atti notarili saranno al centro di questa dirompente innovazione. Più in generale rientrano tutti i documenti in cui c’è una entità che emette, un utilizzatore e diverse autorità che devono validare a vario titolo.
Un esempio classico è il bonifico bancario: cioè un documento che regola lo scambio di soldi tra due persone, in cui sono coinvolte almeno due banche (trasmittente e destinataria) e varie autorità che garantiscono l’autenticità dell’operazione. Il blockchain trasformerebbe questa transazione in un pacchetto di dati condivisibile in Internet così che ogni persona/organizzazione coinvolta potrebbe in ogni momento verificarne l’autenticità (se è un ente verificatore) o leggere/scrivere se è una delle persone/organizzazioni autorizzate a manipolare tale documento. Si tratta di una sorta di catena di scatole che girano su una specie di sushi bar e chi è seduto al tavolo del bar può, se ha la chiave giusta, aprire una delle scatole per leggere o modificare il suo contenuto.

Mentre Mohan C. mostra una slide piena di loghi, mi torna in mente l’analogia con il cloud computing. Come allora, oggi per i blockchain ci sono organizzazioni di grandi dimensioni (banche, assicurazioni o negozi come Walmart) che osservano da vicino questa innovazione per non rischiare di restare indietro. Nel frattempo, poiché la storia si ripete sempre, startup cercano il successo scommettendo su la nuova tecnologia così come Box (www.box.com), Zendesk o Gusto hanno scommesso sul cloud mentre i grandi di allora restavano a guardare.
Mentre il talk arriva a conclusione, mi vengono in mente imprese e progetti che ho conosciuto recentemente sulla conservazione sicura dei documenti, la dematerializzazione dei processi sanitari o la stesura di documenti legali in forme più o meno automatizzate. Se io fossi in loro, darei una occhiata ai blockchain.

Bruno Iafelice

Nuova Tesla 3, ecco chi la costruisce: 5.000 operai e 500 robot che ballano in armonia



Il presidente di Tesla, Elon Musk, ha annunciato che la “Model 3” - l'auto elettrica più economica nella storia della casa californiana che verrà venduta a un prezzo base di 35 mila dollari - ha superato tutte le certificazioni per la produzione e la prima unità lascerà le catene di montaggio oggi, venerdì 7 luglio. Le consegne dei primi 30 esemplari scatteranno il 28 luglio. Una volta partita la produzione, Tesla punterà ad arrivare a 20.000 esemplari mensili per la fine dell'anno.

Jamis H. MacNiven, fondatore e gestore di Buck's, iconico ristorante a Woodside dove sono stati firmati alcuni dei contratti più importanti della Silicon Valley, ha raccontato la sua visita all'interno della fabbrica di Fremont in California, dove verrà prodotta quella che lo stesso Musk ha ribattezzato “SN1”, Serial Number 1. Una fabbrica «impressionate», espressione del «futuro che è già presente», dove i 5.000 operai e i 500 robot lavorano insieme, come se fossero dei ballerini.


«Suppongo che ci siano altre fabbriche imponenti come questa, ma non ne ho mai vista una simile prima d’ora - ha spiegato Jamis MacNiven -. Ci sono dalle 4 alle 5.000 persone che lavorano lì e oltre 500 robot stazionari: tutti interagiscono tra loro per costruire i due modelli in produzione». Qui in Silicon Valley i robot sono di casa e capita sempre più di frequente di incontrarli sulla propria strada: per sorvegliare i parcheggi di aziende private; per accogliere i clienti all’interno di negozi; all’ingresso di hotel e residence per accompagnare gli ospiti nelle stanze.

Uomo e robot possono interagire. I droni, per esempio, sono stati ideati per volare da soli telecomandati a distanza; esistono già startup che hanno realizzato prototipi di droni in grado di trasportare una persona. E i razzi? Sono nati per lanciare in orbita astronauti, ma stravaganti imprenditori hanno già pronto nel cassetto il progetto per realizzare speciali razzi-bus in grado di trasferire sui pianeti gruppi di turisti-spaziali. Vi rendete conto del traffico che ci sarà in cielo a breve?

