Dopo anni di solo software, investitori e startup guardano di nuovo all’hardware: con l'AI, Menlo Park torna a essere il laboratorio delle grandi innovazioni fisiche.
Dopo decenni dominati dal software, la Silicon Valley torna alle sue radici fisiche. A confermarlo e' il summit di investimenti promosso da IEEE e tutto focalizzato su Hard Tech. Il 16 e 17 aprile, all’SRI International, laboratorio storico dove sono nati il mouse, Arpanet e lo spin-off che ha dato vita a Siri, investitori e founder si incontreranno per l’Hard Tech Venture Summit di IEEE, alla seconda edizione dopo il debutto del 2025 a San Francisco.
Quest’anno, il summit fa parte di un circuito nordamericano che toccherà anche Boston e Toronto, a conferma di una tendenza chiara: i capitali vogliono infrastrutture tangibili. Secondo il Global Semiconductor Industry Outlook 2025, il mercato dei semiconduttori si avvia verso 1.000 miliardi di dollari, mentre l’Hardware-as-a-Service potrebbe raggiungere i 357 miliardi entro il 2030. Dai nuovi requisiti fisici delle auto secondo le normative Euro NCAP, alla corsa alle NPU, l’innovazione torna ad avere bisogno di materia concreta.
L’epicentro dell’innovazione fisica
La scelta della location non è casuale. L’SRI ha trasformato l’impossibile in realtà per oltre 80 anni: qui sono stati inventati il mouse, il sistema bancario automatizzato ERMA, la prima dimostrazione pubblica di videoconferenza e ipertesto, e naturalmente Arpanet, precursore di Internet. Lo stesso laboratorio ha dato origine allo spin-off che ha creato Siri.
"Stiamo assistendo a una rinascita dell’Hard Tech guidata da AI, robotica e sfide climatiche – raccontano Bruno Iafelice e Joanne Wong, a capo dell'iniziativa per conto di IEEE Entrepreneurship –. Abbiamo scelto l'SRI perché è qui che tutto è iniziato. Vogliamo che investitori e founder costruiscano in questo luogo storico le relazioni per le prossime grandi innovazioni fisiche."
Deal-making, non solo networking
L’Hard Tech Venture Summit non è una conferenza vetrina: il suo focus è pragmatico, sul deal-making e sul relationship-building. Il summit si rivolge a startup Pre-seed, Seed e Series A, confrontate con i lunghi cicli e l’alto fabbisogno di capitale tipici dell’hardware. L'iniziativa e' creata da IEEE Entrepreneurship e da IEEE Systems Council.
Gli incontri sono studiati per favorire relazioni dirette tra founder e investitori. Tra i partecipanti ci saranno fondi specializzati come i3-Ventures, Monozukuri Ventures, TSV Capital, Departure Ventures, REDDS Capital, insieme a una rete di angel investor californiani. Complessivamente sono attesi circa 100 partecipanti tra investitori, founder e service provider specializzati.
L’agenda dell’evento
Il programma di due giorni prevede sessioni di pitch, tavole rotonde operative e workshop pratici (“Engineering Design to Manufacturing”) pensati per guidare le startup dal prototipo alla produzione di massa.
Dietro l’iniziativa ci sono IEEE Entrepreneurship, la comunità globale che collega ingegneri, scienziati e founder con le risorse necessarie per lanciare e scalare le loro venture; e IEEE Systems Council, che raggruppa 23 delle più grandi società scientifiche di IEEE incorno alle technologie e ai concetti di system-engineering. Con il supporto di 500.000 membri in oltre 190 paesi, l’organizzazione trasforma innovazione tecnica in impatto sociale ed economico.
Startup Genome nel rapporto 2025 ha confrontato oltre 300 ecosistemi dell'innovazione. Silicon Valley, New York e Londra mantengono i primi posti, mentre gli ecosistemi nativi dell'AI crescono rapidamente.
Startup Genome ha analizzato milioni di startup in tutto il mondo per individuare le caratteristiche dei luoghi in cui fare impresa è più facile e più promettente.
Dove ha senso creare una nuova impresa oggi? Startup Genome, nel suo report annuale Global Startup Ecosystem Report, mette a confronto i principali ecosistemi dell’innovazione a livello globale. Le analisi più recenti prendono in considerazione milioni di startup e migliaia di ecosistemi, valutandoli in base a parametri come accesso al capitale, disponibilità di talenti, capacità di generare innovazione e performance delle imprese.
Sebbene il report sia focalizzato sulle startup e non consideri direttamente il ruolo delle grandi aziende, i dati offrono comunque spunti interessanti per comprendere dove e perché nascono le imprese più innovative. Emergono infatti alcuni elementi ricorrenti che rendono un territorio particolarmente fertile per l’imprenditorialità tecnologica.
Da anni si riconosce l’impossibilità di replicare la Silicon Valley. Tuttavia, molti ecosistemi nel mondo hanno cercato di comprenderne i fattori chiave e di adattarli alle proprie caratteristiche territoriali. In questo senso la Silicon Valley continua a rappresentare un modello di riferimento: un luogo in cui la concentrazione di capitale di rischio, università di eccellenza, grandi imprese tecnologiche e una forte cultura imprenditoriale ha creato nel tempo un ambiente unico.
Non sorprende quindi che la Silicon Valley mantenga stabilmente la prima posizione nella classifica globale degli ecosistemi startup, una leadership che conserva ormai da oltre un decennio. La presenza di università come Stanford e UC Berkeley, insieme a una rete estremamente sviluppata di venture capitalist, acceleratori e imprenditori seriali, continua a garantire un flusso costante di nuove imprese innovative. Inoltre, molti dei principali investimenti globali in intelligenza artificiale, software e tecnologie emergenti continuano a concentrarsi proprio in questa regione.
Subito dopo la Silicon Valley si colloca New York, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria posizione grazie alla crescita di settori come fintech, media digitali e intelligenza artificiale. Londra rimane invece il principale hub europeo dell’innovazione. La capitale britannica beneficia della sua posizione di grande centro finanziario internazionale e di una fitta rete di investitori, incubatori e imprenditori seriali. L’ecosistema londinese si distingue per una forte cultura imprenditoriale e per l’elevata capacità di attrarre talenti internazionali, oltre che per una produzione scientifica e tecnologica particolarmente rilevante.
Anche Boston continua a occupare una posizione di primo piano, soprattutto grazie alla sua leadership nei settori delle scienze della vita, del biotech e della ricerca medica. La presenza di università e centri di ricerca di livello mondiale, come MIT e Harvard, ha creato un ambiente particolarmente favorevole alla nascita di startup deep-tech.
Negli ultimi anni si sta però affermando una tendenza sempre più evidente: l’innovazione non è più concentrata in pochi luoghi del mondo. Sempre più città stanno emergendo come nuovi hub imprenditoriali, spesso specializzati in settori tecnologici specifici. Tokyo e Seoul, ad esempio, hanno rafforzato significativamente il proprio ruolo nei campi dell’elettronica, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali. Allo stesso tempo, diversi ecosistemi europei come Parigi, Berlino, Madrid e Barcellona stanno acquisendo crescente visibilità nel panorama globale.
Marta Bulaich, docente del TVLP Institute a Menlo Park in Silicon Valley e coinvolta in diversi fondi di investimento, conferma nel suo corso 'Venture Capital in Silicon Valley' come il modello della Silicon Valley si sia evoluto nel tempo attraverso la nascita di micro-fondi e fondi industriali. Sempre più frequenti sono i venture capitalist che cercano startup di successo in altri luoghi del mondo tra cui in particolare Londra, dove la stessa signora Bulaich, fa parte di uno dei fondi più innovativi, il Crane Venture Partners.
Secondo gli autori del report, il futuro dell’innovazione globale non sarà dominato da una sola “nuova Silicon Valley”. Piuttosto si assisterà alla crescita di una rete di ecosistemi distribuiti in diverse parti del mondo, ciascuno con proprie specializzazioni tecnologiche e caratteristiche distintive. Alcuni territori diventeranno centri di eccellenza in settori specifici, come le scienze della vita, l’intelligenza artificiale o le tecnologie per la sostenibilità.
Un elemento particolarmente evidente nelle analisi più recenti riguarda proprio l’aumento degli investimenti nelle tecnologie emergenti. L’intelligenza artificiale, e in particolare l’AI generativa, ha attirato negli ultimi anni una quota crescente dei finanziamenti globali di venture capital. Accanto a questo settore stanno crescendo rapidamente anche il biotech, le tecnologie climatiche e le soluzioni per la transizione energetica.
Nel complesso, gli ecosistemi analizzati dimostrano che non esiste una ricetta unica per costruire un hub di innovazione. Tuttavia emergono alcuni elementi comuni: la presenza di giovani talenti e università di alto livello, l’accesso al capitale di rischio, una cultura imprenditoriale che accetti il rischio e una forte apertura internazionale.
In altre parole, il successo di un ecosistema nasce dalla capacità di mettere in circolazione idee, persone e capitali. È proprio questa “liquidità” delle conoscenze e delle competenze che consente a un territorio di trasformarsi in un luogo fertile per l’innovazione e la nascita di nuove imprese.
Saper comunicare è una delle principali competenze trasferibili. Ma in pochi sanno che il tempo è alla base di ogni comunicazione ben fatta e l'unica risorsa veramente limitata della nostra vita.
