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Il past CTO di Intel, Michael Condry, a Bologna: l'Intelligenza Artificiale ci farà vivere più a lungo



Un primo ospite d'eccezione ha inaugurato la serie di eventi Brainstorming Lounge EXECUTIVE giovedì 4 ottobre 2018 presso lo Studio Notarile Demaio di Bologna alla presenza di imprenditori, investitori e manager locali. Michael Condry,  past CTO Intel e presidente di IEEE-TEMS è arrivato per l’occasione dalla California, dove risiede, è il primo di un susseguirsi di ospiti internazionali che lo studio fondato dal Notaio Antonietta Demaio porterà in Italia per parlare alle imprese delle tecnologie che stanno cambiando il mondo e anticipare il futuro.

«In molti ci hanno chiesto perché uno studio notarile ospita una serie di eventi su tecnologia e imprenditorialità. Per me non c’è nulla di più immediato - ha esordito il Notaio Demaio accogliendo i presenti -. Affianchiamo l’imprenditore nel dare forma giuridica alla sua impresa e in tutto i momenti più importanti incluse operazioni di raccolta di capitale da investitori, acquisizioni, vendite o inserimento di nuovi soci».

Riferendo della propria esperienza in Silicon Valley, dove gli studi legali ospitano eventi simili per contribuire alla crescita delle imprese locali, il Notaio Demaio ha spiegato come solo l’innovazione sia in grado di generare un vantaggio competitivo in un mondo globale e di come in Califonia abbia capito che conoscere le tecnologie emergenti è importante per i professionisti che si occupano di operazioni societarie e imprese innovative.

«Ci sono meccanismi legali raffinati in Silicon Valley in anni di venture capital e di creazione di imprese tecnologiche che possono essere replicati e adattati al diritto Italiano - ha proseguito -. Il vesting (in Italiano vestitura della quota) ad esempio è un potente strumento per impostare i rapporti tra i soci e gestire l’uscita o l’allontanamento di un socio senza creare una crisi societaria e un danno di liquidità all’impresa».

Proprio dalla mecca della tecnologia è arrivato Michael Condry. Un passato come docente alla IEEE-TEMS, lo porta a girare il mondo per conoscere le imprese più innovative.
Princeton University e una carriera strabiliante nell’industria prima di arrivare all’Intel dove ha raggiunto il ruolo di direttore tecnico (CTO in Inglese). Condry che mastica imprenditorialità e innovazione da sempre racconta come il ruolo di presidente per la prestigiosa IEEE-TEMS, lo porta a girare il mondo per conoscere le imprese più innovative.

Parla di come gli imprenditori Cinesi stiano usando l’AI (intelligenza artificiale) per colmare la barriera linguistica della Cina e per predire gli interventi di manutenzione delle macchine così da aumentare la produzione e il profitto delle imprese. Condry racconta di come l’uso di tecnologie ha permesso all’Intel sotto la sua guida di risparmiare 9 miliardi di dollari migliorando i cicli produttivi.

Tra le applicazioni più promettenti in Silicon Valley ci sono le interfacce per il comando vocale che presto potrebbero sostituire tastiera e mouse così da aprire l’accesso ai computer a fasce della popolazione per ora escluse per età o per limitazioni fisiche.

Clinicai una startup di cui il past CTO Intel è presidente del comitato scientifico sta usando l’AI per riconoscere in maniera precoce i tumori e altre malattie invalidanti. E’ proprio nel campo delle scienze della vita che Condry individua le più promettenti applicazioni di questa nuova tecnologia.
Un'impressionante mole di dati che le macchine potranno usare per predire ciò che nessun umano potrebbe riconoscere. Altro settore chiave è quello delle auto a guida automatica e della formazione; in quest’ultimo l’AI potrebbe addirittura predire a un ragazzo quale percorso di studi permetterà di maggiormente esprimere le sue doti.


Il prossimo evento del Brainstorming Lounge EXECUTIVE è dedicato a come "Sviluppare progetti velocemente, riducendo costi e preparando l'impresa alle sfide del futuro". Sarà presente Peter Ivanov, autore ed esperto di Virtual Power Teams.

INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: https://blounge22novembre.eventbrite.com

Guida: gli strumenti che non possono mancare sulla scrivania moderna



C’erano una volta i set per scrivania: il portalettere, il contenitore cilindrico per le penne, e
l’immancabile “sottomano” contenente fogli bianchi. Dagli anni ’70 le scrivanie sono cambiate riflettendo modi nuovi di lavorare e accogliendo nuovi strumenti di lavoro. Oggi la scrivania è pressoché diventata il computer – di forma portatile che ci segue ovunque – e una serie di altri accessori.