Tesla è il futuro che s’incontra con il presente. Secondo il racconto di James, infatti, in catena di montaggio le mani degli operai s’intrecciano con i bracci meccanici senza opporsi tra loro, anzi in armonia, come i ballerini mentre danzano.

«Per trasferirci da un reparto all’altro della grande officina di Fremont abbiamo viaggiato su un tram. Quando sono uscite le prime auto, i cinque milioni di piedi quadrati dello stabilimento bastavano, ora che si lavora ininterrottamente e si punta a produrre fino a 500.000 auto all'anno, l’ampliamento della fabbrica è fondamentale e le proporzioni sono inimmaginabili».

Martin Eberhard e Marc Tarpenning con la prima tesla.
Ancora più sconvolgente, secondo Jamis MacNiven, è l’ordine e la pulizia all’interno della “casa” di Tesla: «nessun odore, niente polvere o macchie di grasso. Si potrebbe pure mangiare sul pavimento. Anzi, già ci mangiano, visto che la caffetteria è collocata proprio al centro della fabbrica, come una sorta di open space».

Il proprietario del ristorante Buck’s ha conosciuto personalmente, Martin Eberhard e Marc Tarpenning, due giovani ingegneri, che in un garage a Woodside, seguendo il loro sogno, hanno cominciato a pianificare la Tesla.

«Qui nella nostra città hanno fondato l'azienda, creato i prototipi e avuto i loro primi incontri con gli investitori facendo colazione da Buck's. Poi hanno cominciato la produzione delle auto a San Carlos, tra San Francisco e San Jose. All'inizio io li andavo a trovare col mio piccolo bus, prendevamo tutti i dipendenti e andavamo a bere qualcosa insieme». Ora l'azienda è veramente grande per il piccolo bus di Jamis.  «Elon Musk è arrivato dopo ma ha dato un eccezionale contributo portando con se investitori e sostenitori. Ha reso la Tesla un'azienda celebre e di successo. Ma tutto è iniziato da questi giovani ingegneri che avevano un sogno: quello di cambiare il mondo». E ci sono riusciti.

Questo articolo è la versione italiana di quello pubblicato su TVLP e da Jamis.

Immergersi nella Silicon Valley per “formare” le proprie idee imprenditoriali



Messaggio da parte di Mark Zuckerberg a talenti e innovatori del futuro: «All'inizio, nessuno sa come si fa. Le idee non nascono già formate. Diventano chiare solo lavorandoci. Dovete solo iniziare. Se, prima di iniziare, avessi dovuto capire tutto sulla connessione tra le persone, non avrei mai creato Facebook».

Le parole pronunciate qualche giorno fa dal fondatore del social più famoso al mondo durante la consegna dei diplomi ad Harvard, potrebbero essere sottoscritte da migliaia di imprenditori che in Silicon Valley, al contatto con altri innovatori, docenti universitari e venture capitalist, hanno trasformato il proprio sogno e la propria idea in un’azienda di successo, lanciandola sul mercato mondiale.
Non c’è una regola o una ricetta segreta che consente a startup nate in un garage di crescere fino al punto di diventare colossi internazionali come Apple, Microsoft, Google, PayPal, Airbnb o LinkedIn. C’è però un filo rosso, un modo di pensare, un linguaggio
comprensibile in tutte le lingue del mondo che permette di compiere il salto.

Per acquisire questo speciale “mindset” il TVLP Institute della Silicon Valley propone il “Technology Venture Launch Program”, che si svolgerà dal 10 al 29 luglio 2017, con partecipanti da diversi Paesi. Per chi ha solo una settimana, il Programma è anche disponibile nella versione Express ogni settimana di luglio. Le candidatura sono aperte fino all’5 luglio su www.TVLP.co

Anche i colossi internazionali scommettono sulla cultura della Silicon Valley, come la multinazionale coreana LG – che ha inviato i suoi top manager al TVLP. L’Istituto californiano sta creando la  più grande comunità globale di innovatori, da oltre 28 nazioni. «Una cultura imprenditoriale prospera quando è facile testare tante nuove idee – ha spiegato ancora Zuckerberg ai laureati di Harvard –. Facebook non è stata la prima cosa che ho creato. J.K. Rowling ha ricevuto 12 no prima di riuscire a pubblicare Harry Potter. Anche Beyoncé ha dovuto incidere centinaia di canzoni prima di Halo. I successi più grandi derivano dalla libertà di sbagliare».

