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Team virtuali, i benefici per le imprese italiane



«Il mondo è globalizzato e aziende con il quartier generale in Italia, già da anni producono e vendono fuori confine, e hanno così a che fare con culture diverse e modi di pensare differenti. Quella dei virtual team - studiati per aggregare e incontrare contemporaneamente i lavoratori basati in sedi differenti - è ormai una scelta dalla quale non ci si può tirare indietro. Questi gruppi devono essere “power”, devono funzionare alla perfezione». Lo ha ricordato Antonietta Demaio, dello Studio Notarile Demaio, che ha ospitato il secondo della serie "EXECUTIVE" del Brainstorming Lounge dal titolo “Sviluppare progetti velocemente, riducendo costi e preparando l'impresa alle sfide del futuro”.

Le migliori strategie e i benefici per le aziende li ha raccontati Peter Ivanov, uno dei massimi esperti al mondo di Virtual Power Teams, che ha incontrato durante l'incontro del 23 novembre alcuni imprenditori dell'Emilia-Romagna e del Veneto.

Per essere vincenti, i team virtuali – secondo Peter Ivanov – devono rispettare alcune regole. Prima di tutto devono far emergere la personalità di ogni componente del gruppo, per evitare disarmonia nel lavoro in comune. Ogni partecipante deve essere messo in grado di condividere con gli altri le proprie emozioni, i propri punti di vista e le proprie opinioni in merito a un progetto. Deve poi esserci una chiara visione degli obiettivi di fondo che il team vuole raggiungere in un determinato periodo di tempo. L'individualismo è il “tarlo” che può danneggiare il lavoro in comune e rischiare di far fallire i progetti di un team virtuale.

Peter Ivanov, Brainstorming Lounge EXECUTIVE

Ivanov ha guidato team virtuali di oltre 100 persone in Europa, Asia Centrale, Medio Oriente e Africa ed è stato recentemente relatore presso la sede di Visa in Silicon Valley e ha tenuto un corso di formazione per cento dipendenti di Lufthansa. I suoi team hanno vinto numerosi e prestigiosi premi aziendali, tra cui il "Best of the Best" nel 2007 e il Global "IT Connect Award" nel 2012.

«Per far funzionare i team virtuali – ha spiegato il docente – tutti i componenti devono conoscersi, devono raccontare i successi e gli insuccessi lavorativi. Per far questo servono dei chiari strumenti di comunicazione. Bisogna alternare meeting periodici informali, durante i quali ognuno racconta la propria parte di lavoro, ad altri meeting più formali, in videoconferenza, per analizzare obiettivi raggiunti e per fissarne dei nuovi. Il “regista” di questi incontri deve essere preciso, chiaro nell'esposizione dei contenuti, deve essere un leader capace di attirare l'attenzione dei collaboratori; deve poi essere abile nel concedere a tutti i componenti del gruppo i propri spazi per esprimersi e per condividere i propri punti di vista».

Antonietta Demaio e Peter Ivanov, Brainstorming Lounge EXECUTIVE

L'arte del networking: consigli per imprenditori e leader



L'agenda è uno degli strumenti più preziosi che possa avere un imprenditore. Che sia di formato cartaceo-tradizionale o digitale, quello che conta è che serva a coltivare costantemente una rete di contatti. Perché durante il proprio percorso professionale, un manager può avere bisogno dell'aiuto di dozzine di persone.
Se sei quindi un imprenditore o hai deciso di avviare una startup, sappi che padroneggiare l'arte del networking non è un optional ma una necessità, anche per evitare di mettere a repentaglio le tue possibilità di successo.

Ma come si fa a fare rete? Qual è il luogo migliore per fare rete? E quali sono le parole giuste e gli argomenti da utilizzare durante un incontro di lavoro?
Queste domande possono mettere in difficoltà molti imprenditori. Tu sei in grado di rispondere?

Abbiamo ascoltato quello che Kimberly Wiefling e Angelika Blendstrup insegnano al corso "Doing Business and Networking" al TVLP Institute in California e condensato in questo articolo alcune buone pratiche che potrebbero esserti d'aiuto:
  • Prima di tutto entra in contatto con le organizzazioni locali che si rivolgono a professionisti, imprenditori, banchieri e avvocati. Se la sede della tua azienda è in Silicon Valley o se hai in mente di farvi visita, potresti rivolgerti per esempio a Toastmasters, tie.org, Commonwealth club, Rotary club, oppure partecipare a eventi ospitati da studi legali locali (come Pillsbury, Orrick, WSGR, ecc.) o da studi di commercialisti. Se invece vivi altrove, puoi comunque dare una occhiata a queste organizzazioni e cercarne di simili nel tuo territorio.
  • Utilizza Google, Meetup, Eventbrite per trovare eventi! Cerca gli eventi negli annunci locali, oppure chiedi ad altri imprenditori. Ad esempio in Italia puoi partecipare alla serie di eventi Brainstorming Lounge per founder e imprenditori. Quasi tutti questi eventi sono gratuiti e aperti, previa una registrazione all'ingresso. Si tratta di una grande opportunità per incontrare altri colleghi, futuri eventuali collaboratori, esperti di uno specifico settore (a seconda del tema che viene trattato durante l'incontro, dalle nuove tecnologie ai servizi, dal welfare al turismo). E, non da ultimo, per entrare in contatto con qualche venture capitalist o investitori potenzialmente interessato alla tua attività. Per saperne di più segui la pagina Eventbrite, quella  Meetup, oppure Iscriverti alla newsletter.
  • Assicurati di avere sempre con te alcuni biglietti da visita (è sufficiente che vi sia indicato sopra il tuo nome, e-mail, numero di telefono e una breve frase che riassume quello che stai facendo o che stai pensando di fare). Su www.vistaprint.com può ottenere in brevissimo tempo un biglietto da visita; 
  • Preparati un breve discorso sulla tua attività o sul tuo progetto; cerca di essere preparato su quale tipo di aiuto vorresti chiedere a un potenziale investitore e/o partner. Ad esempio: «Sto avviando un'attività per promuovere i pagamenti con lo smartphone attraverso l'invio di un semplice messaggio; sto cercando un investitore [o un advisor] che abbia una conoscenza approfondita dei pagamenti online». Da notare la brevità e la chiarezza del messaggio. Devi ripeterlo più volte ad alta voce, per essere convincente quando ti troverai davanti al tuo interlocutore.
  • Se tu chiedi a qualcuno «cosa fai?», sappi che anche lui può chiederti la stessa cosa. Prendi quindi appunti di quello che il tuo interlocutore ti ha raccontato, segnati anche soltanto un nome o una frase sul retro del suo biglietto da visita: ti potrà tornare molto utile una volta terminato l'evento di networking.
  • Alterna domande a brevi risposte. Conversare non è fare monologhi ma porre domande. Gli altri ricorderanno una tua domanda intelligente su di loro, piuttosto che un lungo racconto su di te. Ad esempio Io faccio questo... e tu? .... Interessante. Ho sempre pensato che .... e tu cosa ne pensi.
  • Non abbandonare il luogo dell'evento senza aver prima raccolto almeno cinque biglietti da visita (questo ti costringerà a stringere relazioni e a conversare le persone che incontri durante l'aperitivo, oppure con quelle che siedono accanto a te)
Nei giorni successivi:
  • Manda una breve nota - può essere sufficiente una e-mail - il giorno dopo l'incontro per ringraziare i tuoi nuovi contatti e ricordare loro alcune cose che ti sei appuntato sul retro del loro biglietto da visita. Puoi per esempio inviare un articolo che hai trovato interessante relativo a quell'argomento o un commento che hai letto su un giornale o su un sito specializzato in quella tematica. Se ti sei per esempio appuntato «fare un viaggio in Australia» allora puoi cercare e inviare al tuo nuovo conoscente un articolo che riguarda una visita dell'Australia - qualcosa che potrà trovare interessante nel momento in cui lo riceverà e si metterà a leggerlo. Questo è il modo in cui ti distinguerai da decine di altre persone che loro avranno incontrato la sera stessa.
  • Sempre il giorno dopo (o il giorno stesso) chiedi di connetterti con loro sui tuoi social network preferiti (LinkedIn o Facebook);
  • Se loro ti rispondono, fai crescere questa relazione col tempo, non te ne dimenticare. Chiedi sempre "consigli" piuttosto che un "aiuto diretto";
  • Ogni tanto tieni aggiornate le persone nuove che sono entrate in relazione con te: dopo qualche settimana, informali su come stanno andando le cose per te. In queste mail puoi includere le tue richieste. Ad esempio: «Sto cercando un business developer che conosca clienti nel settore… [aggiungi il settore in cui operi]». Oppure puoi scrivere: «Dovrò incontrare degli investitori il prossimo mese. Puoi consigliarmi qualcuno in particolare con cui posso parlare o puoi presentarmi tu qualcuno?»
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Ognuno ha il proprio metodo e il proprio stile per coltivare le relazioni. Noi ti abbiamo dato qualche spunto… tu ora devi esercitarti concretamente.