C’è una pubblicazione che cambiò il mio modo di pensare. La copertina raffigurava una banconota da cento dollari mentre si bruciava. Il titolo era “Naïve Networking. Don’t waste someone else’s money” (Non sprecare i soldi di qualcun altro). Sebbene il titolo, il documento non parlava di soldi, non direttamente, ma di tempo. In 5 pagine riassumeva come si dovrebbe comunicare, dando la giusta importanza al tempo degli altri e a quello proprio.
Le regole proposte erano semplici e pensate soprattutto per un imprenditore che si rapporta a un potenziale investitore, poiché, si sa, gli investitori hanno sempre poco tempo ed è difficile catturare la loro attenzione. Tuttavia, si possano applicare con successo in un qualsiasi rapporto professionale e, con i giusti adattamenti, anche nel contesto privato. Oggi, in una vita sempre più dominata dalla tecnologia, sono di moda più che mai. Di cosa si tratta?
La regola principale è: prima di chiedere qualcosa, mettiti “nei panni” di chi ti sta di fronte e considera il tempo che servirà a questa persona per rispondere alla tua richiesta. Dopo di che valuta se e come procede. Ad esempio, scrivere una lunga email, non solo richiede molto del tuo tempo, ma obbliga chi la riceverà a dedicarne altrettanto alla sua lettura.
Anche la scelta del mezzo di comunicazione è importante. Quando fai una telefonata, c’è una persona all’altro capo dell’apparecchio che, per rispondere, dovrà interrompere quello che sta facendo. Se chiedi un incontro chi ti riceve dovrà riordinare la scrivania oppure prendere l’auto, fare un tratto di strada, parcheggiare, raggiungere il luogo designato e, alla fine dell’incontro, tornare dove era prima.
Tutto questo riguarda noi e il nostro tempo, ma soprattutto quello degli altri. Quindi, non mandare una email se l’informazione che cerchi puoi trovarla in internet; non fare una telefonata se quello che vuoi dire può essere scritto in una email; non chiedere un incontro se si può risolvere con una telefonata: “Make it easy”.
Altra regola è: essere specifici. Recentemente una persona che vive a 100 chilometri da dove sono io mi ha scritto chiedendo un incontro. Per parlare di cosa? Non lo ha detto. Alla fine, dopo un po’ di insistenza e alcune email, abbiamo risolto con una video-chiamata, guadagnando entrambi tempo. Provate a fare la stessa richiesta a un investitore della Silicon Valley. La probabilità che vi risponda a una generica email è bassissima.
Bisogna essere specifici sin dal primo approccio e chiarire l’argomento che si vuole trattare. Il nostro interlocutore deve capire che rispondere a una “piccola” domanda o dedicare qualche “minuto” di attenzione possa essere una cosa “importante” per noi e avere un “forte” impatto sul nostro lavoro o sulla nostra vita. Dire a qualcuno “Mi dici quando sei in ufficio poiché voglio incontrarti?”, non è altrettanto incoraggiante come “Avrei bisogno di incontrarti per 15 minuti per avere il tuo parere su un progetto sul quale sto lavorando da 6 mesi e che sto mostrando solo a poche persone che stimo”.
E’ importante essere preparati. Gli americani dicono “do your homework, first”, cioè studia, documentati, prima di chiedere. Farai così la figura di una persona preparata, evitando di fare domande stupide, e di sprecare il tempo di chi ti sta davanti.
Altra regola: la durata dell’incontro. In Silicon Valley si dice sempre e solo, a che ora inizia l’incontro, la telefonata o la video chiamata. Sono veramente rare le occasioni in cui si stabilisce anche un orario di fine. Questo non significa che si continua a braccio, ma che tutti sanno che gli incontri durano massimo un’ora. Si inizia puntuali al primo minuto e al 50esimo ci si prepara a concludere. Va da sé che ogni minuto dell’incontro è prezioso e non può essere sprecato. E’ quindi utile anticipare al nostro interlocutore il testo su cui vogliamo discutere, una lista di domande o dei punti da trattare. Permetteremo così all’altra persona di fare le sue valutazioni, documentarsi e arrivare preparato all’incontro, che sarà quindi dedicato solo agli aspetti fondamentali.
Se hai letto fino a questo momento, è probabile che tu stia pensando che queste regole forse sono utili ma, a volte, strette, oppure che preferisci il contatto umano a una fredda email. E’ vero, i rapporti interpersonali sono importanti e nulla può sostituire l’intesa che nasce durante un incontro, o ciò che si può trasmettere con un sorriso. Ma queste regole restano un potente strumento per comunicare, sopratutto oggi che la tecnologia supporta il nostro lavoro - basti pensare a come l'AI aiuta a rivedere il testo di una email - ma al tempo stesso siamo circondati da mille canali e opportunità di comunicazione. Saper comunicare in maniera efficace diventa quindi non solo necessario, ma la chiave del successo. Semplifica la nostra vita e quella di chi lavora con noi. Aumenta esponenzialmente la nostra capacità lavorativa.
Se impariamo a essere sintetici, concreti, a metterci nei panni degli altri, allora possiamo emergere tra tante persone per ritagliarci un po’ del tempo di chiunque, anche dei più impegnati o apparentemente irraggiungibili. Non credo, infatti, che esistano persone completamente impegnate o, se esistono, sono poche e occupano posizioni apicali. Penso piuttosto che molti non sappiano gestire il proprio tempo, o che amino far finta di averne poco. Non dobbiamo quindi vergognarci di scrivere poche parole, di limitare i convenevoli e i saluti per arrivare “dritti al dunque”. E se siamo noi a essere interrogati, dobbiamo sempre e comunque dare una risposta, anche solo un “no”.
E’ importante chiederci sempre, se stiamo utilizzando bene il nostro tempo e rispettando quello degli altri. Solo così non sprecheremo la più grande risorsa che abbiamo e l'unica veramente limitata.
Bruno Iafelice
(Pubblicato per la prima volta sulla rivista Resto Al Sud nel 2015)
Trasforma le tue idee in una nuova impresa. I LAB del TVLP Institute a Menlo Park
'Trust Your Crazy Ideas' c'e' scritto sulla parete all'ingresso di One Piece Work. Siamo all'ultimo piano di uno dei palazzi di Foster City, a due passi dalla sede di Oracle e a quella di Facebook e con una vista mozzafiato sulla baia di San Francisco. One Piece e' uno dei tanti spazi di coworking che ogni giorno accolgono in Silicon Valley milioni di imprenditori, ingegneri e scienziati per lo piu', che lavorano per trasformare una idea nella 'nuova' Google.
A guidarli non e' tanto la voglia di diventare miliardari, ma piuttosto la passione per qualcosa in cui credono e che secondo loro possa rendere il mondo un posto migliore, o piu' facile.
Nascono cosi' le innovazioni, idee alimentate dalla passione di coloro che potrebbero esser chiamati folli, ma che sono sognatori che vedono qualcosa che ancora non esiste.
Non sempre questo processo creativo ha successo. Ci sono idee che si perdono per strada tra la quotidianita' di una vita monotona e ripetitiva. Ma come riconoscere una idea di successo? Come trasformarla in realta'?
Al TVLP Institute nasce una rinnovata serie di programmi di formazione (o ispirazione) in imprenditorialita'. Tre percorsi disegnati intorno al concetto che le idee, anche le migliori, per diventare una impresa hanno bisogno di strumenti - ad es. per selezionare quelle a maggior probabilita' di successo - e di un continuo lavoro di affinamento e validazione. Elemneto fondamentale e' l'esposizione a modelli di successo: il confronto con altri 'visionari' che possano ispirare con le proprie storie di successo e dare nuova linfa.
Vista da One Piece Work. Ph.credit: TVLP
Sono questi gli elementi alla base dei nuovi LAB, percorsi personalizzati all'interno di ogni programma in base al profilo del partecipante, sia esso ricercatore-scienziato, manager di impresa, o imprenditore. In sostanza alcune lezioni e attivita' sono in comune tra tutti i partecipanti, altre sono personalizzabili. I LAB vanno ad aggiungersi a un fortificato 'Flagship program', l'acceleratore firmato TVLP. Studiare imprenditorialità non è soltanto per imprenditori o per chi ha avviato un’attività o un’azienda, ma per chiunque voglia acquisire un nuovo modo di pensare e di concepire la propria crescita professionale. L’imprenditorialità - quella che s’impara in Silicon Valley - non si legge in un libro; è una cultura, un modo di essere e di lavorare che può cambiare la vita.
Confermate le borse di studio per gli Italiani, soprattutto per coloro che sviluppano un progetto ad alto contenuto tecnologico o scientifico con limitate risorse economiche. Tra loro, anche chi dopo aver terminato gli studi o durante un progetto di dottorato di ricerca, vuole affacciarsi al mondo del lavoro acquisendo quella speciale mentalità della Silicon Valley e dimostrare che anche lui, come i fondatori di HP, partendo da un garage puo' trasformare una tecnologia innovativa in una impresa di successo. Una borsa, come gli altri anni, e' dedicata a BAIA, Business Association Italy America, per supportare i progetti nel settore Scienze della vita.
Tra i docenti e i mentori alcuni volti nuovi come quello di Andrew Hyde, l'ex Direttore Finanziario (CFO) di Salesforce che si unisce a un team di nomi eccellenti provenienti dalle iconiche imprese della Silicon Valley come Julie Cavanna-Jerbic, ex direttore dell'innovazione di Hewlett-Packard. Il resto del corpo docenti include imprenditori seriali, venture capitalist ed esperti che insegnano anche nelle più prestigiose università della Silicon Valley (Stanford, Berkeley e Santa Clara).