La metodologia proposta dal TVLP unisce una formazione di alto livello in imprenditorialità a incredibili opportunità di networking con investitori, imprenditori e consulenti della Silicon Valley insieme a incubatori, startup e grandi aziende. Il programma è pensato per chi vuole creare un nuovo business, un nuovo prodotto/servizio o nuova applicazione di una tecnologia esistente, in tutti i settori dal food alla farmaceutica, dall’automotive alla robotica. Può partecipare anche chi vuole entrare in nuovi mercati (grazie al venture capital e alla concentrazione in California di imprese da tutto il mondo) o chi è interessato a conoscere la cultura vincente e positiva della Silicon Valley.

Si tratta di tre settimane di immersione totale: le lezioni in classe, in inglese con docenti americani che insegnano nelle più prestigiose università della Silicon Valley (Stanford, Berkeley, e Santa Clara); le attività di mentoring personalizzato per  migliorare il proprio progetto assieme a investitori, imprenditori e consulenti; la partecipazione a eventi sociali e networking con investitori e imprenditori; visite a incubatori, startup o grandi aziende.

Per il “Technology Venture Launch Program” - Summer 2017 dal 10 al 29 luglio (o nella versione Express di una settimana) esistono anche borse di studio in vari Paesi tra cui l’Italia, in particolare per supportare l’imprenditorialità femminile.

Informazioni e application su www.tvlp.co 
Scadenza candidature 5 luglio (ultimo round di domande per alcuni dei programmi estivi).



LG, 35 top manager ad allenarsi nella palestra della Silicon Valley



La Silicon Valley non è solo per le startup. E’ un modo di pensare e di creare progetti di successo che funziona per imprese di qualsiasi dimensione. Ne sanno qualcosa le multinazionali di tutto il mondo che aprono uffici tra Palo Alto e Cupertino, a due passi dai colossi americani. Ad attirare non sono solo l'abbondanza di talenti, le opportunità di acquisizione o di investimento. La cultura della Silicon Valley può essere un fantastico elemento per ispirare gli "internal entrepreneur", cioè coloro che, pur dipendenti di una azienda, sviluppano uno spiccato senso imprenditoriale e creano nuove "imprese" a beneficio del proprio datore di lavoro. Ne è un esempio Gmail, nata da un team di dipendenti Google e ad oggi tra i prodotti di spicco dell'azienda di Mountain View.

Per questo il TVLP Institute lancia il programma TVLPx in versione “corporate”, studiato per trasferire alle grandi imprese di ogni settore e di ogni parte del mondo i valori e i migliori stimoli della cultura della Silicon Valley. A confermare l'intuizione del TVLP e la qualità dei suoi programmi è il gruppo coreano LG, leader mondiale nella produzione di apparecchiature elettroniche, telefoni cellulari e prodotti petrolchimici.
Dall’8 al 16 giugno, infatti, 35 executive a capo delle aziende del gruppo inclusi direttori generali e finanziari arriveranno dal quartier generale della LG in Corea a Menlo Park in California per il TVLPx, una immersione in imprenditorialità tecnologica.

Attraverso il nuovo modello “corporate”, TVLP Institute (www.tvlp.co) apre la propria metodologia alle imprese più visionarie del mondo che vogliono essere sempre un passo avanti. L’Istituto californiano condivide l’esperienza accumulata negli anni e mette a disposizione la sua Faculty di primissimo livello composta da esperti, docenti delle più prestigiose Università americane (Stanford, Berkeley e Santa Clara), imprenditori e venture capitalisti di fama internazionale.
Durante il TVLPx di giugno, per esempio, i manager di LG verranno accompagnati a migliorare le proprie capacità per riconoscere e stimolare l’innovazione, ascoltando – in aula o nel corso di incontri – l’esperienza di innovatori e venture capitalist. Ma non solo. Saranno sviluppati progetti per la creazione di nuovi prodotti o servizi, per utilizzo di tecnologie consolidate in contesti nuovi, o per elaborare innovativi modelli di business. Il TVLPx sarà una immersione totale nel Silicon Valley Mindset per migliorare la capacità di valorizzare i talenti, comunicare in maniera efficace con il proprio team, di gestire i tempi di lavoro.