Buona fortuna! Buon Networking!


[Articolo originale di Tijana Sekulic, in Inglese - Ph. credit: Dell inc.]

Crescono i programmi di accelerazione per le startup



I programmi di accelerazione stanno crescendo  rapidamente in tutto il mondo. Sono stati ideati per formare gli imprenditori nella fase di avvio del proprio progetto.

Proprio come per il funzionamento del motore di un'auto (prima avviene l'iniezione del carburante, poi la rotazione dei pistoni e dell'albero motore, a seguire l'inserimento della marcia e quindi la trasmissione della potenza alle ruote), il momento dell'accelerazione di una nuova impresa prevede alcune fasi, che andiamo a descrivere.

Questi programmi di accelerazione offrono prima di tutto uno spazio di co-working, all'interno dei quali gli imprenditori possono impostare lo sviluppo della propria startup per un breve periodo di tempo; qui vengono offerti pacchetti di conferenze, momenti di formazione e tutoraggio individuale, ma anche opportunità di fare rete con potenziali investitori, altri imprenditori e colleghi dello stesso settore. Hanno una durata breve - da una settimana a qualche mese - per questo sono molto intensivi e altamente competitivi.

Lo scopo principale degli acceleratori è di "accelerare" lo sviluppo di un'impresa fino al punto di lanciare un prodotto o un servizio e iniziare a guadagnare clienti. Partecipando ai programmi di accelerazione, gli imprenditori hanno l'opportunità di ottenere un capitale iniziale e di entrare in contatto con una rete di potenziali investitori, ma anche di ottenere risorse umane e informative.
Tutti possono candidarsi per partecipare a un programma immersivo, ma solo le startup più promettenti (quelle che hanno le idee più lusinghiere) vengono scelte e ammesse.
Al termine del programma solitamente ogni startup presenta il proprio progetto e il lavoro svolto durante la settimana a un gruppo di potenziali investitori e agli altri partecipanti.

Il primo acceleratore, YCombinator, è stato fondato da Paul Graham nel 2005 a Cambridge, nel Massachusetts, ma presto si è trasferito in Silicon Valley. All'inizio l'acceleratore si rivolgeva a imprenditori di diversi settori. Nel corso del tempo, però, il numero di candidati è aumentato tanto che nel 2011 Paul Graham annunciò su Twitter di ricevere ogni minuto una richiesta di partecipazione.
I programmi sono stati potenziati e migliorati, e ora ci si possono scegliere diversi modalità di programmi di accelerazione, non solo negli Stati Uniti ma in tutto il mondo. Hanno sempre più definito il proprio campo d'azione indirizzando le startup in settori specifici.

Randall Stross, editorialista del New York Times, ha raccontato la storia di YCombinator nel suo libro "The Launch Pad: Inside Y Combinator" (2012). Descrivendo il processo di selezione, lo sviluppo delle startup e la Demo nella giornata conclusiva, ha consentito di "entrare" all'interno dell'acceleratore e vedere a quale sacrificio gli imprenditori devono essere disposti per avere successo.
È un'esperienza che cambia la vita. E se è vero che ogni programma di accelerazione ha le proprie specificità, tutti sono accomunati dal fine di aiutare le startup ad "accelerare" il processo di sviluppo e di lancio.

Secondo i dati pubblicati da Crunchbase del 2018, i 5 acceleratori di maggior successo (calcolati in base al numero di exit realizzate) sono:

Y Combinator
500 Startups
Techstars
Plug and Play
MassChallenge.

L'area in cui vengono organizzati questi programmi è determinante. I programmi di maggior successo, infatti, sono negli Stati Uniti e 3 dei 5 programmi sopra citati hanno sede nella Silicon Valley. Essendo la Bay Area il cuore dell'esperienza imprenditoriale, qui una startup ha l'opportunità di acquisire una mentalità unica e imparare da alcuni dei migliori investitori e imprenditori del mondo. Tutto inizia nella Silicon Valley. Questo è il luogo dove ha sede (o ha almeno mosso i primi passi) la maggior parte delle startup di successo, dove anche le piccole startup nate in un garage hanno lanciato il progetto e raggiunto il proprio successo.