Quale sarà allora l'ufficio del prossimo futuro, tenendo conto delle nuove abitudini dei lavoratori? Quali sono gli arredi che proprio non possono mancare senza investire una fortuna?

In questa breve guida vediamo alcuni strumenti che un’azienda, una startup o uno studio professionale non dovrebbero farsi mancare per creare un ambiente di lavoro al passo con i tempi, smart e confortevole per il lavoratore. Abbiamo fatto un elenco a giugno 2018 cercando la soluzione più performante ed economica (sì perché non sempre quello che costa di più vale di più).

La scrivania
Il modello che preferiamo è la BEKANT prodotta dalla IKEA. E’ una scrivania regolabile in altezza € 389 da Ikea.
attraverso un meccanismo elettrico così da poter alternare momenti in cui si è seduti regolarmente a sessioni di lavoro in piedi o su uno sgabello. Secondo alcuni studi, inserire momenti di lavoro in piedi durante la giornata aumenta la produttività e migliora la salute. La scrivania BEKANT esiste di varie dimensioni, la 160 x 80 cm colore bianco costa



Il telefono
È vero che la maggior parte delle telefonate ormai si fanno con il cellulare e si tende sempre più spesso a sostiturle con conference call via software. Ma se proprio serve il telefono, che sia voip. I nostri preferiti sono quelli della Fanvil modello X3SP e X4SP. Sono telefono voip che supportano tra 2 e 4 linee contemporaneamente. Si possono accoppiare ad un centralino voip virtuale come quello della società romana openvoip.it che con 8 euro al mese permette di avere fino a 5 telefoni; basta collegare l’apparecchi in una presa di rete e il gioco è fatto.
Fanvil X3SP è in vendita su Amazon a € 48




Computer
Ovviamente un portatile, per lavorare in ogni angolo del cosmo, in qualsiasi momento. I nostri preferiti sono gli Apple.

Setup per computer (monitor, tastiera e mouse)

Quando ci si siede alla scrivania dell'ufficio il compuer portatile deve trasformarsi in una comoda postazione di lavoro. Per questo scopo usiamo una tastiera wireless Magic Keyboard € 119 e il Magic Mouse wireless € 89 della Apple.

Il monitor è la risorsa più importante. Da collegarsi con presa DVI o mini-DVI (Usb-c per gli ultimi portatili).
Il monitor offrire ampio spazio di lavoro ed essere accuratamente scelto poiché è l’oggetto che osserviamo per la maggior parte della nostra giornata. Non possono mancare le tecnologie per riposare gli occhi e togliere la luce blue nel pomeriggio.
E l'investimento in due monitor per una scrivania non deve apparire un'esagerazione: consente di aprire e consultare contemporaneamente più programmi e più documenti, aiutando a ridurre al minimo (o ad eliminare) l’uso della carta.
I nostri monitor preferiti sono il Dell U2518D circa € 250 e Dell P2418D circa € 200; diversi venditori su Trovaprezzi.it
Se fate grafica e volete un monitor con calibrature professionali, potete considerare i BenQ PD2500Q e BL2420PT (un po’ più vecchio ma a nostro parere con colori più vicini alla realtà).

Lo scanner 
Odiate anche voi la carta? Pensate che faccia parte di uno modo antico di lavorare e irrispettoso per la natura? Dopo aver acquistato un paio di monitor, uno scanner da scrivania fa il caso vostro. Meglio se bidirezionale. Il nostro preferito è il veloce e compatto Brother ADS1600W in vendita a € 260 su Amazon. Si collega ai sistemi di archiviazione cloud come Box, Dropbox, Google Drive e altri.






Nota: Questo articolo ha uno scopo puramente culturale. Non ci interessa fare pubblicità alle aziende citate. Non assumiamo alcuna responsabilità per i suggerimenti dati poiché ogni tecnologia va contestualizzata e poiché non siamo responsabili dei prodotti citati. 