Il nuovo modello “corporate” è rivolto a tutte le grandi imprese che hanno nel proprio Dna la consapevolezza di non sentirsi mai arrivate, il desiderio di superare confini e raggiungere nuovi traguardi e scelgono di “allenarsi” nella palestra più competitiva al mondo, la Silicon Valley.

Chi sarà in Italia a seguire le stesse orme?

Cyber security e Industry 4.0: nuove opportunità per startup di TIM #Wcap



La diffusione del virus “wannacry” che ha infettato i computer di oltre 200mila vittime in 150 Paesi, nonostante il magro bottino raccolto come riscatto dai misteriosi autori, ha messo in evidenza la fragilità dei sistemi informatici di aziende, corporation e privati, e la necessità di studiare programmi e tecnologie in grado di prevenire simili attacchi.

Cyber security a parte, i dati sul mercato dell’Internet of Things (oggi ci sono circa 14 miliardi di oggetti connessi alla rete e gli analisti stimano che entro il 2020 il numero si collocherà tra 20 e 100 miliardi) confermano le grandi opportunità per professionisti e imprese che nei prossimi anni dovranno essere in grado di sviluppare nuove applicazioni al servizio di moltissimi settori economici: dalle infrastrutture all'edilizia, dall’automotive alla logistica.

Per sostenere i progetti più innovativi TIM #Wcap ha lanciato la prima Call for Partners (www.wcap.tim.it/it/call-partners), che si affianca alla tradizionale Call for Startups. Fino al 12 giugno le startup ready-to-market – con un prodotto/servizio già sviluppato e integrabile all’offerta e alla tecnologia di TIM – potranno presentare la propria candidatura. Le 10 startup con i progetti giudicati più interessanti, riceveranno un contributo economico e accederanno al Co-Creation Program, un percorso strutturato in due fasi distinte: una fase di Co-Design, finalizzata alla produzione di uno studio di fattibilità che analizzi l’integrabilità della soluzione; e una fase Pilot, per testare l’implementazione della soluzione, riservata solo ad alcune delle startup, individuate in base all’interesse espresso dalle business unit TIM.


A tutti i progetti selezionati per il Co-Design è assegnato un contributo di 10.000 euro e a quelli che accedono al Pilot ulteriori 30.000 euro.

Sono quattro le aree che TIM #Wcap ha deciso di sostenere con Call for Partners. La prima “IoT per la clientela Consumer” è rivolta alle startup interessate alla Smart Home (Servizi IoT e controllo remoto per la Smart Home, in ambienti interni, per applicazioni ad esempio di sicurezza, monitoraggio, gestione remota della casa, metering e altri) e alla Smart Trackers (Servizi IoT di localizzazione per esterni, abilitati dalla suite Smart Tracker TIM in via di sviluppo). Una seconda area è dedicata alla “Digital Identity e Payment” per chi offre attraverso il proprio progetto soluzioni innovative e distintive per il potenziamento di TIMpersonal.


Arriva l'auto che si guida da sola: una rivoluzione che cambierà tutto, anche il lavoro



Il traffico crea il traffico. Non è un gioco di parole. La teoria delle code, inventata nel 1909 dall'ingegnere danese Agner Krarup Erlang, ha trovato la sua massima applicazione nella comunicazione a pacchetto delle reti digitali. Ma non solo. È  alla base dei “Meter” che regolano l’accesso alle autostrade americane: un auto alla volta è autorizzata ad entrare nel traffico, riducendo la probabilità che si formino delle congestioni. Immaginiamo ora cosa significhi l’applicazione di questo principio con le auto a guida autonoma: estremo rigore e poco traffico. È questo il futuro che ci aspetta e che è dietro l’angolo. Auto che prenderanno un passeggero, subito dopo aver lasciato quello precedente, e che in maniera ordinata entrano ed escono dal traffico. Tempi di percorrenza certi. Niente necessità di trovare parcheggio. Viaggi lunghi, in auto, come già succede in aereo dove un film, un libro o un po’ di riposo permettono di affrontare anche 14 ore di volo.