Oltre a questi programmi, il TVLP Institute ha sviluppato nel 2013-2014 uno dei primi programmi super immersivi, il "Technology Venture Launch Program". La prima edizione che si è svolta nell'estate 2014: un programma di 20 giorni, progettato per offrire opportunità di mentoring, di co-working e di networking per imprenditori tecnologici e innovatori selezionati dall'Europa, dalla Germania, dall'Italia e dalla Russia.

Successivamente è diventato un programma internazionale molto apprezzato con candidature provenienti da tutto il mondo e diverse opportunità di borse di studio supportate da alcune delle migliori aziende tecnologiche della Silicon Valley. La particolarità di questo programma è rappresentata dal fatto che porta gli imprenditori nel cuore della Silicon Valley, e in questo modo offre un'opportunità unica per ottenere il massimo dal più grande e ricco ambiente imprenditoriale del mondo.


Tijana Sekulic (versione originale in inglese)

Il potere di una buona storia



Conoscete James Dyson e Arthur Fry? Sono due imprenditori che hanno rivoluzionato il mercato con l'introduzione di due prodotti mai esistiti prima. Raccontato così l'episodio non risulta per niente affascinante e, anzi, probabilmente non avrà attirato l'attenzione di nessuno. Verrebbe da commentare: «quali sono gli imprenditori che non provano a immettere sul mercato dei prodotti innovativi? Lo fanno tutti».
Se allora dicessimo che tra loro c'è chi ha brevettato l'aspirapolvere senza sacco e chi ha pensato e realizzato i Post-it Notes? Probabilmente la notizia avrebbe più spazio nella nostra testa.
E se poi aggiungessimo che Dyson ha perfezionato la sua aspirapolvere solo dopo un incredibile numero di 5.127 tentativi e che Fry ha avuto l'intuizione del cubo di adesivi gialli mentre era in chiesa, perché i foglietti usati per tenere il segno nel libro dei canti continuavano a cadere? Beh, la storia sarebbe ancora più accattivante. Appunto, la storia.

Chris Yeh, docente di Storytelling al TVLP Institute in California, insegna che il modo migliore per aiutare i progetti innovativi a distinguersi nell'immenso panorama globale e ottenere investimenti è la capacità di inquadrare le idee in modo attraente, soprattutto nel mondo dell'innovazione, a causa degli enormi livelli di incertezza nella creazione di qualcosa di nuovo. Lo storytelling, ha precisato il professore, è sempre più fondamentale anche per motivare i dipendenti e i collaboratori all'interno della propria azienda.

Secondo Yeh, le storie sono lo strumento per “spiegare” il mondo. Il copione di base è sempre lo stesso: C’era una volta… Ogni giorno… Ma un giorno… A causa di questo… Finché…
Ad esempio nel caso di UBER (o LYFT): C'erano una volta i taxi. Ogni giorno, i viaggiatori sperano che un taxi sia lì quando ne hanno bisogno. Ammesso che arrivasse, il taxi può probabilmente arrivare sporco e scomodo senza dare possibilità al viaggiatore di lasciare la propria opinione ("feedback"). Un giorno Uber ha dato ai viaggiatori il potere di chiamare un'auto, usando solo un telefono, e dare al termine della corsa un punteggio sulla gentilezza dell'autista e la pulizia dell'auto così da informare altri viaggiatori e premiare gli autisti che lavorano con passione. Per questo motivo, milioni di persone hanno iniziato a usare Uber. Fino a quando, infine, Uber ha reso felici i viaggiatori ovunque.

Ma cosa rende bella (e attraente) una storia? Yeh ha individuato tre categorie principali. La prima vuole modificare i termini usati, preferendo parole semplici a termini tecnici o scientifici che potrebbero capire solo gli esperti di un particolare settore. «Abbiamo copiato il computer prodotto da un nostro concorrente e sviluppato meglio la sua idea potenziando l’elettrolita all’interno della batteria», fa parte del vecchio modo di descrivere un progetto innovativo; la nuova narrativa preferisce frasi del tipo: «Abbiamo fatto le cose in modo diverso; abbiamo riprogettato il computer così da durare di più ed essere più leggero, per accompagnarci in ogni momento della giornata».

Una seconda categoria narrativa è quella che prende in considerazione l’audience che abbiamo difronte. «Il pubblico non si cura di quello che fai... la gente si preoccupa di cosa puoi fare per migliorare la loro vita», si dovrà quindi orientare la storia partendo dalle necessità di coloro a cui si rivolge il prodotto e di come queste necessità sono risolte con successo. Ad esempio, cosa è importante per un investitore: realizzare una exit da un miliardo di dollari; investire in un settore in crescita oggi; investire in qualcosa che capisce e che non è troppo lontano da altri investimenti che ha già fatto.

La categoria finale riguarda il potere propulsivo, la determinazione e il ruolo della serendipità (la fortuna di fare scoperte per puro caso e, anche, il trovare una cosa non cercata e imprevista mentre se ne stava cercando un'altra). È la categoria più forte e che fa vedere lo spirito dell’imprenditore. È tipica di chi dice: «Ho avuto questo problema e sono riuscito a risolverlo lavorando duro e provando diverse strade fino a trovare quella giusta. Ho creato questa impresa affinché anche altri possano beneficiare di ciò che mi ha cambiato la vita». È necessario comunicare una visione chiara e competenza. È questo il momento in cui parlare delle proprie esperienze e di ciò che si è imparato. Dimostrare di essere la persona giusta per la realizzazione di questo progetto. Si tratta di un duro lavoro e di tenacia. Le cose non vanno secondo i piani, e ha successo colui che  adatta la sua idea, e alla fine, come Thomas Edison, scopre una “lampadina funzionante” dopo mille tentativi falliti. Come potrebbe non essere interessante per gli investitori, i clienti o un comitato di ricerca e sviluppo?

Moda e lusso, chi sfilerà sulle passerelle del domani?




Al London Fashion Weeek di metà settembre, assieme ad alcuni modelli in carne e ossa è salito sulle passerelle anche Ohmni per presentare le ultime collezioni di una casa di moda. Ohmni è il robot sviluppato dagli OhmniLabs della Silicon Valley, "ingaggiato" da uno dei tanti designer che stanno esplorando la possibilità della robotica nel regno della moda. «Vogliamo coniugare moda, cultura e tecnologia in un equilibrio armonioso» ha spiegato Honee prima di lanciare l'esibizione di Ohmni travolto dai flash dei fotografi.
Che la tecnologia stia da tempo occupando sempre più spazi nel settore del design, della moda e del lusso, è un dato di fatto. E c'è addirittura chi pensa che Milano, Parigi, Londra e New York presto possano cedere il titolo di città simbolo delle sfilate e della moda alla patria della tecnologia.