Le domande di partecipazione, accolte da oltre 42 nazioni, saranno valutate in ordine di arrivo. Bisogna passare una selezione candidandosi sul sito www.tvlp.co
In bocca al lupo! Che il futuro sia dei determinati, degli anticonformisti, e di coloro che sognano quello che altri ancora neanche immaginano.
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Borse di studio per la Silicon Valley Domande suwww.tvlp.co Domande aperte in questo momento, scadenza in pochi giorni
La Silicon Valley è una delle destinazioni preferite per la creazione di imprese tecnologiche. Apple, Google, HP, Intel, Adobe, Ebay e molti altri colossi della tecnologia hanno qui la propria sede principale e da qui continuano a sviluppare progetti, a investire, ad assumere collaboratori e a conquistare nuove fette di mercato. Ma l'area che va da Palo Alto a San Francisco continua ad attrarre anche aziende di media dimensione di altri settori – dalle biotecnologie ai servizi, dall'alimentare al welfare – che qui sperano e vogliono fare proprio quel mindset unico che ha già contribuito al successo di migliaia di startup.
Non è un caso che ad oggi, 39 aziende incluse nella “Fortune 1000” (la classifica pubblicata da Time sulle più grandi società statunitensi per quantità di fatturato) e migliaia di startup abbiano la propria principale sede operativa in questo distretto, che conta investimenti da parte di venture capitalist pari a un terzo del totale degli investimenti negli Stati Uniti.
La Bay Area diventa quindi un ambiente stimolante per le aziende che vogliono cominciare a “ragionare come startup”. Abbiamo raccolto la testimonianza di alcune delle multinazionali che hanno intrapreso questo percorso incontrandole al campus di Menlo Park del TVLP Institute.
È il caso, per esempio, di LG, pioniere mondiale della tecnologia che dal 2016 ha formato in Silicon Valley 35 top manager delle sue imprese. Chalhoub, uno dei principali attori nel settore del lusso, della moda e della bellezza in Medio Oriente, dal 2017 ad oggi ha organizzato il lavoro dei propri senior leader in gruppi, promuovendo una sorta di competizione interna, con l'obiettivo di far acquisire quel mindset 'flessibile' e 'adattativo' al cambiamento delle startup.
In California si ricevono strumenti unici per trasferire questo speciale mindset e farsi portatori di una nuova cultura imprenditoriale, ognuno nel proprio paese d'origine. Lo ha capito l'associazione italiana dei manager Federmanager che, attraverso la sua Academy, ha investito nella formazione dei propri iscritti, coinvolti in un percorso in Silicon Valley tra cui anche attività online in primavera 2020.
Che cosa rende la Silicon Valley una destinazione preferita dalle startup?
Grazie all'esperienza nel campo della formazione imprenditoriale, attraverso il contatto con venture capitalist e professori delle più prestigiose università californiane, dopo aver incontrato manager e innovatori da oltre 40 paesi al mondo, abbiamo sintetizzato in questo articolo le ragioni principali che rendono la Silicon Valley una meta a se stante e i motivi per cui risulta vantaggioso per un'azienda avviare la propria attività in un ambiente di questo tipo. Nel video abbiamo raccolto i consigli di alcuni membri della faculty di TVLP Institute, tra cui Naeem Zafar, imprenditore seriale che ha al suo attivo 6 startups e una IPO, Kimberly Wiefling, esperta e autrice di manuali sulla leadership aziendale, Juan Montermoso, docente di marketing alla Santa Clara University.
Una delle principali “regole” è che il mindset della Silicon Valley non può essere appreso sui libri, ma necessita di un'esperienza diretta – non importa se solo di poche settimane o più mesi – sul posto. Il melting pot culturale portato in quest'area della California da sudamericani, asiatici ed europei ha indubbiamente rappresentato un ingrediente chiave, insieme all’open innovation, alla cultura positiva del fallimento come esperienza educativa e alla forte attrattività per venture capital ed investitori di ogni tipo.
Ma procediamo passo dopo passo.
1. Think different – Pensa in un modo diverso
È stata la filosofia di vita e la fortuna di Steve Jobs: la creatività è la capacità di pensare fuori dagli schemi, di percepire dettagli e particolari che altri non riescono a percepire.
Prima ancora di Apple, l'invito a “pensare in maniera diversa” ha caratterizzato (e caratterizza tuttora) il lavoro di altre imprese americane.
In uno dei primi capannoni di HP – l'azienda che William R. Hewlett e David Packard hanno creato, sviluppando nel 1938 in un garage di 367 Addison Ave a Palo Alto il primo oscillatore audio – erano affisse alcune “regole” per i lavoratori. Vale la pena richiamarne alcune: «Credi di poter cambiare il mondo. Lavora velocemente. Cerca di capire quando è più opportuno lavorare da solo e quando insieme ad altri».
Su questo aspetto è esemplare quanto avviene all'interno di Google, dove i collaboratori sono “costretti” a mettersi in gioco in prima persona, a “perdere tempo” con i colleghi, a divertirsi, a trasferire il proprio posto di lavoro in giardino o al bar. Il tutto per stimolare la creatività e la voglia di “pensare in maniera diversa”. I risultati sono noti a tutti, basti pensare al successo avuto da Gmail, il sistema di posta elettronica ideato da alcuni colleghi proprio durante una “pausa di lavoro” nel quartier generale di Mountain View.
Sessione di lavoro da Microsoft in Sunnyvale, California.
2. Have and share a dream – Credi in un sogno
La storia di ogni startup nasce da un sogno, dal desiderio di trasformare un'idea in un progetto imprenditoriale. “Sogna e condividi il tuo sogno” è l'invito che manager delle più importanti big company suggeriscono a chi visita la Silicon Valley.
«Condividi gli strumenti e le idee – si legge nel decalogo di HP –. Fidati dei tuoi colleghi. Le idee radicali non sono cattive idee. Inventa diversi modi di lavorare. Dai ogni giorno un contributo. Credi che insieme possiamo fare qualsiasi cosa. Inventa».
3. Benefit by the environment – Utilizza le risorse che ti circondano
Il concetto di fondo è un po' simile a quello dei distretti industriali in Italia, quelle realtà territoriali in cui è concentrata la maggior parte delle aziende operanti in un determinato settore, dalla ceramica al packaging, dall'alimentare al tessile, dalla meccanica all'arredamento.
L'ambiente imprenditoriale della Silicon Valley è caratterizzato da innovazione, collaborazione e assunzione di rischi. È questo il quadro motivazionale essenziale per i ricercatori e gli scienziati che scelgono di mettere a disposizione i propri talenti nel mondo dell'impresa. In quest'area è facile trovare e connettersi con mentori esperti dello stesso settore, per cercare una guida nel portare avanti la propria impresa imprenditoriale. Quest'area offre un facile accesso al libero flusso di informazioni ed è una destinazione unica per ospitare regolarmente seminari, eventi, fiere e workshop. In Silicon Valley tutto si trasforma in opportunità, ogni luogo (che sia un bar o un co-working) diventa un'occasione per conoscere persone, fare nuove esperienze, promuovere i proprio progetti, cercare nuove opportunità.
Le risorse circostanti sono fondamentali nel creare una nuova impresa
4. Be creative, innovative and measure success – Si creativo e cerca di misurare quello che fai
Ciò che rende tale la Silicon Valley è l'ecosistema di idee. “Essere creativi, innovativi e misurare il successo” significa “discernimento”.
Un imprenditore arriva qui con un'idea e le persone (il sistema, i colleghi, gli investitori...) decideranno immediatamente se è una buona idea, se potrà avere successo, o una cattiva idea, senza futuro. Se è buona, la alimenteranno, troveranno il modo di finanziartela, di farla funzionare.
5. Have and communicate passion – Lavora con passione e sii comunicativo
Certo, gli angel investor sono persone pragmatiche, vogliono dati certi per valutare se un progetto imprenditoriale potrà viaggiare con le proprie gambe una volta avviato. Ma sono pur sempre persone. Per questo agli imprenditori che arrivano in Silicon Valley da tutte le parti del mondo si consiglia di coltivare le proprie passioni e di essere in grado di comunicarle.
Se stai cercando di creare nuove importanti fonti di reddito per la tua azienda, è necessario avere una visione che sia convincente per le persone non solo per pochi mesi, ma per diversi anni. Devi dimostrare prima di tutto al tuo team, ai tuoi dirigenti e ai tuoi stakeholder che hai una visione a lungo termine, e devi dimostrare la passione necessaria per entusiasmare il resto della tua azienda. Farli eccitare e tenerli eccitati è una parte importante del lavoro di un leader.
Paolo Tomassone* Articolo pubblicato per la prima volta nel 2018. Nella foto di copertina: manager di Chalhoub e innovatori dalla Nigeria durante una sessione di lavoro al Graduate School of Business di Stanford
Cambia il mondo cambiando te stesso. Quali sono gli strumenti cruciali per essere un buon leader nella vita personale e nel lavoro?
Cambiare il mondo non è facile, gli imprenditori lo sanno. Un ottimo punto di partenza è acquisire nuove competenze per interagire meglio con gli altri ed essere un buon leader. Ci sono 12 insegnamenti che mi hanno aiutato a trasformare i Sentimenti, le Azioni, la Comunicazione e il Pensiero (F.A.C.T. in inglese - Feelings, Actions, Communication, Thinking) in me stesso, i miei colleghi e le migliaia di persone che hanno partecipato a ciò che ora chiamo i miei "super seminari" (workshop sembrava una parola troppo scontata).
