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Un leader orienta i propri collaboratori con le emozioni



Un imprenditore ha tanti progetti in cantiere, un'agenda piena di appuntamenti e una missione all'interno dell'azienda: guidare, orientare, motivare le persone con cui collabora. Per questo ha a disposizione tre leve potentissime: idee chiare sulla direzione in cui andare; offrire l’esempio; trasmettere emozioni. Sì, perché la leadership si esercita anche senza parole.

Già dal 1961, attraverso le ricerche compiute dallo psicologo Albert Mehrabian, abbiamo imparato che le parole valgono soltanto il 7%, e che il restante 93% della comunicazione avviene attraverso il paraverbale e il non verbale: il tono, la postura e la gestualità. Allora non si conoscevano ancora i «neuroni a specchio» e il loro effetto sulla comunicazione. Grazie ad essi, col tempo, si è scoperto che è possibile esercitare un ruolo guida instillando nell’animo, un pensiero, un affetto, un disegno, senza parole.
Secondo gli studi condotti negli anni ’90 da Giacomo Rizzolati, padre dei «neuroni a specchio», si è scoperto che essi attivano nella “fonte ricevente” aree cerebrali identiche a quelle della “fonte emittente” riproducendo effetti “come se”. Il più importante tra questi è l’effetto prodotto dall’esempio. Grazie ad esso l’area premotoria dell’osservatore vive l’esperienza “come se” la stesse vivendo in prima persona.

Forse è per questo che Vera Birkenbihl (autrice del libro “L’arte di persuadere”, FrancoAngeli, Milano 2004) attribuisce all’esempio il 90% delle cose che apprendiamo. Ma l’esempio non è tutto. Secondo Rizzolati anche le emozioni – come la gioia, la paura, il disprezzo, la rabbia, lo stupore, la tristezza – sono estremamente contagiose.
Le emozioni producono reazioni corporee  a prescindere dalla volontà. A causa delle emozioni, ad esempio, diventiamo rossi per la vergogna, iniziamo a tremare dalla paura, ci scappa da ridere per la felicità. Le emozioni muovono le persone al di là delle loro scelte razionali. Questo significa che un leader può motivare o demotivare i collaboratori attraverso la manifestazione delle proprie emozioni.

Forse la cosa meno nota sui «neuroni a specchio» è il loro ruolo nei confronti delle intenzioni (intentionem da intentus, participio passato di intendere, tendere verso). Anche queste si trasmettono a prescindere da parole o gesti. Il “tendere verso”, dunque, la direzione verso cui dirigersi, nasce dalla fonte emittente e si trasferisce in quella ricevente tramite i neuroni a specchio.
Come hanno scritto Giacomo Rizzolati e Corrado Sinigaglia in So quel che fai (Cortina editore, Milano 2006), tutto avviene come se l’intenzione dell’altro abitasse il mio corpo o come se le mie intenzioni abitassero il suo.

Se allora un leader, un imprenditore, un innovatore che ha avviato una impresa vuole orientare e motivare i suoi collaboratori, può seguire alcuni accorgimenti semplici, ma fondamentali:
  • #1 deve comportarsi come vorrebbe che gli altri si comportassero;
  • #2 deve produrre stimoli che suscitino emozioni e non soffocare le proprie;
  • #3 deve chiarirsi bene le idee, accertandosi di sapere sempre in che direzione andare.
Solo così le intenzioni potranno realizzarsi: rispettando queste tre condizioni le parole e i gesti verranno spontanei senza che si debba partecipare a corsi di recitazione o di public speaking.


Franco Marzo

Autore di “Leadership Ispirativa – trasmetti suoni oppure rumore?” (2018). Consulente di strategia e sviluppo. Autore per FrancoAngeli di “Music Manager” (2006), “Il modello B.A.C.H.” (2008), “I-Factor – il gene dell’imprenditore” (2013). Ph.credit: Ansonlobo, IDEO.

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