Proprio in Silicon Valley, infatti, da anni scienziati e startup si stanno dedicando allo sviluppo di nuovi progetti tra fashion, bellezza, retail, lusso e tecnologia.

Il caso di Tesla è probabilmente il più noto. L'intento di Elon Musk era di realizzare un'auto esclusiva, un concentrato di elettronica ma anche un oggetto di lusso e di cura dei particolari. Per questo - nella versione iniziale del progetto - non aveva previsto l'utilizzo degli specchietti retrovisori, per non "sporcare" il design degli sportelli anteriori (fu poi costretto a rivedere il suo progetto perché secondo la normativa vigente gli specchietti erano obbligatori per circolare su strada). L’eleganza d’insieme della Tesla è però sottolineata dalle maniglie a scomparsa, presenti sia sulle portiere anteriori che su quelle posteriori. I passaruota sono molto sottili e la mancanza di prese d'aria per il raffreddamento permettono di avere il muso incredibilmente pulito.

Un assaggio delle tante rivoluzioni in corso lo si è avuto al Decoded Fashion di New York, l'appuntamento per promuovere la collaborazione fra la tecnologia e i decision-maker del fashion. Tra le altre è stata presentata Tooso, una startup che ha origini italiane con la sede a San Francisco, che ha sviluppato una piattaforma di intelligenza artificiale per migliore le ricerche sui siti che offrono e commerce. Tra le esperienze innovative anche Stentle - una piattaforma che consente alle aziende che la adottano di migliorare le esperienze dei consumatori - e Yobs Tecnologies, che usa l'intelligenza artificiale per le assunzioni di talenti e il management.

Acquire a Silicon Valley Mindset insieme ad altri leader di diversi settori
TVLP Winter 2019


www.tvlp.co
Scadenza domanda: 30 dicembre 2018
Artem Boyarchuk, docente alla National Aerospace University, mentre era al TVLP Institute a Menlo Park ha raffinato il suo progetto imprenditoriale, la Global DJ, una società che sviluppa guanti come interfaccia uomo-macchina. La tecnologia di Boyarchuk nasce per la produzione musicale e trasforma uno dei capi di abbigliamento più comuni in una potente alternativa al mouse, per comandare dispositivi elettronici con la naturalezza di un gesto.

Le potenzialità del connubio tecnologia-moda attirano anche i più affermati attori del settore. Chalhoub Group, la principale multinazionali del lusso nei Paesi arabi, sta lavorando da fine 2016 con il TVLP Institute per migliorare in Silicon Valley le attitudini imprenditoriali dei propri manager, necessarie per ideare nuovi prodotti, e al tempo stesso esplorare quali tecnologie possano avere un impatto sul loro business. A lavorare al fianco di Chalhoub sono i docenti del TVLP tra cui ex executive delle più grandi imprese che hanno fatto la storia tecnologica del mondo e investitori di successo.
Tra questi Carol Sands, fondatore di The Angels’ Forum, gruppo che ha al suo interno l'ex CEO dei negozi di moda Macy's, Phil Schlein. Tra gli investimenti realizzati da Sands anche quello su Tea Collection (un fatturato di 40 milioni di dollari nel 2014); l'azienda nata nella valle del silicio nel 2002 da due fondatori Emily Meyer and Leigh Rawdon, hanno reinterpretato a modo loro l'abbigliamento per bambini con un marchio «che celebra la bellezza delle culture del mondo attraverso prodotti di moda e lifestyle» come ha spiegato Meyer.

Carbon, con sede a metà strada tra San Francisco e Palo Alto, è un esempio eccellente di come una delle tecnologie più promettenti degli ultimi anni, la stampa 3D, possa essere trasformata in Silicon Valley in una tecnologia per la produzione industriale di capi di moda personalizzati. Il gigante delle scarpe da atletica Adidas, utilizza le macchine di Carbon per Futurecraft 4D, una nuova linea di scarpe da corsa con intersuola stampato in 3D che possono essere personalizzate dai singoli atleti, per le prestazioni e ridurre il rischio di lesioni. Ce ne hanno parlato i fondatori di Carbon durante un incontro con i partecipanti del TVLP lo scorso maggio.

C’è un terreno fertile per gli investitori nel settore moda e lusso che continuerà a crescere dal 5 al 10% nei prossimi tre anni. Un incremento che interesserà anche il lusso «digitale», insieme alla cosmetica, che potrebbe superare il 10%. E sono proprio la continua digitalizzazione e la presenza di nuove tecnologie dirompenti a influenzare profondamente il mondo del lusso, come ha recentemente spiegato la società di consulenza e di ricerca Deloitte, presentando il report «Global Fashion&Luxury Private Equity and Investors Survey 2018».

Fallimenti (milionari) sui robot sociali. Ecco cosa dicono gli esperti



Robot personali domestici stanno iniziando a rotolare fuori dal laboratorio per entrare nei nostri salotti e nelle nostre cucine. Ma gli esseri umani sono pronti a farli entrare nella loro vita?
Ci sono voluti decenni di ricerca per costruire robot anche molto meno sofisticati di quelli dei film di fantascienza. Non assomigliano agli immaginari predecessori; la maggior parte di loro non cammina, qualche volta rotola e spesso non ha gli arti. E non sono nemmeno lontanamente in grado di eguagliare la lingua, le abilità sociali e la destrezza fisica delle persone. Peggio ancora: finora stanno perdendo nella partita contro gli altoparlanti intelligenti immobili prodotti da Amazon, Apple e Google, che costano decisamente meno e sono alimentati da sistemi di intelligenza artificiale che quasi umiliano le capacità limitate di molti robot.

Questo non ha impedito ad alcuni ambiziosi produttori di lanciare sul mercato robot realistici, anche se finora con risultati contrastanti. Due pionieri di una nuova avanguardia di robot “carini” e “socievoli” – Jibo, un oratore parlante (un po' goffo), e Kuri, una “tata” a ruote come quella dei cartoni animati – sono stati i primi a scendere in campo, ma anche a cadere a terra. I creatori di Vector, un robot domestico meno costoso che è stato presentato lo scorso agosto a San Francisco, sperano in un successo maggiore. Altri ancora – tra cui quello a cui starebbe lavorando Amazon – sono robot progettati per fornire compagnia agli anziani, ma sono ancora solo in fase di sviluppo. «Penso che quest'anno cominceremo a vederli sul mercato – ha spiegato in un'intervista all'agenzia stampa Associated Press Vic Singh, socio fondatore di Eniac Ventures, che ha investito in diverse startup di robotica –. Ma saranno limitati a usi molto specifici».