I più bei luoghi di lavoro del mondo



La sharing economy (basata sulla condivisione di beni e servizi) e, ancora di più, la gig economy (con il superamento del posto fisso e del contratto a tempo indeterminato) stanno trasformando non solo il modo di lavorare ma anche lo spazio in cui si lavora.
Le macchine e i robot hanno reso obsolete alcune figure professionali, e quindi anche i “luoghi” in cui queste persone fino a oggi passavano la maggior parte del tempo. D'altro canto nella gran parte delle professioni l'uomo resta la vera “macchina creativa”. Gli ambienti di lavoro di oggi vanno perciò riprogettati in modo da valorizzare la creatività, il “tocco” artistico e l'esperienza degli uomini.

Sburocratizzare l'ufficio
Negli Stati Uniti da anni aziende, designer, progettisti di sistemi e ambienti per ufficio hanno dato il via a una ridefinizione del workplace, tenendo conto del passaggio dall’era industriale a quella digitale e della nuova cultura del lavoro che va oltre la postazione fissa e gerarchizzata.
L’obiettivo primario è quello di “sburocratizzare” l'ufficio, renderlo “smart”, farlo diventare un luogo di divertimento e di piacere. Le esperienze più note sono quelle di Google, Microsoft e di Apple che, oltre a riprogettare gli uffici integrandoli con gli spazi che vengono comunemente dedicati alla ristorazione, alle riunioni e al tempo libero, offrono servizi «tagliati su misura» dei propri collaboratori.
La ristrutturazione degli ambienti di lavoro, infatti, non è solo questione di planimetrie e calcoli geometrici. È prima di tutto una rivoluzione culturale.

Le biciclette utilizzate per gli spostamenti da un building all'altro di Google

Avvicinandosi al Googleplex nel quartier generale di Mountain View si comincia a respirare un
“cambio di mentalità” già negli spazi all'aperto, dove scorrono le biciclette blu-rosso-giallo-verde utilizzate dai dipendenti per spostarsi da un building all'altro. Oltre agli ombrelloni e ai tavoli in mezzo alla natura, lungo il percorso incontriamo alcuni campi da beachvolley, «un toccasana per far riposare il cervello, ma anche per creare nuove idee assieme ai colleghi» spiega chi mi accompagna nella visita. Del resto è proprio durante una “pausa” che sono nati alcuni dei progetti più interessanti, come Gmail, il servizio di posta elettronica più utilizzato al mondo.

La palestra, la lavanderia interna, il bar per consumare bevande naturali e snack energizzanti, le poltrone regolabili per lavorare col proprio computer portatile e le famose MetroNaps per fare un sonnellino sono alcune delle attenzioni che l'azienda riserva ai propri collaboratori. Ai quali garantisce supporti e agevolazioni anche fuori orario lavorativo, come per esempio le visite specialistiche e le consulenze sanitarie; all'interno di alcuni trucks che stazionano all'ingresso dell'azienda vengono poi offerti servizi come il parrucchiere o l'estetista (per una pausa pranzo “alternativa”).

Dipendenti di Google che si "rilassano" nel campo di beachvolley a Montainview

Poco più in là, sempre a Mountain View, nell'azienda creata da Bill Gates e Paul Allen la giornata lavorativa inizia con la colazione in un futuristico ristorante al piano terra di uno dei palazzi, arredato con ping pong, flipper, tavoli comodi per lavorare insieme e “contaminarsi” con gli altri oppure uno spazio “silent” per rispettare la privacy o “scollegarsi” per un po'.


Dentro Box e Carbon
Dalla Silicon Valley arrivano innumerevoli suggerimenti per aiutare a ri-disegnare un ambiente di
lavoro che possa generare benessere per i dipendenti e i collaboratori. Uno degli edifici più belli è il nuovo quartier generale di Box, la multinazionale che fornisce servizi di gestione dei contenuti cloud e di condivisione dei file. Assieme a un gruppo di 25 manager italiani, che ha partecipato a un programma immersivo promosso da TVLP Institute e Federmanager Academy, abbiamo incontrato l'ex presidente e COO di Box, Dan Levin che ci ha accolti nella nuovissima sede di Redwood City, concepita proprio per «far star bene il lavoratore».

Alcuni dipendenti al lavoro in una delle sedi di Box
Lo si capisce già all'ingresso: accolti da dipendenti con in mano l'iPad per registrare la nostra visita; un via vai di giovani che si sposta col monopattino indossando le cuffie per ascoltare la musica; il caffè, l'acqua, gli snack, i chewing gum e la frutta sempre a disposizione di tutti. «Sono regole che abbiamo scelto di adottare per il modo in cui interagiamo tra di noi, per il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro – spiega Levin –. Qui le persone vogliono lavorare in un ambiente divertente, stimolante e coinvolgente».