1. La percezione NON è la realtà
Come molti, sono cresciuta pensando che la visione del mondo che i miei sensi mi trasmettono sia la "realtà". A poco a poco, attraverso l'educazione e l'esperienza, ho capito che non è proprio così. Quando studiavo fisica al Case Institute of Technology (università americana, ndr) ho imparato quanto sia diversa la realtà del nostro universo dalla mia percezione di esso. Oggetti solidi? Ci sono soprattutto spazi vuoti. Luce visibile? Questa è solo una minima parte dello spettro elettromagnetico, quella che i miei occhi possono rilevare. Da allora ho trovato molti esempi di quanto facilmente la nostra percezione della realtà sia distorta dal modo in cui funziona il nostro cervello. Le illusioni ottiche sono una potente dimostrazione di questa considerazione. Ho imparato che ci sono situazioni anche nel quotidiano in cui non riesco a vedere, ascoltare, o valutare con precisione. Ho quindi sviluppato un sano scetticismo verso tutto ciò che il mio cervello mi dice "essere realtà". Ho imparato ad essere più umile verso tutto ciò che ritengo essere "vero" e approcciarmi sempre con una mente più aperta. Con tanta flessibilità!
2. Il complesso NON è complicato
Sebbene gli uccelli volano in stormi, abbastanza vicini tra loro, in qualche modo riescono a eseguire il loro balletto aereo senza collisioni a mezz'aria. Questo è solo uno di tanti fenomeni facilmente osservabili che sembrano complicati, ma sono semplicemente complessi. La teoria della complessità ha dimostrato che principi relativamente semplici possono essere alla base di situazioni apparentemente complicate. Sapere questo mi ha ispirato a cercare principi e schemi organizzativi in tempi tumultuosi. Anche se non riesco a percepire i modelli sottostanti, non trovo più intimidatorio affrontare una situazione che sembra complicata perché so che esiste una possibilità che si trovi un semplice ordine.
3. NON ESISTE UN LIMITE - Tranne nella nostra mente
I maggiori ostacoli che ho incontrato nella mia vita sono stati autoimposti. I cervelli umani adulti sembrano prontamente abbracciare il pensiero negativo e superare questa tendenza richiede consapevolezza e disciplina. Le possibilità si moltiplicano quando smetto di pensare agli ostacoli e comincio a chiedermi "Cosa è possibile?", "Cosa sembra impossibile?" e "Cosa renderebbe impossibile?" Ipotesi e credenze autolimitanti uccidono molte idee prima ancora che vengano espresse [sopratutto in culture poco propense al rischio e paurose dei fallimenti, ndr]. La logica e la ragione ci mancano perché non possiamo percepire la realtà o l'intero insieme di possibilità. Serendipità e balzi intuitivi sono l'approccio giusto per scoprire nuove possibilità. Devo opporsi e sostituirsi a voler "sapere esattamente cosa succederà prima di iniziare" che induce ansia e spaventa facendo abortire ogni avventura anche prima che inizi! [Il limite è il 'box', la scatola, ndr]
4. Sostituisci il giudizio con la curiosità
Ricordo bene il giorno nell'agosto 1995 quando ho scoperto che cervello è una macchina per votare, giudicando costantemente se qualcosa è buono o cattivo, giusto o sbagliato, se ci piace o no, se siamo d'accordo o in disaccordo con un particolare punto di vista. Questo modo di pensare polarizzato non lascia spazio a sfumature nel nostro pensiero. A poco a poco invece ho imparato ad apprezzare le "sfumature di grigio" e il valore di essere curiosa di sapere punti di vista diversi e l'opinione degli altri. Non penso più che il mio modo di ottenere risultati sia l'unico modo, piuttosto - nel mio lavoro di formatore e consulente - cerco di aiutare le persone a scoprire ciò che è possibile invece di guidarli in una direzione in cui penso debbano andare.
5. La Collaborazione vince sulla Competizione
Non ho mai praticato sport agonistici e sin dalla tenera età ho avuto un'avversione nei confronti di giochi che avevano vincitori e perdenti, soprattutto se ero io la perdente. Anche se i miei voti scolastici erano eccellenti, ho evitato sempre di confrontarli con quelli degli altri. Mia madre mi ha sempre detto "Ci sarà sempre qualcuno migliore di te e qualcuno peggiore di te". La collaborazione, d'altro canto, mi ha sempre incuriosita. A 10 anni ho radunato i bambini del quartiere per costruire delle tende e campeggiare nei boschi vicino a casa; insieme abbiamo fatto dei viaggi in bicicletta che i nostri genitori non ci avrebbero mai fatto fare da soli. Da adulta, nel corso della mia carriera professionale [tra startup e aziende tecnologiche della Silicon Valley, ndr] ho scoperto che "allargare la torta" è più redditizio che discutere su chi ottiene la quota maggiore di poche briciole.
6. Diverso ≠ Carente
Per tutta la vita ho rappresentato il "diverso". Quando ho lavorato alla HP come ingegnere uno dei miei amici mi ha dato un libro intitolato "Un pavone nella terra dei pinguini". Leggerlo mi ha aiutato a capire perché mi sentissi così fuori posto. La ricerca ha dimostrato che i team diversificati hanno un vantaggio rispetto a quelli monolitici. Le organizzazioni imprenditoriali più sono diversificate maggiori sono i risultati commerciali che producono. Sicuramente è difficile affrontare le differenze - culturali o linguistiche - ma i vantaggi sono innegabili. Immagina una squadra di baseball con 9 fantastici catcher [il giocatore che raccoglie la palla, ndr] e nessun buon battitore: non potrebbero vincere, ovvio! A parte i più comuni tipi di diversità come il genere e l'etnia, ho trovato differenze nel modo di pensare e nello stile di lavoro ancora più difficili da gestire - ed estremamente preziose nel creare un team vincente.
7. Impossibile è semplicemente difficile
Ci sono dozzine di famosi esempi di eventi quotidiani che sono stati etichettati come "impossibili" da alcuni ad un certo punto della storia. Prima della loro invenzione, gli esperti hanno deriso l'idea di aeroplani, missili, computer domestici e chirurgia cerebrale. Leader conclamati proclamarono che radio, telefoni, TV e automobili non avrebbero mai avuto successo commerciale. Ma la verità è che poiché questi esperti non riuscivano ad immaginare COME rendere queste innovazioni funzionali le l'hanno etichettate come "impossibili". Anche l'essere umano più intelligente non può sapere tutto. E il futuro porta spesso a cambiamenti nelle condizioni a contorno, in circostanze che invalidano le precedenti valutazioni di fattibilità. Ho sviluppato una salutare indifferenza per qualsiasi cosa etichettata come "impossibile". Per me quella parola significa solo che non abbiamo trovato un modo. . . ANCORA!
8. La maggior parte degli errori è evitabile
Sebbene sia attrezzata per le mie competenze nel supportare i miei clienti con strumenti sofisticati di leadership ed efficientamento dei team, i problemi che affrontano raramente richiedono più dei modelli e delle intuizioni di base. La maggior parte dei team continua a fallire per motivi del tutto prevedibili ed evitabili, come l'incapacità di costruire la fiducia reciproca, l'incapacità di comunicare in modo efficace, l'assenza di obiettivi chiari e condivisi, e la mancanza di un accordo su priorità che devono guidare l'assegnazione di tempo, budget e altre risorse limitate.
Un esempio memorabile di errore evitabile è la storia di una balena monitorata usando un trasmettitore attaccato al suo corpo ma immediatamente scomparsa dopo l'immersione perché il dispositivo non era impermeabile! Buon senso e applicazione delle conoscenze anche più basilari a volte diventa non una pratica comune. Dobbiamo invece imparare a operare in maniera disciplinata e FARE tutto ciò che possiamo per raggiungere un risultato.
9. La creatività è rischiosa e disordinata
Sperimentare! Molte organizzazioni affermano di desiderare prodotti e servizi più innovativi, ma non forniscono un ambiente favorevole alla confusione associata alle attività creative. Il processo creativo non è lineare. Quando si fa innovazione e ricerca, non è detto che spendendo il 50% del budget ci siano altrettanti progressi del 50% verso gli obiettivi preposti. Le prime bozze spesso non soddisfano i requisiti finali. Una persona priva di fantasia potrebbe avere difficoltà a tenere a bada l'ansia mentre la sua squadra si muove imprevedibilmente verso il successo, mentre il coraggiosamente creativo grida "Prototipo pronto, ma non perfetto!". I team in grado di integrare rapidamente i feedback di esperimenti e prototipi possono ottenere risultati migliori di quelli che ossessionano la perfezione nella prima revisione.
10. Fai errori e fallisci
L'assunzione di rischi e la creazione di errori sono una parte necessaria del viaggio verso l'innovazione. Ma di solito pensiamo che gli errori debbano essere evitati e che il fallimento tenda a essere circondato da colpa e vergogna. Piuttosto che preoccuparsi "della colpa", una visione più sana e più energica è quella di considerare gli errori come il modo di fare un passo avanti verso l'obiettivo. In HP Labs, il motto alla guida dei team di innovatori era "Costruisci un mucchio di spazzatura alto!". In altre parole, fallisci velocemente, fallisci facendo un passo in avanti, fallisci usando quello che impari per migliorare e continuare. Per incoraggiare il processo innovativo voglio che le persone del mio team commettano almeno 3 errori al giorno - errori nuovi ed interessanti, ovviamente, non gli stessi più e più volte.