Le speranze per i robot in grado di socializzare cercano di tenere il passo con la realtà. Alla fine dell'anno scorso, Jibo, quasi privo di funzionalità, ha abbellito la copertina dell'edizione "best inventions" del Time. Il suo creatore, Cynthia Breazeal, ricercatrice di robotica del MIT, all'epoca dichiarò sempre all'AP che «ci sarà un momento in cui tutti daranno per scontato un proprio robot personale». Quel tempo non è ancora arrivato. Jibo, un dispositivo alto poco più di una spanna, con una vaga forma conica e un'ampia "testa" sferica, è stato progettato per rimanere lì dove lo si mette, quindi su una scrivania o piano di lavoro. Ma può ruotare la sua "faccia" per incontrare lo sguardo del suo padrone; racconta barzellette e suona musica; e può vibrare in modo convincente se gli chiedi di ballare. È stato presentato come «il primo robot sociale del mondo per la casa». A quasi 900 dollari, però, Jibo non ha ancora potuto trovare tanti amici umani. È ancora in vendita online, ma la sua casa madre ha licenziato gran parte dei lavoratori e da giugno non risponde alle richieste degli utenti su Internet. «Si tratta di un dispositivo davvero cool, ma non ha offerto grandi utilità», ha commentato Singh.

Alla fine di luglio, un'altra startup, Mayfield Robotics, con sede in California,ha cessato di produrre Kuri, una macchina da 699 dollari che avrebbe scattato foto e video da telecamere nascoste dietro i suoi occhi rotondi e lampeggianti. Altri robot domestici, come l'assistente personale Temi (1.499 dollari) e il cane di Sony Aibo (1.800 dollari), sono ancora meno accessibili. «Non si può vendere per 800 dollari o 1.000 dollari un robot che ha capacità inferiori a quelle di Alexa (il device di Amazon, ndr.)», ha detto Boris Sofman, CEO di Anki, che prevede di lanciare il prossimo autunno Vector, dalle sembianze di un animale domestico. Promettendo un futuro robotico che vada al di là di «aspirapolvere a forma di pozzo e altoparlanti cilindrici statici», Anki venderà Vector a 249 dollari, accanto al suo fratello minore, il grintoso robot giocattolo Cozmo. Entrambi i robot sono abbastanza piccoli da stare nel palmo della mano; si muovono sui gradini e più che parlare cinguettano. Vector può, però, rispondere a domande di base, impostare un timer o consegnare messaggi da e-mail e testi. Può riposare su un tavolo finché non sente una porta aperta o, usando il riconoscimento facciale, "vedere" una persona familiare. Infine fa le fusa quando si strofina la sua schiena color oro.

I robot personali discendono dall'umanoide interattiva chiamata Kismet, che Breazeal ha costruito in un laboratorio del MIT negli anni '90. Da allora, i progressi dell'intelligenza artificiale hanno spinto in avanti questa nicchia di prodotti. La popolarità di Alexa, e del suogenere, ha anche aiutato ad eliminare quella stranezza che ha semprecontraddistinto le macchine parlanti. La chiave di svolta per Vector e gli altri robot “da compagnia”, secondo gli esperti, è quella di trovare il giusto equilibrio tra utilità e personalità (oltre all'accessibilità, uno dei fattori altrettanto importante). Anche se tra gli innovatori e gli ingegneri c'è disaccordo su come raggiungere il giusto equilibrio.

«È meglio avere poca personalità, ma essere perfetti – ha spiegato Sofman – perché nel momento in cui commetti un errore, sarai quel grande robot che fa un errore». Il cliente può perdonare gli errori, purché il robot reagisca in modo realistico. Anki per questo motivo ha assunto animatori della Pixar e DreamWorks per dare carattere a Cozmo e Vector. La startup israeliana Intuition Robotics hacoinvolto il famoso designer Yves Behar per aiutare a crearel'aspetto di ElliQ, che è stato progettato per fare compagnia agli anziani. Il robot dovrebbe essere lanciato l'anno prossimo. «Eravamo alla ricerca di un'estetica che ci desse il diritto di far parte della vita delle persone per un lungo periodo di tempo, non solo di essere un gadget o un giocattolo», ha detto all'agenzia stampa Dor Skuler, fondatore e CEO di Intuition. Più che essere “carino”, ElliQ punta alla “calma”. Progettato per sedersi su un tavolino, il robot ha la forma di una lampada da tavolo arrotondata con una luce che risplende dall'interno della testa in plastica trasparente. Ruota frequentemente, indirizzando l'attenzione alla persona con cui sta parlando, e ha uno schermo adiacente per mostrare foto o messaggi di testo.

Molti ricercatori dicono che i robot sociali sono molto promettenti nell'aiutare una popolazione che invecchia. Tali robot potrebbero ricordare agli anziani di prendere medicine, indurli a alzarsi e spostarsi o visitare gli altri, e aiutarli a rimanere in contatto con la famiglia e gli amici. Affinché i robot possano raggiungere tutte le età, però, hanno bisogno di dimostrarsi utili, ha detto James Young, un ricercatore del laboratorio di interazione uomo-macchina dell'Università di Manitoba.

«La chiave di tutto è che il robot possa aiutare l'anziano nella sua solitudine, lo possa aiutare per compiti semplici come cucinare – ha detto Young –. Una volta che le persone sono convinte che qualcosa è utile o che in realtà gli fa risparmiare tempo, si adatteranno senza fatica».

Dalla storia dei robot sociali impariamo una grande lezione: che “fallire” significa tentare ed imparare; e che solo una serie di tanti piccoli fallimenti possono portare all'ideazione del prodotto giusto, alla creazione di qualcosa di funzionante.

Borse di studio e Early-Bird entro 30 dicembre per formarsi in Silicon Valley


Borse di studio in diversi settori, un sostegno speciale per le Donne. Per tutti un Early-Bird di $500 entro fine Anno

Non è mai troppo presto o troppo tardi per pensare alla propria carriera o per cercare nuova linfa per la propria impresa. L'innovazione è il futuro dell'economia, ma senza un cambio di mentalità non ci può essere innovazione. Ecco perché il futuro è in mano solo a chi riesce a rivoluzionare il proprio modo di pensare, di produrre e fare ricerca.