In un'azienda «giovane e sexy» come Box «è stata spazzata via la concezione del monarca che
comanda il popolo»: qui c'è sintonia tra tutti i livelli di dipendenti, non esistono “piani alti” o uffici isolati per i top manager; ogni piano è dedicato a un settore dove si lavora in un unico open space; gli executive sono seduti accanto ai dipendenti, per favorire la comunicazione, avere un contatto diretto con i propri collaboratori e tenere continuamente il polso della situazione e di quello che succede nell’impresa; inoltre tutti i risultati economici dell'azienda o le scelte del top management vengono condivisi su maxi schermo all'interno dell'azienda stessa.

A Box la scrivania del Ceo è di fianco a quella dei dipendenti... perché tutti si devono sentire "padroni" dell'azienda
Ogni piano – oltre a una meeting-room, ai bagni e a una kitchen room – è dotato di alcune “cabine” dentro le quali ritirarsi per telefonare senza disturbare il resto del team e per garantirsi la privacy, e di piccole stanze con quattro sedie, un tavolino e una libreria per trascorrere un po' di tempo a leggere o a riposarsi.
Se il collaboratore si sente a proprio agio sul posto di lavoro così come si sente a casa, allora le sue prestazioni saranno migliori e ne trarrà beneficio tutta l'azienda.

È questa la filosofia di fondo anche della Carbon, startup fondata a Redwood City nel 2013 che dopo aver raccolto 422 milioni di dollari dagli investitori sta trasformando la stampa 3D da prototipazione a produzione in larga scala di oggetti personalizzati. Qui progettisti, ingegneri e informatici lavorano all'interno di un enorme openspace e ognuno ha collaborato per personalizzare ogni reparto. C'è chi scrive seduto alla scrivania, chi passa la maggior parte del tempo sul divano con il PC sulle gambe e chi si sente a suo agio avendo accanto a sé il cane a cui è garantito l'accesso in azienda, una razione di croccantini e acqua a volontà.

Lavorare nell'era digitale significa modernizzare le macchine e rendere sempre più efficienti i processi produttivi. Ma non solo! Quella di oggi è l’era della conoscenza, che, almeno per ora, appartiene all’uomo. Le organizzazioni - di qualsiasi dimensione - se vogliono rimanere al passo coi tempi e assicurarsi un vantaggio competitivo sui concorrenti, devono investire una cospicua parte dei propri utili nel rendere i locali sempre più accoglienti e stimolanti. Perché dietro a un’auto Tesla che è prodotta dai robot o un servizio di pubblicità di Google che è generato in maniera automatica dai computer, ci sono persone di talento che progettano, pianificano, sviluppano.

Lavorare... in ogni angolo



L'hanno ribattezzata l’era della zainocrazia, di quei lavoratori che hanno lasciato il posto fisso (o non lo hanno neanche mai sentito nominare) e possono (o debbono) lavorare in ogni posto, negli uffici dell'azienda per cui collaborano o a casa, in autogrill o in treno, in biblioteca o al bar del centro, attrezzati soltanto di laptop e smartphone.

In Silicon Valley, abituati a dare vita a imprese nei garage dei genitori e a stipulare accordi con venture capitalist seduti al tavolo di un bar con la tazza di caffè in mano, il posto fisso (e la scrivania fissa) è quasi una reminiscenza del passato.
Zaino in spalla, borraccia d'acqua sempre a portata di mano, smartphone per prenotare un'auto di Uber o Lyft o per consultare le ultime mail: persone di ogni età svolgono così, quotidianamente, la propria professione, tra San Francisco e Palo Alto, pur non avendo a disposizione un ufficio con telefono e aria condizionata e, il più delle volte, non sentendone nemmeno l'esigenza. In alternativa all’ufficio, tante persone - giovani e meno giovani - occupano ogni giorno bar, ristoranti e locali che oltre a un pasto o a una bevanda, offrono gratuitamente un tavolo, una sedia e il wi-fi.