Si tratta di un completo nuovo modo di vivere con sfide pronte dietro l’angolo. Le prime sono quelle legali. In Silicon Valley dove numerose imprese stanno lavorando agli “autonomous driving vehicle”, la DMV – motorizzazione americana – non consente ancora la presenza su strada di veicoli senza il conducente. I distributori di carburante (tutti senza personale – in self-service, negli USA) dovranno trovare il modo di rifornire i veicoli poiché non ci sarà un conducente che possa estrarre la pistola e fare il pieno oppure dovranno dotarsi di nuovo di personale.

Uber (recentemente al centro di cause legali avviate dai conducenti – che accampano di esser riconosciuti come lavoratori dipendenti, invece di autonomi) è tra le imprese che maggiormente stanno investendo sui veicoli a guida autonoma preparando un cambiamento senza eguali nel mondo di taxi e auto con conducente.

L’Europa sarà in prima fila – dicono gli esperti della Silicon Valley – nell’acquisire queste tecnologie per la già ampia diffusione di mezzi di trasporto pubblico su gomma. L’impatto della nuova tecnologia coinvolgerà anche le case automobilistiche (meno veicoli per numero di abitanti e meno persone vorranno possedere un’auto), le assicurazioni (meno incidenti), meno manutenzione e più specializzata (i computer guideranno in maniera più ordinata riducendo logorii del motore e parti meccaniche, quindi la manutenzione sarà inferiore ma più specializzata per via delle parti robotiche).

Le auto oggi passano la maggior parte del tempo ferme. Non è un buon uso. La share economy – diventata famosa con Airbnb, Uber, Turo – darà del suo meglio nel settore automobilistico con l’avvento delle tecnologie per la guida autonoma.

Si tratta di una quantità enorme di cambiamenti all’orizzonte – si mormora che la tecnologia sarà stabile nel 2021. E' la rivoluzione di una delle industrie più grandi del mondo. La parola “novità” è spesso intesa come sinonimo di paura, ma non possiamo ignorare l’incredibile numero di opportunità imprenditoriali che si apriranno. A noi la scelta. Lottare contro il cambiamento, o anticiparlo, dominarlo e trarre vantaggio dall’inevitabile.

Acquire Silicon Valley Mindset, TVLP e TVLPx program. Scadenza 5 luglio (ultimo round)


L'innovazione è il futuro dell'economia, si dice. Ma senza un cambio di mentalità non ci può essere innovazione. Ecco perché il futuro è in mano solo a chi riesce a rivoluzionare il proprio modo di produrre, di fare ricerca e di innovare. L'appello, che arriva dalla California, è rivolto a imprenditori italiani e di ogni Paese del mondo per testare il proprio livello di capacità innovativa.

I migliori talenti hanno una opportunità in più con le borse di studio TVLP, Acquire a Silicon Valley Mindset. Scadenza 5 luglio facendo application sul sito ufficiale di TVLP: http://www.tvlp.co

Acquire a Silicon Valley Mindset
TVLPx e TVLP 

estate 2017

max 15 posti per innovatori
età 21-53 anni

www.tvlp.co
Scadenza domanda: 5 luglio 2017
Manager, ricercatori e fondatori di startup, potranno tentare di aggiudicarsi uno dei 15 posti a disposizione per il programma internazionale in imprenditorialità tecnologica che si svolgerà - sia nella versione "Express" sia in quella di 3 settimane.

Ma non è tutto. Una borsa speciale è anche dedicata alle donne di tutta europa, per promuovere l'imprenditorialità in rosa.

I programmi dell'Istituto californiano sono disegnati per imprenditori, executive, e manager di tutte le età che vogliono una immersione nella cultura della Silicon Valley in pochissimi giorni. C'è tempo fino al 5 luglio per inviare la propria application alla maggior parte dei programmi estivi.