Sono in centinaia i ricercatori, fondatori di startup, manager e imprenditori, selezionati ogni anno e da ogni parte del mondo, che hanno scelto di mettersi alla prova e di perfezionare le proprie capacità in Silicon Valley, la culla dell’imprenditorialità e delle nuove tecnologie. Come ogni anno il TVLP Institute, da Menlo Park in California, mette a disposizione alcune borse di studio per favorire la partecipazione dei più talentuosi ai propri programmi internazionali in innovazione e imprenditorialità tecnologica che si svolgeranno per tutto il 2019, in diverse edizioni tra marzo a settembre.

Acquire a Silicon Valley Mindset con le edizioni 2019 dei programmi TVLP
Da Marzo a Settembre!

Diverse borse di studio disponibili

www.tvlp.co
Scadenza domanda: 30 dicembre 2018
Studiare imprenditorialità non è soltanto per imprenditori o per chi ha avviato un’attività o un’azienda, ma per chiunque voglia acquisire un nuovo modo di pensare e di concepire la propria crescita professionale. L’imprenditorialità - quella che s’impara in Silicon Valley - non si legge in un libro; è una cultura, un modo di essere e di lavorare che può cambiare la vita.

Queste borse sono pensate soprattutto per chi sviluppa un progetto ad alto contenuto tecnologico o scientifico ma che ha limitate risorse economiche. Tra loro, anche chi dopo aver terminato gli studi o durante un progetto di dottorato di ricerca, vuole affacciarsi al mondo del lavoro acquisendo quella speciale mentalità della Silicon Valley, dove le piccole realtà nate in un garage si sono trasformate in imprese di successo.

Infatti, durante i Technology Venture Launch Program i partecipanti avranno l’opportunità di essere affiancati da imprenditori seriali, venture capitalist e docenti americani che insegnano anche nelle più prestigiose università della Silicon Valley (StanfordBerkeley e Santa Clara). Potranno confrontarsi con investitori, imprenditori, scienziati e colleghi in occasione di talk ed eventi di networking o durante le visite a incubatori, startup o grandi aziende presenti in California. Al termine del programma i partecipanti entreranno poi a far parte della Community di TVLP che raccoglie oltre 350 talenti da oltre trenta Paesi del mondo, promuove scambi, nuove collaborazioni, eventi e missioni internazionali come la conferenza a Berlino del 2016 e quella in Cina nel 2017.

I settori che in Italia il TVLP Institute vuole sostenere con queste borse sono l’Intelligenza Artificiale e le Scienze della vita (biologia, biotecnologia, e-health, chimica, bio-sensori, etc.). Tre speciali borse sono dedicate alle donne - in qualsiasi settore - per contribuire alla crescita dell’imprenditorialità femminile. A sostenere l’iniziativa è anche BAIA, Business Association Italy America, alla quale è dedicata la borsa su Scienze della vita. 

Per chi non riesce a beneficiare di una borsa, c'è una riduzione speciale, "Early-Bird" di $500 facendo domanda di partecipazione entro 30 dicembre 2018. La domanda è gratuita ma bisogna passare una selezione.

Per candidarsi sia in Early-Bird sia per una delle borse di studio, il modulo si trova su www.tvlp.co
Le domande saranno valutate in ordine d’arrivo. TVLP raccoglie domande di partecipazione da oltre 40 nazioni, tutti i continenti, selezionando imprenditoriricercatori e manager di tutte le età. Sarà data precedenza ai progetti con un grande impatto sociale.

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Il past CTO di Intel, Michael Condry, a Bologna: l'Intelligenza Artificiale ci farà vivere più a lungo



Un primo ospite d'eccezione ha inaugurato la serie di eventi Brainstorming Lounge EXECUTIVE giovedì 4 ottobre 2018 presso lo Studio Notarile Demaio di Bologna alla presenza di imprenditori, investitori e manager locali. Michael Condry,  past CTO Intel e presidente di IEEE-TEMS è arrivato per l’occasione dalla California, dove risiede, è il primo di un susseguirsi di ospiti internazionali che lo studio fondato dal Notaio Antonietta Demaio porterà in Italia per parlare alle imprese delle tecnologie che stanno cambiando il mondo e anticipare il futuro.

«In molti ci hanno chiesto perché uno studio notarile ospita una serie di eventi su tecnologia e imprenditorialità. Per me non c’è nulla di più immediato - ha esordito il Notaio Demaio accogliendo i presenti -. Affianchiamo l’imprenditore nel dare forma giuridica alla sua impresa e in tutto i momenti più importanti incluse operazioni di raccolta di capitale da investitori, acquisizioni, vendite o inserimento di nuovi soci».

Riferendo della propria esperienza in Silicon Valley, dove gli studi legali ospitano eventi simili per contribuire alla crescita delle imprese locali, il Notaio Demaio ha spiegato come solo l’innovazione sia in grado di generare un vantaggio competitivo in un mondo globale e di come in Califonia abbia capito che conoscere le tecnologie emergenti è importante per i professionisti che si occupano di operazioni societarie e imprese innovative.

«Ci sono meccanismi legali raffinati in Silicon Valley in anni di venture capital e di creazione di imprese tecnologiche che possono essere replicati e adattati al diritto Italiano - ha proseguito -. Il vesting (in Italiano vestitura della quota) ad esempio è un potente strumento per impostare i rapporti tra i soci e gestire l’uscita o l’allontanamento di un socio senza creare una crisi societaria e un danno di liquidità all’impresa».

Proprio dalla mecca della tecnologia è arrivato Michael Condry. Un passato come docente alla IEEE-TEMS, lo porta a girare il mondo per conoscere le imprese più innovative.
Princeton University e una carriera strabiliante nell’industria prima di arrivare all’Intel dove ha raggiunto il ruolo di direttore tecnico (CTO in Inglese). Condry che mastica imprenditorialità e innovazione da sempre racconta come il ruolo di presidente per la prestigiosa IEEE-TEMS, lo porta a girare il mondo per conoscere le imprese più innovative.

Parla di come gli imprenditori Cinesi stiano usando l’AI (intelligenza artificiale) per colmare la barriera linguistica della Cina e per predire gli interventi di manutenzione delle macchine così da aumentare la produzione e il profitto delle imprese. Condry racconta di come l’uso di tecnologie ha permesso all’Intel sotto la sua guida di risparmiare 9 miliardi di dollari migliorando i cicli produttivi.