11. Il cambiamento è scomodo
Quando qualcosa è nuovo o diverso, può spingerci fuori dalla nostra zona di comfort, innescando sentimenti negativi. Di conseguenza molte persone evitano o resistono attivamente al cambiamento. Charles Darwin ha detto: “Non è la specie più forte che sopravvive, né la più intelligente. È quella che è più adattabile al cambiamento". Molte volte nella mia carriera ho affrontato sfide che sono state travolgenti. In questi momenti sono piena di un misto di curiosità e terrore. Etichettare il mio disagio come indicatore di una sfida entusiasmante, anziché un avvertimento a fuggire, mi ha permesso di sfruttare opportunità che altri avrebbero rifiutato. Quando quella sensazione mi colpisce ho sviluppato l'abitudine di fare un grande sorriso e di gridare “Wooooooohoooooooo! Sono a disagio!". Questo approccio ha fatto miracoli e mi ha portata ad affrontare bene il cambiamento.
12. Puoi guidare da qualsiasi posizione
Come molte persone, una volta credevo che i leader fossero stati trovati in cima a un organigramma. Ma dopo decenni di lavoro con dozzine di organizzazioni, ho visto molte persone occupare la sedia di un leader, ma senza guidare. Di conseguenza, ho imparato che la leadership non è una posizione in un organigramma o un titolo su un biglietto da visita. Un leader è qualcuno che si comporta come un leader, comunica come un leader e pensa/si sente come un leader, indipendentemente dalla posizione che occupa o dal titolo che ha. Questa intuizione comporta una grave responsabilità. Una volta che ci rendiamo conto di avere il potere di fare una differenza positiva, non possiamo più accontentarci di lamentarci semplicemente dell'alta direzione. Nel mio primo lavoro aziendale in HP, fingevo che questa azienda di 100.000 persone fosse la mia e che ciò che facevo contava veramente. Pensare e agire come un proprietario mi ha dato il coraggio di fare e dire ciò che gli altri hanno solo osato pensare. La leadership non è sempre premiata, ma la trovo molto più gratificante che aspettare soluzioni dall'alto mentre mi lamento delle inadeguatezze del team dirigente.
Perché cambiare?
Tolstoj ha detto "Tutti pensano di cambiare il mondo, ma nessuno pensa di cambiare se stesso". Queste 12 considerazioni, 12 strumenti, hanno il potere di trasformare i nostri team cambiando noi stessi per primi. Non devi credermi per forza! Fai una prova, vedi di persona e facci sapere cosa sei riuscito ad ottenere.
Kimberly Wiefling
Kimberly Wiefling è un docente riconosciuto a livello globale e fa parte del gruppo docenti del TVLP Institute dove insegna Leadership. Ha aiutato un gran numero di aziende in Asia, in particolare in Giappone, e in Europa a migliorare le capacità di leadership e gestione del team. Come autore ha pubblicato i 5 libri della serie "Scrappy Guides" in Inglese e tradotti in Giapponese.
Ph.credit: Unsplash.Articolo originario in inglese pubblicato su TVLP Tech News.
Fare impresa è questione di tenacia e allenamento, come per lo sport. Oltre le analogie ci sono studi che spiegano l'impatto positivo dell'attività fisica sull'imprenditore.
Oggi mentre facevo jogging riflettevo su una semplice constatazione: una buona parte degli imprenditori che conosco praticano uno sport con regolarità, la maggioranza di questi si dedica alla corsa, alcuni sono veri e propri maratoneti.
Non so se questa mia osservazione trovi rispondenza in qualche ricerca ma mi vengono in mente però almeno due motivazioni per ritenere che questa relazione sia qualcosa di più di un fatto puramente casuale.
La prima è del tutto intuitiva e ha che vedere con la semplice analogia tra la disciplina del correre e la disciplina del fare impresa. Per correre con assiduità e prepararsi ad affrontare lunghe distanze è necessaria una certa caratteristica: la tenacia. Ed è questo forse più di ogni altro anche l’aggettivo che meglio rappresenta l’imprenditore di successo. L’imprenditore persevera e non molla fino a quando non arriva in fondo, anche se completamente esausto.
Anita Roddick, fondatrice di The Body Shop esprime il concetto di fare impresa in una frase emblematica: “Nobody talks of entrepreneurship as survival, but that's exactly what it is”.
Del resto fare impresa implica affrontare un percorso irto di ostacoli, difficoltà e sacrifici con perseveranza e tenacia superiore alla media, la stessa perseveranza che per il corridore si traduce in spirito di sacrificio e costanza negli allenamenti.
La seconda motivazione ha invece radici scientifiche e si basa su una serie di studi pionieristici condotti dal famoso psicologo cognitivo Arthur Kramer sul rapporto tra esercizio aerobico e facoltà cognitive. In uno dei suoi esperimenti più noti, pubblicato su Nature, Kramer ha suddiviso un campione casuale di 124 persone sedentarie in due gruppi sottoposti a due diverse condizioni sperimentali per un periodo di 6 mesi: training aerobico e training anaerobico. I componenti del primo gruppo (training aerobico), passeggiavano ogni settimana per circa tre ore, i componenti del secondo gruppo (training anaerobico) dedicavano lo stesso ammontare di tempo ad attività di stretching ed esercizi tonificanti. Sebbene entrambe le attività siano utili alla forma fisica, l’allenamento aerobico ha un effetto benefico più spiccato sul cuore e accresce il flusso di sangue al cervello.
Alla fine dei 6 mesi entrambi i gruppi esibivano un sostanziale miglioramento nelle proprie condizioni di fitness. E fin qui nessuna sorpresa. Quello che invece appare più sorprendente è che il gruppo che si sottoponeva all’allenamento aerobico esibiva significativi e sistematici miglioramenti nelle capacità cognitive, in particolare nelle facoltà che coinvolgono funzioni esecutive come il multitasking. Stretching e esercizi tonificanti invece non apportavano alcun miglioramento significativo alle abilità cognitive. Il team di Kramer ha poi condotto uno studio successivo raccogliendo evidenze che hanno confermato quanto già rilevato.
Dunque l’esercizio aerobico ha un effetto scientificamente fondato sulle abilità cognitive, in particolare sul multitasking ovvero la capacità di processare simultaneamente informazioni relative ad ambiti decisionali eterogenei. Quale relazione tra questi risultati sperimentali e l’imprenditorialità? Semplice. La vita da “startupparo” pone quotidianamente e incessantemente l’imprenditore di fronte a decisioni e a problemi più disparati. La capacità di operare cognitivamente su più fronti riuscendo a gestire simultaneamente situazioni e problemi diversi è una qualità necessaria.
Quindi una corsetta periodica o anche solo una bella passeggiata possono contribuire a potenziare questa facoltà, rafforzando gli strumenti a disposizione dell’imprenditore per dare corso al proprio sogno imprenditoriale. Corsa e impresa sono quindi un vero e proprio binomio vincente. Cosa aspettate a prendere le vostre scarpe da ginnastica?
Simone Ferriani
Simone Ferriani è professore di imprenditorialità presso l'Università di Bologna e la Cass Business School in Inghilterra. Ph.credit: Chander R. on Unsplash * articolo pubblicato la prima volta il 6 luglio 2013.
I virtual team sono sempre più diffusi per lavorare con talenti in remoto e a volte distribuiti tra diverse nazioni - come motivarli?
Peter Ivanov, esperto internazionale di “virtual team” (cioe’ gruppi di lavoro distribuiti in varie zone) e relatore a conferenze in tutto il mondo, ha condiviso con noi 10 ricette, 10 passi verso il successo. Si tratta di spunti motivazionali tratti da citazioni di frasi celebri di imprenditori e leader. Buona lettura e ispirazione!
Primo passo: Distinguiti dalla massa, sii diverso
"È fondamentale essere consapevole di poter controllare le forze esterne, essere in prima linea, pensare fuori dagli schemi e puntare ai propri obbiettivi, e soprattutto fare le cose che per te contano davvero." Guy Gecht, CEO, EFI
“Tutto era possibile, era solo questione di duro lavoro e di merito. Ad un certo punto qualsiasi porta si sarebbe aperta". Marc Onetto, Senior Vice President Worldwide, Amazon
Secondo passo: Impegnati per raggiungere l’eccellenza
"E’ utile avere almeno una professione o una serie di abilità in cui si è molto bravi, poiché in questo modo si acquisisce la perseveranza e la piena comprensione di quanto in profondità si può arrivare in un determinato campo." Aart de Geus, CEO, Synopsys
"Sfrutta quei cinque minuti in più per andare oltre, dove gli altri si fermerebbero". Alex Vieux, CEO, "Etre" e DASAR
Terzo passo: Cogli l’attimo – Carpe Diem!
"Ho subito notato come il sistema americano fosse più incentrato su ciò che si è realmente in grado di raggiungere, piuttosto che da dove si proviene." Philippe Courtot, CEO, Qualys
"Poiché alle persone qui viene insegnato a pensare in grande, essi iniziano di conseguenza a pensare fuori dagli schemi, a correre dei rischi e a tollerare un eventuale fallimento." Steve Westly, ex controllore della California, fondatore The Westly Group
Quarto passo: Sii audace, fallo!