Il TVLP con incubatori, docenti delle più prestigiose università americane, venture capitalist e grandi aziende, propone una "immersione" nel cuore della Silicon Valley dove hanno visto la luce le più grandi imprese high-tech e social-media del mondo: dalla Apple a Google, da Oracle a Cisco, da Facebook a Twitter. Si svolge in inglese con docenti americani che insegnano nelle più prestigiose università della Silicon Valley (Stanford, Berkeley e Santa Clara), unendo conoscenze di business a nozioni di tecnologia.

Le lezioni si basano su casi reali e la teoria è arricchita da esperienze vissute, grazie al confronto con investitori, imprenditori e consulenti. Il programma si compone di tre parti: una teorica, con lezioni al campus di Menlo Park; una parte pratica focalizzata sulla presentazione ed esposizione della propria idea imprenditoriale; una terza parte dedicata ad eventi sociali, talk di investitori e imprenditori, eventi di networking e visita a incubatoi, startup o grandi aziende.

Ricapitolando, non perdere l'application a TVLP Acquire a Silicon Valley Mindset. I migliori talenti possono applicare per una borsa di studio. Aiuti anche per promuovere l'imprenditorialità femminile in tutta Europa. Scadenza 5 luglio (per la maggior parte dei programmi) facendo application sul sito ufficiale di TVLP: http://www.tvlp.co


Link utili
Twitter: @svTVLP

Benvenuti nella Cina che non resta mai ferma: ZhongShan Investment Fair


È Mr. Yang Wenlong, vice sindaco di ZhongShang, a dare il via alla cerimonia di apertura dell’evento annuale che vede talenti di tutto il mondo arrivare in una delle città più attive della Cina, ZhongShan nella regione del Guandong.
Abbiamo attraversato viali alberati e prati ben curati per giungere al centro congressi della città. Profuma di nuovo e l’atmosfera è quella degli eventi più solenni. A dominare è il colore rosso mentre i maxi schermo e le luci creano un'atmosfera molto particolare ed estremamente ricercata.

ZhongShan è presentata come la città dai migliori trasporti. Affacciata sulla baia di Guandong-Hong Kong-Macao, fa della sua centralità geografica un punto di forza. Un'attenta rete di traghetti collega tra loro tutti i centri principali della baia e con la città. Ben presto questa infrastruttura sarà sostituita da modernissimi ponti e tunnel sotto l’acqua per ridurre ad un terzo o meno i tempi di connessione.

L’obiettivo di oggi è parlare di innovazione e, infatti, gli interventi, dal vice sindaco agli esponeti del governo locale, ricordano che la città attira il 70% degli investimenti privati, una delle principali del paese. Ci sono 882 aziende altamente tecnologiche di medie-grandi dimensioni, 48 incubatori e 42 scuole per dottorandi. La città ha generato nel 2016 ben 22.000 brevetti. I talenti internazionali sono attirati da condizioni di vita vantaggiose. Fino a 40.000 dollari per facilitare chi si vuole trasferire in città, anche solo per un mese. Un team può arrivare a ricevere anche 1,2 milioni di dollari all’anno per spostarsi a ZhongShan. Tutto questo testimonia una città che vuole attirare talenti da tutto il mondo.

Giacomo Barigazzi, Marco Zibordi, Bruno Iafelice,
Enrico Di Oto, Pierre Rodrigues.
Le immagini che scorrono sui maxischermi a led dalle dimensioni incredibili mostrano la bellissima natura che circonda la zona. I corsi d’acqua e le vicine montagne. A testimoniare una qualità della vita alta che dovrebbe attirare anche i più ricercati. La città, infatti – come dice il vicesindaco Yang Wenlong – investe il 70% delle tasse locali in piani di sviluppo e miglioramenti del territorio. Interi quartieri si stanno costruendo all’interno di un piano di sviluppo della città di 25 anni. Scuole e ospedali sono eccellenti.

Chen Rugui, segretario del partito che governa, ci tiene a precisare che il costo delle abitazioni e degli uffici è basso ora a ZhongShan  rappresentando un'opportunità di investimento in quello che sembra candidato ad essere uno dei centri più attivi economicamente della Cina che potrebbe rubare la scena alla ben più confusionaria Shanghai, mettendo in campo un ottimo equilibrio tra opportunità imprenditoriali e qualità della vita. Insomma l’aspirazione è quella di rendere questa Baia la più innovativa della Cina, come ricorda l’ex ministro delle finanze Cinese Xiang Huaicheng.