Tra le applicazioni più promettenti in Silicon Valley ci sono le interfacce per il comando vocale che presto potrebbero sostituire tastiera e mouse così da aprire l’accesso ai computer a fasce della popolazione per ora escluse per età o per limitazioni fisiche.

Clinicai una startup di cui il past CTO Intel è presidente del comitato scientifico sta usando l’AI per riconoscere in maniera precoce i tumori e altre malattie invalidanti. E’ proprio nel campo delle scienze della vita che Condry individua le più promettenti applicazioni di questa nuova tecnologia.
Un'impressionante mole di dati che le macchine potranno usare per predire ciò che nessun umano potrebbe riconoscere. Altro settore chiave è quello delle auto a guida automatica e della formazione; in quest’ultimo l’AI potrebbe addirittura predire a un ragazzo quale percorso di studi permetterà di maggiormente esprimere le sue doti.


Il prossimo evento del Brainstorming Lounge EXECUTIVE è dedicato a come "Sviluppare progetti velocemente, riducendo costi e preparando l'impresa alle sfide del futuro". Sarà presente Peter Ivanov, autore ed esperto di Virtual Power Teams.

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: https://blounge22novembre.eventbrite.com

Guida: gli strumenti che non possono mancare sulla scrivania moderna



C’erano una volta i set per scrivania: il portalettere, il contenitore cilindrico per le penne, e
l’immancabile “sottomano” contenente fogli bianchi. Dagli anni ’70 le scrivanie sono cambiate riflettendo modi nuovi di lavorare e accogliendo nuovi strumenti di lavoro. Oggi la scrivania è pressoché diventata il computer – di forma portatile che ci segue ovunque – e una serie di altri accessori.

Quale sarà allora l'ufficio del prossimo futuro, tenendo conto delle nuove abitudini dei lavoratori? Quali sono gli arredi che proprio non possono mancare senza investire una fortuna?

In questa breve guida vediamo alcuni strumenti che un’azienda, una startup o uno studio professionale non dovrebbero farsi mancare per creare un ambiente di lavoro al passo con i tempi, smart e confortevole per il lavoratore. Abbiamo fatto un elenco a giugno 2018 cercando la soluzione più performante ed economica (sì perché non sempre quello che costa di più vale di più).

La scrivania
Il modello che preferiamo è la BEKANT prodotta dalla IKEA. E’ una scrivania regolabile in altezza € 389 da Ikea.
attraverso un meccanismo elettrico così da poter alternare momenti in cui si è seduti regolarmente a sessioni di lavoro in piedi o su uno sgabello. Secondo alcuni studi, inserire momenti di lavoro in piedi durante la giornata aumenta la produttività e migliora la salute. La scrivania BEKANT esiste di varie dimensioni, la 160 x 80 cm colore bianco costa



Il telefono
È vero che la maggior parte delle telefonate ormai si fanno con il cellulare e si tende sempre più spesso a sostiturle con conference call via software. Ma se proprio serve il telefono, che sia voip. I nostri preferiti sono quelli della Fanvil modello X3SP e X4SP. Sono telefono voip che supportano tra 2 e 4 linee contemporaneamente. Si possono accoppiare ad un centralino voip virtuale come quello della società romana openvoip.it che con 8 euro al mese permette di avere fino a 5 telefoni; basta collegare l’apparecchi in una presa di rete e il gioco è fatto.
Fanvil X3SP è in vendita su Amazon a € 48




Computer
Ovviamente un portatile, per lavorare in ogni angolo del cosmo, in qualsiasi momento. I nostri preferiti sono gli Apple.

Setup per computer (monitor, tastiera e mouse)

Quando ci si siede alla scrivania dell'ufficio il compuer portatile deve trasformarsi in una comoda postazione di lavoro. Per questo scopo usiamo una tastiera wireless Magic Keyboard € 119 e il Magic Mouse wireless € 89 della Apple.

Il monitor è la risorsa più importante. Da collegarsi con presa DVI o mini-DVI (Usb-c per gli ultimi portatili).
Il monitor offrire ampio spazio di lavoro ed essere accuratamente scelto poiché è l’oggetto che osserviamo per la maggior parte della nostra giornata. Non possono mancare le tecnologie per riposare gli occhi e togliere la luce blue nel pomeriggio.
E l'investimento in due monitor per una scrivania non deve apparire un'esagerazione: consente di aprire e consultare contemporaneamente più programmi e più documenti, aiutando a ridurre al minimo (o ad eliminare) l’uso della carta.
I nostri monitor preferiti sono il Dell U2518D circa € 250 e Dell P2418D circa € 200; diversi venditori su Trovaprezzi.it
Se fate grafica e volete un monitor con calibrature professionali, potete considerare i BenQ PD2500Q e BL2420PT (un po’ più vecchio ma a nostro parere con colori più vicini alla realtà).

Lo scanner 
Odiate anche voi la carta? Pensate che faccia parte di uno modo antico di lavorare e irrispettoso per la natura? Dopo aver acquistato un paio di monitor, uno scanner da scrivania fa il caso vostro. Meglio se bidirezionale. Il nostro preferito è il veloce e compatto Brother ADS1600W in vendita a € 260 su Amazon. Si collega ai sistemi di archiviazione cloud come Box, Dropbox, Google Drive e altri.






Nota: Questo articolo ha uno scopo puramente culturale. Non ci interessa fare pubblicità alle aziende citate. Non assumiamo alcuna responsabilità per i suggerimenti dati poiché ogni tecnologia va contestualizzata e poiché non siamo responsabili dei prodotti citati. 

I più bei luoghi di lavoro del mondo



La sharing economy (basata sulla condivisione di beni e servizi) e, ancora di più, la gig economy (con il superamento del posto fisso e del contratto a tempo indeterminato) stanno trasformando non solo il modo di lavorare ma anche lo spazio in cui si lavora.
Le macchine e i robot hanno reso obsolete alcune figure professionali, e quindi anche i “luoghi” in cui queste persone fino a oggi passavano la maggior parte del tempo. D'altro canto nella gran parte delle professioni l'uomo resta la vera “macchina creativa”. Gli ambienti di lavoro di oggi vanno perciò riprogettati in modo da valorizzare la creatività, il “tocco” artistico e l'esperienza degli uomini.