"La cosa più importante da possedere è la passione, in modo da seguire i propri sogni ed acquisire determinazione per convertirli in realtà.” Raj Singh, Founder & Managing Director, Redwood Ventures
"Mio padre ha sicuramente instaurato in me un forte spirito di coraggio, insegnandomi a non avere mai paura di nessuno. Mio padre era un vero e proprio anticonformista." Guy Kawasaki, Managing Partner, Garage Technology Ventures
Quinto passo: Continua il tuo percorso – spingiti al limite
"Una delle cose principali che ho imparato è che il successo è semplicemente questione di fare sempre meglio domani, quello che fai oggi." Khaled Olayan, Presidente di Olayan Saudi Holding Company
"Penso che il progresso sociale assoluto, completo e senza ostacoli sia possibile, se attuato con determinati vincoli molto limitati. Sei ciò che puoi ottenere adesso." Nat Goldhaber, Amministratore delegato, Claremont Creek Ventures
Sesto passo: Sii un leader
"Quando diventi un leader, la vera chiave per il successo è prendere la decisione giusta, non avere ragione". Guy Gecht, CEO, EFI
Settimo passo: Sii innovativo
La sfida più grande, ad essere sinceri, è stata mettere in moto Internet" Vinton Cerf, Chief Evangelist, Google
"Perché la vita non è solo ‘spezie e curry’, ci sono altre cose, dunque mantieni sempre la mente aperta." Samba Murthy, Serial Entrepreneur
Ottavo passo: Sii appassionato
"Amo quello che faccio, faccio quello che amo e vengo pagato per farlo." Jean-Louis Gassée, Partner, Allegis Capital
"Ho sempre avuto il desiderio di riuscire a fare esattamente quello che volevo: uno di questi era venire in questo paese, e l’altro di avviare le aziende che ho fondato. Migliorare è ancora un desiderio attuale per me. Possiamo dire che il mio scopo nella vita è costruire costantemente prodotti migliori." Andy Bechtolsheim, Co-Fondatore, Sun Microsystems
Nono passo: Costruire una rete (network)
"È un mondo piccolo, molti di noi si conoscono. Abbiamo lavorato l'uno con l'altro almeno una volta, ci siamo sfidati e abbiamo collaborato.” Vinton Cerf, Chief Evangelist, Google
Decimo passo: Contraccambiare ("give back")
"Ho avuto la convinzione, sin dalla prima infanzia, che per avere successo nella vita bisognasse fare qualcosa che sopravviva a lungo e lasci un impatto nel futuro." Rajesh Gupta, Professore, UC San Diego in Computer Science
"In giovane età, il successo lo si ottiene se si raggiungono i propri obiettivi: stabilisci degli scopi per te stesso, e se li incontri o li superi, hai successo. In un'età successiva invece, ciò non è sufficiente;
Si inizia a voler lasciare un segno nella società restituendo e migliorando la vita intorno a se stessi." Dan Mayden, presidente emerito, Applied Materials
Questo testo e' stato liberamente tradotto dalla versione originale in inglese di Peter Ivanov. Peter Ivanov e' autore internazionale ed esperto di 'virtual team'. In Italia, a Bologna, ha presentato il suo ultimo libro nel 2018 durante un evento ospitato dallo Studio Notarile Demaio. www.peter-ivanov.com
Un diverso modello per il trasferimento tecnologico sull'inteligenza artificiale, quello proposto dall'IEEE in California. Le tematiche di ricerca sono suggerite da Google, Microsoft e altre imprese tecnologiche.
L'approccio classico nel mondo scientifico e' "il ricercatore individua un tema di ricerca considerando lo stato dell'arte nel suo settore, e l'industria cerca nella ricerca risultati trasformabili in nuovi prodotti". La ricerca vede nell'impresa un supporto economico e la possibilita' di trasferire sul mercato alcuni dei suoi ritrovati. Lo sanno bene i centri per il trasferimento tecnologico (e la valorizzazione della ricerca) di cui si sono dotate universita' e enti di ricerca italiani. Dall'altra parte, questo modello e' anche chiaro a coloro che si occupano nelle imprese di individuare nuove tecnologie e ritrovati scientifici da industrializzare.
E' questo l'approccio migliore per fare innovazione o si puo' migliorare?
L'imprenditore (parlo dell'imprenditore-inventore, quello che crea imprese tecnologiche innovative, non di coloro che rivendono prodotti di terzi o fabbricano prodotti a bassa innovazione), sa bene che il punto di partenza non e' la tecnologia ma piuttosto un bisogno/problema non risolto che hanno in molti o che si piu' risolvere in modo nuovo, piu' economico o piu' performante, spesso usando le tecnologie. E' cosí che sono nate alcune delle imprese di maggior successo. E poiche' un problema e' tanto piu' grande quante piu' persone potrebbero beneficiare dalla sua soluzione, i grandi problemi rappresentano anche grandi opportunita' di mercato e la loro soluzione e' vantaggio competitivo per l'impresa verso la concorrenza.
Riflettendo queste considerazione sul mondo della ricerca si comprende che se si partisse dall'industria, invece che dalla ricerca stessa, nell'evidenziare i temi di ricerca i risultati sarebbero migliori per l'industria e il trasferimento tecnologico avverrebbe in minor tempo. In altre parole, se fosse l'industria a suggerire le tematiche di ricerca, non solo queste rifletterebbero la conoscenza dello stato dell'arte del ricercatore ma anche la comprensione del mercato che l'impresa ha.
Il World Technology Summit dell'IEEE (https://wts.ieee.org) si basa su questo modello. E' la prima conferenza (anche se questo termine le sta stretto) in cui le tematiche da trattare sono suggerite da alcune delle piu' grandi imprese del mondo come Google, Intel, Microsoft, Samsung, e molte altre. I ricercatori sono invitati a partecipare esponendo le loro soluzioni e la loro ricerca a problemi gia' individuati e quindi con un potenziale alto impatto imprenditoriale.
La prima edizione del World Technology Summit (WTS) si terra' a San Jose (California) nel cuore della Silicon Valley a Novembre 2024. Aziende e ricercatori si uniranno per risolvere le sfide tecniche legate alla creazione di prodotti e servizi competitivi, con focus sull'inteligenza artificiale, le sue applicazioni dalla medicina all'intrattenimento e al cibo, e a tutto cio' che e' di corollario per l'implementazione su larga scala come i sistemi di produzione dell'energia o di raffreddamento per i data-center.
Lo sponsor principale del WTS è l'Industry Engagement Committee dell'IEEE, che ha lanciato questa iniziativa in modo che l'industria potesse descrivere le complesse questioni tecnologiche coinvolte nella creazione di prodotti e coinvolgere i ricercatori nella ricerca di soluzioni innovative.
I partecipanti attesi, oltre agli ingegneri interessati alla pianificazione dei prodotti del futuro e coloro che lavorano nel settore del trasferimento tecnologico accademico, sono i membri delle comunità di sviluppo prodotto, marketing e supporto, rendendo l'WTS fucina delle innovazioni del prossimo futuro e luogo di dialogo tra le diverse professionalita' dell'innovazione.
Bruno Iafelice, PhD
IEEE senior member e WTS committee member
Entra in vigore a gennaio 2024 il decreto del Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica che, nel perseguire gli obiettivi di decarbonizzazione 2030, promuove la nascita delle Comunità energetiche rinnovabili e dell’autoconsumo diffuso in Italia.
Cosa sono le Comunità energetiche rinnovabili (C.E.R.)
Le “Comunità energetiche rinnovabili” (c.d. C.E.R.) sono aggregazioni di soggetti (come ad esempio persone fisiche, PMI, associazioni con personalità giuridica di diritto privato, enti territoriali e autorità locali, ivi incluse le amministrazioni comunali, gli enti di ricerca e formazione, gli enti religiosi, quelli del terzo settore e di protezione ambientale nonché le amministrazioni locali) che scelgono di unirsi per l’autoproduzione e l’autoconsumo di energia elettrica da fonti rinnovabili.
È bene precisare che la “comunità” è un soggetto di diritto autonomo rispetto ai singoli “associati”.
Quali obiettivi perseguono le C.E.R.
L'obiettivo principale della C.E.R. è quello di fornire benefici ambientali, economici o sociali -a livello di comunità ai suoi soci o membri o alle aree locali in cui opera la comunità- e non quello di realizzare profitti finanziari. Per quanto riguarda le imprese, la partecipazione alla comunità di energia rinnovabile non può costituire l'attività commerciale e industriale principale.
Quali agevolazioni per lo sviluppo delle C.E.R.
Sono previste due forme di agevolazioni per lo sviluppo delle C.E.R:
a) un contributo a fondo perduto fino al 40% dei costi ammissibili, finanziato dal PNRR (fondi disponibili per 2,2 miliardi di euro) e rivolto alle comunità i cui impianti sono realizzati nei comuni sotto i cinquemila abitanti, che supporterà lo sviluppo di due gigawatt complessivi fino al 30 giugno 2026; tale contributo è cumulabile con l’agevolazione della tariffa incentivante (vedasi punto b).
b) tariffa incentivante sull’energia rinnovabile prodotta e condivisa per tutto il territorio nazionale (quindi dal piccolo comune alla città metropolitana) con potenza massima agevolabile di 5 GW entro il 31 dicembre 2027.
Le regole operative
Come previsto dal decreto, entro i successivi trenta giorni saranno approvate dal Ministero, previa verifica da parte dell’ARERA e su proposta del Gestore dei Servizi Energetici (GSE), le regole operative che dovranno disciplinare le modalità e le tempistiche di riconoscimento degli incentivi.
Il GSE, soggetto gestore della misura, metterà in esercizio i portali attraverso i quali sarà possibile presentare le richieste, entro 45 giorni dall’approvazione delle regole.
Verifica preliminare di ammissibilità
È possibile richiedere al GSE una verifica preliminare di ammissibilità dei progetti alle disposizioni del decreto.
Documenti e guide informative.
Oltre alla documentazione già presente sul sito www.mase.gov.it, il GSE, inoltre, renderà disponibili sul proprio sito istituzionale (www.gse.it) documenti e guide informative, oltre a canali di supporto dedicati, per accompagnare gli utenti nella costituzione delle CER e, in raccordo con il Ministero per l'ambiente e la Sicurezza Energetica, lancerà una campagna informativa per rendere consapevoli i consumatori dei benefici legati al nuovo meccanismo.