Mentre gli interventi continuano a susseguirsi, viene spontaneo notare il vibrante entusiasmo che si respira nell’aria. La maggior parte dei partecipanti vengono dagli Stati Uniti, quasi esclusivamente dalla California. Tra i pochi non americani ci sono gli imprenditori europei portati da TVLP e alcuni intercettati dagli organizzatori.
Sembra come se da una parte ci sia la Silicon Valley che rappresenta la cultura imprenditoriale, e dall’altra la zona asiatica che ha voglia di crescere e parecchi capitali da mettere in gioco. È un mercato grande, ripetono tutti. La lingua e la cultura sembrano un ostacolo non da poco, ma - come ha ricordato uno dei partecipanti arrivato dal Portogallo al termine del suo pitch – gli imprenditori affrontano e vincono le sfide.

Mentre Brian, venture capitalist del fondo China CSM, ci racconta degli investimenti fatti nominando cifre dell'ordine di milioni e miliardi di dollari, pensiamo alla opportunità che la Cina rappresenta e alla lezione imparata fino ad ora. Le email non si usano, Google non funziona come nel resto del mondo, WeChat e QQ spopolano - il paradigma di comunicazione è diverso ma la sostanza non cambia.

I cinesi amano rischiare e puntare in grande ci diceva qualche giorno fa Luca Spaggiari, un Alumno italiano di TVLP che ha trascorso un po’ di anni in Cina. Loro vogliono sognare. Ora capiamo veramente cosa voleva dire Luca, mentre passano sullo schermo immagini di cantieri futuristici insieme a stime di realizzazione – quasi sempre dell’ordine di un paio di anni – da fare invidia e generare ammirazione per un popolo che sembra non restare mai fermo. È proprio vero. Le opportunità ci sono, basta cercarle. Bisogna pensare in grande e avere una visione globale.




Lavorare in Silicon Valley è come fare surf quando tira forte il vento



Ti immetti nella superstrada. Entri nel flusso del traffico intensissimo già alle 6 e mezza del mattino. Rispetti i limiti e segui le regole, perché sai che le strade sono controllate, sempre. E vai avanti verso la tua meta, che può cambiare ogni giorno, ogni settimana, ogni mese. C’è chi è disposto a fare due ore d’auto per raggiungere il luogo di lavoro. Ma se abiti a San Francisco e in ufficio ci arrivi a piedi, scendi comunque dalle scale già con il badge in mano e bevi il caffè mentre cammini.

Per gli occhi distratti e superficiali questo può sembrare un ritmo frenetico, ma conviene usare molta cautela a giudicare il “modello di lavoro” americano. Almeno qui in Silicon Valley, dove in un garage può nascere una startup da due entusiasti giovani laureati, e dove quella stessa piccola impresa qualche anno dopo può essere quotata da venture capitalist milioni di dollari.

Si costruisce, si costruisce in continuazione. In Van Ness Ave, all’angolo con Geary St., a San Francisco c’è un cantiere; gli operai entrano in un palazzo con un enorme cartello all’ingresso: “Work with heart. Build with care”. Forse sai di far parte di un sistema, che ti chiede di giocare a quelle regole, ma sai anche che lo devi “fare con il cuore”, con quella passione che hanno le persone talentuose, che credono nel proprio progetto imprenditoriale e sanno che, prima o poi, verrà valutato e, chissà, magari lanciato nel mercato globale. È questo il messaggio più positivo che arriva dalla Silicon Valley: non smettere mai di credere nella tua idea, lavora con passione, segui l’esempio di chi ti ha preceduto, corri e sii onesto.

Un giovane sulla trentina, programmatore, in pausa per un caffè da Peet’s indossa una felpa e sulla schiena ha stampato “Culture. Culture. Culture. Culture. Culture”. Questo “modello della Silicon Valley” non può essere riprodotto fuori dalla Silicon Valley. Ma la cultura sì. Questa è una educazione che non si apprende sui libri, in biblioteca o nelle aule universitarie. Va avanti solo se ci si contamina.