Sburocratizzare l'ufficio
Negli Stati Uniti da anni aziende, designer, progettisti di sistemi e ambienti per ufficio hanno dato il via a una ridefinizione del workplace, tenendo conto del passaggio dall’era industriale a quella digitale e della nuova cultura del lavoro che va oltre la postazione fissa e gerarchizzata.
L’obiettivo primario è quello di “sburocratizzare” l'ufficio, renderlo “smart”, farlo diventare un luogo di divertimento e di piacere. Le esperienze più note sono quelle di Google, Microsoft e di Apple che, oltre a riprogettare gli uffici integrandoli con gli spazi che vengono comunemente dedicati alla ristorazione, alle riunioni e al tempo libero, offrono servizi «tagliati su misura» dei propri collaboratori.
La ristrutturazione degli ambienti di lavoro, infatti, non è solo questione di planimetrie e calcoli geometrici. È prima di tutto una rivoluzione culturale.

Le biciclette utilizzate per gli spostamenti da un building all'altro di Google

Avvicinandosi al Googleplex nel quartier generale di Mountain View si comincia a respirare un
“cambio di mentalità” già negli spazi all'aperto, dove scorrono le biciclette blu-rosso-giallo-verde utilizzate dai dipendenti per spostarsi da un building all'altro. Oltre agli ombrelloni e ai tavoli in mezzo alla natura, lungo il percorso incontriamo alcuni campi da beachvolley, «un toccasana per far riposare il cervello, ma anche per creare nuove idee assieme ai colleghi» spiega chi mi accompagna nella visita. Del resto è proprio durante una “pausa” che sono nati alcuni dei progetti più interessanti, come Gmail, il servizio di posta elettronica più utilizzato al mondo.

La palestra, la lavanderia interna, il bar per consumare bevande naturali e snack energizzanti, le poltrone regolabili per lavorare col proprio computer portatile e le famose MetroNaps per fare un sonnellino sono alcune delle attenzioni che l'azienda riserva ai propri collaboratori. Ai quali garantisce supporti e agevolazioni anche fuori orario lavorativo, come per esempio le visite specialistiche e le consulenze sanitarie; all'interno di alcuni trucks che stazionano all'ingresso dell'azienda vengono poi offerti servizi come il parrucchiere o l'estetista (per una pausa pranzo “alternativa”).

Dipendenti di Google che si "rilassano" nel campo di beachvolley a Montainview

Poco più in là, sempre a Mountain View, nell'azienda creata da Bill Gates e Paul Allen la giornata lavorativa inizia con la colazione in un futuristico ristorante al piano terra di uno dei palazzi, arredato con ping pong, flipper, tavoli comodi per lavorare insieme e “contaminarsi” con gli altri oppure uno spazio “silent” per rispettare la privacy o “scollegarsi” per un po'.


Dentro Box e Carbon
Dalla Silicon Valley arrivano innumerevoli suggerimenti per aiutare a ri-disegnare un ambiente di
lavoro che possa generare benessere per i dipendenti e i collaboratori. Uno degli edifici più belli è il nuovo quartier generale di Box, la multinazionale che fornisce servizi di gestione dei contenuti cloud e di condivisione dei file. Assieme a un gruppo di 25 manager italiani, che ha partecipato a un programma immersivo promosso da TVLP Institute e Federmanager Academy, abbiamo incontrato l'ex presidente e COO di Box, Dan Levin che ci ha accolti nella nuovissima sede di Redwood City, concepita proprio per «far star bene il lavoratore».

Alcuni dipendenti al lavoro in una delle sedi di Box
Lo si capisce già all'ingresso: accolti da dipendenti con in mano l'iPad per registrare la nostra visita; un via vai di giovani che si sposta col monopattino indossando le cuffie per ascoltare la musica; il caffè, l'acqua, gli snack, i chewing gum e la frutta sempre a disposizione di tutti. «Sono regole che abbiamo scelto di adottare per il modo in cui interagiamo tra di noi, per il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro – spiega Levin –. Qui le persone vogliono lavorare in un ambiente divertente, stimolante e coinvolgente».

In un'azienda «giovane e sexy» come Box «è stata spazzata via la concezione del monarca che
comanda il popolo»: qui c'è sintonia tra tutti i livelli di dipendenti, non esistono “piani alti” o uffici isolati per i top manager; ogni piano è dedicato a un settore dove si lavora in un unico open space; gli executive sono seduti accanto ai dipendenti, per favorire la comunicazione, avere un contatto diretto con i propri collaboratori e tenere continuamente il polso della situazione e di quello che succede nell’impresa; inoltre tutti i risultati economici dell'azienda o le scelte del top management vengono condivisi su maxi schermo all'interno dell'azienda stessa.

A Box la scrivania del Ceo è di fianco a quella dei dipendenti... perché tutti si devono sentire "padroni" dell'azienda
Ogni piano – oltre a una meeting-room, ai bagni e a una kitchen room – è dotato di alcune “cabine” dentro le quali ritirarsi per telefonare senza disturbare il resto del team e per garantirsi la privacy, e di piccole stanze con quattro sedie, un tavolino e una libreria per trascorrere un po' di tempo a leggere o a riposarsi.
Se il collaboratore si sente a proprio agio sul posto di lavoro così come si sente a casa, allora le sue prestazioni saranno migliori e ne trarrà beneficio tutta l'azienda.

È questa la filosofia di fondo anche della Carbon, startup fondata a Redwood City nel 2013 che dopo aver raccolto 422 milioni di dollari dagli investitori sta trasformando la stampa 3D da prototipazione a produzione in larga scala di oggetti personalizzati. Qui progettisti, ingegneri e informatici lavorano all'interno di un enorme openspace e ognuno ha collaborato per personalizzare ogni reparto. C'è chi scrive seduto alla scrivania, chi passa la maggior parte del tempo sul divano con il PC sulle gambe e chi si sente a suo agio avendo accanto a sé il cane a cui è garantito l'accesso in azienda, una razione di croccantini e acqua a volontà.

Lavorare nell'era digitale significa modernizzare le macchine e rendere sempre più efficienti i processi produttivi. Ma non solo! Quella di oggi è l’era della conoscenza, che, almeno per ora, appartiene all’uomo. Le organizzazioni - di qualsiasi dimensione - se vogliono rimanere al passo coi tempi e assicurarsi un vantaggio competitivo sui concorrenti, devono investire una cospicua parte dei propri utili nel rendere i locali sempre più accoglienti e stimolanti. Perché dietro a un’auto Tesla che è prodotta dai robot o un servizio di pubblicità di Google che è generato in maniera automatica dai computer, ci sono persone di talento che progettano, pianificano, sviluppano.

PROSSIMO EVENTO GEN 2019