Conclusioni
Il Ministero per l'ambiente e la Sicurezza Energetica e i tecnici del settore vedono nelle C.E.R. una concreta possibilità di svolta per lo sviluppo delle “rinnovabili” in Italia, con conseguenti nuove opportunità per i territori e gli operatori.
L’attività di monitoraggio, con cadenza semestrale, demandata dal decreto al GSE, rivelerà gli effetti derivanti dall’attuazione del provvedimento.
In scadenza: candidarsi per un programma di immersione in Silicon Valley
Un ponte tra la culla del Rinascimento e il cuore dell'innovazione tecnologica per sostenere i giovani che vogliono trasformare un talento in un'impresa, un'idea innovativa in un progetto imprenditoriale di successo, seguendo le orme degli imprenditori seriali e dei venture capitalist della Silicon Valley.
Anche per quest'anno la Contea di Santa Clara, gemellata con la Città Metropolitana di Firenze, e il TVLP Institute di Menlo Park mettono a disposizione delle borse di studio per partecipare a un programma immersivo in imprenditorialità e tecnologie emergenti che si svolgerà questa estate in Silicon Valley.
Il bando della Contea di Santa Clara prevede l'assegnazione di borse di studio riservate a candidati che abbiano compiuto 21 anni, che da almeno 6 mesi siano residenti nella città metropolitana di Firenze o iscritti ad una università locale, che dimostrino la volontà di partecipare a un programma immersivo di formazione imprenditoriale nella patria dell'imprenditorialità, dove neolaureati hanno mosso i primi passi dentro le mura di un garage prima di dare vita a nuove avventure imprenditoriali e dove hanno sede tra le più note multinazionali del settore tecnologico, come Google, eBay, Amazon, Apple e tante altre.
Ai candidati che otterranno il finanziamento dalla Contea di Santa Clara, TVLP Institute offrirà a sua volta un'ulteriore borsa di studio per un totale di 2.000 dollari. Ma non solo, ad accogliere gli aspiranti imprenditori ci sarà sopratutto anche la comunità della Contea di Santa Clara che annovera imprenditori e investitori di fama mondiale, molti di loro legati per cultura, passione o interessi con la città di Firenze.
La contea di Santa Clara è l’epicentro della Silicon Valley con iconiche città quali Cupertino, Mountain View, Sunnyvale, San Jose e tante altre, ospita aziende high-tech (Google, Apple, Amazon, Intel, Invidia, HP, Intuit, etc.), imprenditori e investitori di successo.
I candidati ideali sono giovani innovatori che vogliono trasformare una idea basata sulle tecnologie in una nuova impresa, ricercatori universitari che vogliono create una startup, e giovani imprenditori. Maggiori informazioni e le istruzioni per partecipare sono in questa pagina https://tvlp.co/florentine
Se coordini un centro per il trasferimento tecnologico, un incubatore, o un gruppo di investimento nella Città Metropolitana di Firenze puoi chiedere di collaborare scrivendo a florentine@tvlp.co
Come fare business in Cina? 10 suggerimenti, da come stare a tavola a come negoziare per navigare nel mondo degli affari ed evitare fraintendimenti culturali.
Passata l'emergenza covid-19 imprese e imprenditori fanno il conto con un mercato globale diverso e con nuovi, e rafforzati, attori internazionali. Centrale, sempre di più, il ruolo della Cina. Tra i principali fornitori mondiali durante la pandemia, il gigante asiatico offre oggi nuove enormi opportunità se si hanno know-how, capacità di innovazione e disponibilità per gli investimenti necessari. La difficoltà negli spostamenti per lavoro e il relativo aumento dei costi, rende necessario trovare un metodo efficace per comunicare.
Ma come fare business in Cina? Ho trascorso viversi anni in oriente. Sono arrivato a Pechino per un master all’Università e sono rimasto a Shangai per 7 anni lavorando per un’azienda di automotive e poi aprendo una società di consulenza in materia di qualità. Quello che ho imparato lo posso condensare in quella che chiamo "Chinese art of the deal" - come fare affari in Cina.
1) I capi non discuto o negoziano i problemi. È il suggerimento più importante, da non scordare mai. Al capo devi solo parlare di cose positive, non entrare nel dettaglio delle problematiche. Non è una negoziazione diretta come spesso avviene negli USA e in altre parti del mondo. Con il capo devi stabilire un buon rapporto. I dettagli e le negoziazioni avvengono tra i secondi in grado di ambo le parti. Non si parla dei problemi col capo, ma col secondo che li riferisce, registra la risposta e la riporta all'interlocutore. Mai iniziare una discussione con il capo, specialmente di fronte a terzi. Mai dargli torto davanti ai subalterni, se succedesse perderebbe la faccia. Non accetterebbe mai un affare con qualcuno che l’ha offeso pubblicamente, per paura che i dipendenti lo considerino debole.
2) Nella cultura cinese non esiste la parola “NO”. Quindi non vi diranno mai un no diretto e non ne accetteranno uno da parte vostra. Tutto è possibile. Ci sono due sole risposte possibili da parte dei cinesi, o sì o il silenzio.
3) Il silenzio e la pazienza sono le armi più importanti. I Cinesi sanno che gli occidentali sono impazienti e, non rispondendo, la controparte sarà tentata di abbassare le richieste.
4) Bisogna creare una sana competizione. Occorre cercare partner alternativi e con molta delicatezza fai capire che ci sono diversi competitor che vogliono fare affari con te. Il messaggio che deve passare è "mi piacerebbe fare affari con te, perché ti rispetto, ma ci sono altre offerte".
5) Il concetto di "perdere la faccia" è riferito alla reputazione. Per ogni azione devi chiederti: questo farebbe migliorare o peggiorare l’immagine del “capo” di fronte la sua cerchia di amici e collaboratori?
6) Più dimostri di essere di successo più vorranno collaborare con te. Scordatevi la modestia. È meglio parlare in grande, ma con grazia e in modo indiretto (magari ad un secondo del capo).
7) La scala dei valori. Quello che è qualcosa di grande in occidente in Cina è da moltiplicare per 1000. Non sono interessati ad affari piccoli, ma a grandi, infinite, opportunità.
8) Il gioco d’azzardo. Gli imprenditori cinesi amano il rischio e ne sono dipendenti. Se riuscite a fare leva su questo aspetto le possibilità che avete sono più alte. Cercano costantemente nuove possibilità e nuovi business in cui investire, anche molto distanti da quelli di cui si occupano.
9) Saper stare a tavola è importante. Non si soffia mai il naso a tavola, mai. Rifiutare un brindisi quando te lo chiede qualcuno è un segno di maleducazione. L’atteggiamento nei confronti dell’alcol è di tipo asiatico: anche nei pranzi di affari è accettabile bere molto. Chi non beve è considerato qualcuno che ha qualcosa da nascondere. Un detto famoso è che a tavola, anche l’impossibile diventa possibile.
10) Non esiste distinzione tra amicizia e lavoro. Un rapporto ha entrambe le componenti. Gli affari si fanno con gli amici e ogni amico è una possibilità di fare affari.
Una cosa da tenere in considerazione è se hanno studiato o lavorato all’estero. Questo stempererà molto le caratteristiche di cui sopra. Ovviamente questi sono i tratti generici. Prestate attenzione a queste cose, ma non consideratele verità assolute. La Cina è un paese vasto e molto diversificato. Ogni posto riflette mentalità e modi di fare specifici. L’unica cosa che reputo accomuni tutti, è la passione per gli affari. Lo considerano più che un modo per arricchirsi. Per loro è una ragione di vita, a cui dedicano impegno e studio.
Luca Spaggiari
Luca Spaggiari è un imprenditore ed esperto di trasferimento tecnologico. Alumno TVLP. Ph.credit: Unsplash.
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Non si tratta di dipendenti sfaticati. Piuttosto è l'invito alla rivisitazione dei modelli lavorativi che ogni datore di lavoro dovrebbe ascoltare.
"Quiet Quitting" in italiano suona "abbandono silenzioso", è il fenomeno del mondo del lavoro che fa seguito alla "Great Resignation" (la tendenza di molti lavoratori, soprattutto altamente qualificati, a licenziarsi nei primi mesi del 2022, non riconoscendosi più nel modo di lavorare tradizionale che, passata la pandemia da covid-19, il mondo del lavoro si preparava lentamente ad abbracciare di nuovo).
Quiet Quitting in pochi giorni è diventato uno dei termini più usati sui social media negli Stati Uniti e non solo. E' il fenomeno in cui i dipendenti - soprattutto quelli della generazione Z - raggiungono gli obiettivi lavorativi ma al tempo stesso vogliono dedicarsi agli amici e alla famiglia. L'ossessione per il lavoro e la carriera della mentalità “hustle”, ossia la cultura americana che insegna che bisogna ambire a sempre di più, è quindi sostituita dalla ricerca di un lavoro "smart", cioè organizzato per consentire un buon bilanciamento tra vita lavorativa e personale, e con spazio per le proprie passioni.
Se ti riconosci in questa descrizione e stai considerando di cambiare lavoro, ci sono alcuni elementi che dovresti tenere a mente. Prima di tutto, ricordati che esperienza e competenze trasferibili sono fondamentali. Secondo McKinsey da loro dipende il 40-60% di ciò che si guadagna in una intera vita lavorativa. Le competenze trasferibili sono quelle abilità che possono essere utilizzate in diversi ruoli e lavori. Ad esempio, pensare in maniera innovativa, adattarsi velocemente a luoghi e contesti nuovi, saper lavorare in gruppo, avere attenzione ai dettagli, conoscere tecnologie emergenti, ragionare in maniera flessibile come all'interno di una startup, e altre.