Le multinazionali come Google, Facebook, Intel, LinkedIn hanno costruito dei veri e propri campus, una sorta di “vita oltre il lavoro” da vivere sempre dentro le mura dell’azienda, dalla palestra al ristorante, dal salone di bellezza al meccanico per l’auto. I più critici penseranno a una forma di alienazione che obbliga una persona ad essere connesso h24, ma le opportunità di questo “welfare aziendale 4.0” sono enormi. Soprattutto perché consentono di creare e alimentare quelle relazioni fondamentali per trasmettere la cultura imprenditoriale della Bay Area.

Condividere il proprio progetto con altre “menti” è utile per dare gambe al quel progetto. Ecco perché qui gli innovatori si incontrano, si contaminano, parlano dei propri risultati e anche dei fallimenti.
Lo fanno in ufficio o durante il breakfast, lo fanno durante gli eventi di networking organizzati ogni sera da associazioni e aziende, tra San Jose e tutta l'area intorno a Palo Alto. Lo fanno per strada e nei workspace nati non solo per risparmiare sui costi delle strutture, ma con l'obiettivo di mettere più cervelli a contatto tra loro.

La mobilità qui in California non è un concetto astratto e tanto meno negativo. È una condizione necessaria, è come "surfare" quando tira il vento, è come uplodare su una Rete superveloce. Avere al collo il budge mattina e sera è l'allenamento giusto per rimanere al passo con i tempi, perché l'economia può anche rallentare ma le buone idee che trasformano il mondo non si possono incatenare.

FruttaWeb cresce con un seed di 300K. La ricetta? Il networking

L’esperienza di Biasin e Giacchino, che hanno unito le forze dopo il TVLP in Silicon Valley.

«Il principio che sta dietro la “community” è molto semplice: tu fai del bene agli altri; gli altri fanno del bene a qualcun altro; e quell’altro arriva a far del bene a te». Le parole sono fin troppo chiare. Marco Biasin e Massimo Giacchino, Ceo e Coo di FruttaWeb, ne hanno compreso fino in fondo il significato partecipando nel 2015 al Technology Venture Launch Program (TVLP) in Silicon Valley.



Arrivati in California ognuno con il proprio sogno, ognuno con le proprie idee, i due innovatori emiliano-romagnoli si sono scrutati e hanno deciso di unire i talenti e le forze per sviluppare un unico progetto imprenditoriale. FruttaWeb – il primo e-commerce in Italia di ortofrutta, che conta già una trentina tra collaboratori e professionisti – consente di scegliere tramite computer o smartphone tra oltre 1.300 varietà di frutta, verdura, cereali e spezie e riceverle direttamente a casa o in ufficio entro le 48 ore.

Ora l’azienda nata dalla famiglia Biasin, produttori di cocomeri in Emilia-Romagna, può contare su un investimento di 235 mila euro da parte di Italian Angels for Growth e di 50 mila euro dell'imprenditore del settore Oscar Zerbinati. Questo investimento permetterà a FruttaWeb di espandere il proprio business, ampliando la gamma dei prodotti e potenziando la linea biologica, attraverso un accordo con uno dei marchi di frutta e verdura più importanti nel settore.

Fondamentale per i due innovatori è stata l’esperienza per acquisire la cultura imprenditoriale della Silicon Valley dove ogni giorno imprenditori, founder ed investitori si incontrano, chiacchierano e si scambiano biglietti da visita. Lì, infatti, il “networking” è una delle regole basilari. «L’energia che si sente qui è diversa – ha spiegato Massimo Giacchino –. E’ impressionante constatare come nel corso degli eventi le persone si avvicinano, ti chiedono cosa fai, ti mettono in contatto con altre persone… e il giorno successivo veramente ti scrivono, rispondono alle tue mail, dimostrano attenzione al tuo progetto».

«Questo è veramente un mondo fatato, ma non dobbiamo fermarci qua – ha raccontato Marco Biasin al termine di un networking con studenti della Santa Clara University –. Dobbiamo tornare in Italia con l’idea di dire: abbiamo acquisito qualcosa, non vogliamo lasciarlo qua, dobbiamo portarcelo dietro».

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