Quelle elencate sono tutte abilità che fanno parte della cultura imprenditoriale nel modello Silicon Valley, e sono alcune delle competenze insegnate nei programmi del TVLP Institute, virtuali/online e di persona, che recentemente hanno visto un crescente interesse da parte di dipendenti, e non solo da imprenditori o aspiranti tali.
Elevare le competenze professionali è uno dei primi passi per chi abbraccia il concetto di Quiet Quitting. Questi lavoratori sono più propensi di altri a mettersi alla prova. Una ricerca pubblicata sulla rivista IEEE Transactions on Engineering Management riporta che imparare dall'esperienza personale e professionale di imprenditori e investitori di successo è fondamentale. Si tratta di un condensato multi-culturale, multi-funzionale e multi-settoriale che solo coloro che hanno trasformato alcune startup della Baia di San Francisco in aziende iconiche possono condividerlo.
Diverse aziende stanno ancora assumendo e in media due dipendenti su cinque valutano di lasciare il lavoro. Ciò crea una serie di spostamenti e potrebbe aprire opportunità lavorative altrimenti non disponibili. Se quindi stai pensando di cambiare lavoro (non di fare "quiet quitting"), forse è il momento giusto.
Se sei un datore di lavoro, ti trovi dall'altra parte del tavolo, e dovresti considerare alcune cose.
La flessibilità è fondamentale. La Generazione Z vuole modelli lavorativi ibridi (in presenza e in remoto) o completamente in remoto - ha detto Jingfang Cai, vice presidente dello sviluppo risorse umane per LinkedIn, in una recente intervista al Washington Post. I datori di lavoro dovrebbero quindi offrire opzioni flessibili che consentano ai dipendenti di scegliere.
Essere riconosciuti per i loro sforzi è un altro punto chiave per questi dipendenti. Secondo McKinsey, il rapporto con il diretto superiore è uno dei principali fattori di insoddisfazione sul lavoro. La trasparenza è altrettanto importante. La Generazione Z vuole sapere cosa è importante per i loro datori di lavoro, in base a quale criterio si definiscono le priorità, e come sono allocati gli investimenti economici.
Le imprese dovrebbero riconsiderare l'organizzazione della forza lavoro, preferendo una struttura orizzontale con team più piccoli organizzati ognuno come una startup. Dare priorità all'apprendimento è cruciale. La Generazione Z vuole crescere e imparare, afferma Jingfang Cai. Le aziende dovrebbero offrire ai dipendenti opportunità di formazione, crescita professionale e tutoraggio per migliorare continuando ad imparare, e spazio per sviluppare le proprie idee. Potrebbero imparare dalle startup di successo, i cui leader puntano al risultato, piuttosto che a tenere i dipendenti semplicemente impegnati.
Bruno Iafelice
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Saper trasformare una idea in un nuovo prodotto è necessario per navigare opportunità e cambiamenti introdotti dal Covid-19. Una nuova serie di master part-time è online dalla Silicon Valley.
Il mondo è già cambiato e non sarà mai più lo stesso. Secondo un recente studio di McKinsey il COVID-19 ha spinto una importante fascia delle popolazione verso gli acquisti online e l'uso di strumenti digitali. Ma non solo. Secondo gli analisti superata una difficoltà iniziale il consumatore ha non solo apprezzato la facilità e immediatezza dell'acquisto virtuale ma ha continuato a preferirlo anche quando le opportunità di fare acquisti di persona sono tornate. Insomma il mondo del lavoro e degli affari ha visto nell'ultimo anno una serie di cambiamenti epocali che non torneranno più indietro. Secondo il Sole24Ore quella del Covid-19 è l'ultima chiamata per la digitalizzazione italiana.
Le analisi simili a quelle citate sono numerose. Rappresentano un monito per imprese e professionisti a innovare l'offerta di prodotti e servizi, decodificando le nuove esigenze dei consumatori. Ma non solo. Suggeriscono una revisione dell'intero mondo del lavoro - in qualsiasi industria - con nuovi paradigmi e nuove figure professionali. Quest'aria di cambiamento è quella che si sente in Silicon Valley dove da circa un anno tra le startup di San Francisco e gli investitori della Sand Hill road a Menlo Park si discute, pragmaticamente, non più dei danni causati dal corona virus ma piuttosto di opportunità. La pandemia, che ha colpito a livello mondiale, ha creato uno spazio di innovazione altrettanto enorme.
La cultura imprenditoriale è alla base di questo cambiamento. E' quell'insieme di strumenti e conoscenze con le quali decodificare le esigenze dei consumatori e disegnare i nuovi prodotti per la rivoluzione economica alle porte.
I docenti del TVLP Institute hanno raccolto gli insegnamenti ispirati al successo delle aziende tecnologiche della baia di San Francisco che più di tutte hanno beneficiato dall'accelerazione del digitale durante le prime fasi della pandemia. Il risultato è una nuova serie di programmi e master formativi che a partire da settembre saranno offerti online in forma part-time ogni sabato per circa 10 settimane. La nuova struttura online dei master permetterà l'accesso anche a coloro che non possono viaggiare, senza interferire con gli impegni familiari o lavorativi.
I percorsi offerti sono tre con, al termine, il Certificate in Technology Entrepreneurship:
DESIGN & LAUNCH A NEW VENTURE
RAISE CAPITAL & GROWTH
LEADERSHIP & TEAM CREATION
Le tematiche scelte, da come identificare opportunità di nuovi prodotti alla leadership e storytelling, costituiscono un insieme di competenze necessarie a tutti coloro che intendono crescere professionalmente (e non solo sopravvivere) nel nuovo 'normale' post pandemia.
L'epidemia ha cristallizzato nella mente di imprenditori e direttori di azienda la necessità di accelerare la digitalizzazione. Tuttavia quella che può sembrare una semplice corsa ad adottare nuove tecnologie, ad esempio per accettare pagamenti elettronici o far lavorare i dipendenti da casa, è invece una rivoluzione metodologica e culturale alla quale molte imprese non sono preparate. Si tratta di acquisire una cultura del lavoro in cui flessibilità, motivazione e fiducia devono essere le parole chiavi. La tecnologie diviene uno strumento, necessario, ma non sufficiente. Da sola non è la soluzione.
Sono queste alcune delle tematiche dei nuovi master online del TVLP Institute destinati a creare una nuova classe di imprenditori e di manager.
Chris Anderson, il fondatore di TED, spiega in una intervista in Silicon Valley le tecniche principali per comunicare e l'importanza della comunicazione per un imprenditore
Mentre tutto il mondo si è fermato per il coronavirus, Chris Anderson, ideatore e fondatore del TED, lo scorso Aprile ha ospitato Bill Gates e Susan David, psicologa di Harvard, per parlare in maniera informativa e ottimistica del COVID-19. Ovviamente online.
Anderson è un esperto dell'importanza della comunicazione e di come coniugare in maniera informativa concetti di scienza e tecnologia per un pubblico non prettamente tecnico. Lo abbiamo intervistato a Mountain View in California nel maggio 2016 quando ha fornito una serie di suggerimenti a dieci imprenditori italiani arrivati negli Stati Uniti con un programma internazionale promosso da TVLP Institute e Regione Emilia-Romagna per apprendere il modello della Silicon Valley. Una lezione, quella di Anderson, attuale ora più che mai.
Saper comunicare non è una caratteristica solo del politico o del personaggio pubblico. Anche chi amministra un'azienda deve essere in grado di motivare i propri dipendenti e spingerli a credere nelle proprie idee. A maggior ragione chi deve iniziare un nuovo progetto imprenditoriale, che è chiamato a giocarsi tutto sulla capacità di promuovere se stesso.
"Un imprenditore non può realizzare la propria visione da solo, ma ha bisogno di altri. Quindi deve coinvolgere altre persone, deve essere bravo a comunicare la propria idea agli altri, in modo chiaro. Questo vale non solo se deve parlare a un gruppo numeroso, ma anche se deve parlare con i propri collaboratori o con gli investitori" dice Anderson durante il nostro incontro.
Secondo Anderson, autore del libro bestseller "Ted Talks. The official Ted guide to public speaking", ci sono delle regole per una buona comunicazione che imprenditori e leader dovrebbero sempre seguire: "Bisogna avere qualcosa di significativo da dire perché non si può parlare se non si sa cosa dire. Se uno ha qualcosa da dire, tutto il resto può essere imparato nel tempo".
Sempre secondo il fondatore del TED "Il 'public speaking' non può essere qualcosa per te stesso, ma per il tuo pubblico: non si deve vendere qualcosa, ma essere capace di trasmettere qualcosa per suscitare interesse. Un imprenditore deve essere veramente disposto a rimuovere tutte le cose che non sono veramente necessarie per comunicare il proprio messaggio. Bisogna focalizzarsi solo su una cosa e cercare di spiegarla veramente bene".
Intervista completa a Chris Anderson nel video servizio di Askanews.
Anderson porta avanti il TED Prize dal titolo “The Audacious Project”, una iniziativa benefica fondata nel 2018 per sostenere azioni filantropiche, e continua ad essere la mente creativa dietro gli eventi TED che, iniziati a fine anni '80, con oltre 2.600 'talk' sono tra i video più visti al mondo e generano fatturato per oltre 66 milioni di dollari per la non-profit Fondazione TED.