Red Rock, al 201 Castro Street di Mountain View, a pochissime miglia dal quartier generale di Google: non si tratta di un semplice bar in cui si servono caffè americani e pastries per le colazioni e i lunch; è un bar non-profit. «La nostra missione – spiegano – non è di fare soldi. Abbiamo voglia di servire la Silicon Valley fornendo uno spazio dove arte, musica, conversazione, affari e un fantastico caffè possano essere fruiti facilmente e liberamente». Per questo il locale è affollatissimo ad ogni ora e per tanti è diventata una felice alternativa all'ufficio o alla sala riunioni, soprattutto al primo piano dove si può condividere un tavolo al prezzo di un caffè!
Sulla panca di fianco a me sono seduti un ragazzo e una ragazza, intenti a battere i tasti sui propri computer. Sembrano fidanzati, ma in realtà sono soci d'affari: «Ci siamo conosciuti all'università, abbiamo studiato insieme e dopo la laurea due anni fa abbiamo deciso di scrivere insieme un progetto – mi raccontano –. Ora abbiamo avviato una startup, ma siamo ancora alla fase iniziale, siamo piccoli e non abbiamo una sede nostra. Prima o poi decideremo di prendere in affitto una postazione in un co-working, ma per ora non ce lo possiamo permettere».

La storia di questi due giovani laureati è simile a quella di tanti imprenditori, che partiti dal nulla hanno creato aziende di successo. Krish Ramakrishnan ci ha raccontato che mentre creava BlueJeans Network, un innovativo sistema per teleconferenze, non avendo un ufficio, si incontrava con il suo socio Alagu Periyannan in uno Starbucks al costo ogni giorno 5 dollari per un caffè e per un tavolo su cui appoggiare il proprio computer. Ora la startup vale miliardi e dal 2009 ad oggi ha raccolto 175 milioni di investimenti in 5 round.

Il co-working è una delle alternative più congeniali al garage sotto casa. Con il passare degli anni sono nate in California decine di associazioni e imprese impegnate a gestire e animare l'attività di questi spazi condivisi.


Nel quartiere di Soma, a San Francisco, è nato per esempio Galvanize con l'obiettivo – oltre a
quello di fornire alle startup una scrivania e un collegamento internet ad un costo ridotto – di mettere in connessione i ricercatori, gli imprenditori e i venture capitalist, e mettere in circolo le loro competenze, le loro esperienze e le diverse culture di riferimento. È inoltre un luogo in cui vengono organizzati ogni giorno corsi di formazione e networking events.
Come Galvanize ci sono tanti altri “modelli” di ufficio-condiviso che offrono soluzioni di ogni tipo, per le proprie esigenze lavorative o per il tempo libero, per una colazione di lavoro o per uno spuntino a fine giornata.


HanaHaus era un vecchio teatro che la società tedesca di software SAP ha rimesso a nuovo con l’intento di promuovere una «cultura dell'innovazione tecnologica» come ha spiegato il suo fondatore, Hasso Plattner.
Questo locale lungo University Ave a Palo Alto si ispira alla caffetteria che ha dato i natali alla Lloyd's di Londra, che si è evoluta fino a diventare un'azienda assicurativa specializzata a livello mondiale. Gli spazi individuali possono essere prenotati per 3 dollari all'ora e gli spazi per quattro persone per 10 dollari all'ora. Sono inoltre disponibili diverse sale conferenze per eventi e riunioni. Il costo include l’assistenza di tecnici e di esperti.

L'ultimo Brainstorming Lounge promosso da TVLP Institute è stato, invece, ospitato da OnePiece
Work a Palo Alto dove i membri – tra cui ingegneri, informatici, ma anche operatori turistici – possono scegliere di lavorare comodamente alla scrivania, o continuare a usare il computer mentre pedalano su una speciale cyclette studiata appositamente per collegare ogni tipo di device e non interrompere così la propria attività.

La Contea di Santa Clara e TVLP Institute promuovono borse di studio per giovani imprenditori di Firenze

Tempo fino al 24 giugno per candidarsi per un programma di immersione in Silicon Valley




La culla del Rinascimento e il cuore dell'innovazione tecnologica sono alleate per sostenere i giovani che vogliono trasformare un talento in un'impresa, un'idea innovativa in un progetto imprenditoriale di successo, seguendo le orme degli uomini d'affari, degli imprenditori seriali e dei venture capitalist della Silicon Valley che, valutando ogni giorno migliaia di progetti di imprese, accompagnano gli innovatori nella propria scalata.

Per questo la Contea di Santa Clara, gemellata con la Città Metropolitana di Firenze, e il TVLP Institute, l'istituto californiano che forma futuri imprenditori provenienti da oltre trenta Paesi del mondo e che ha creato una community di centinaia di innovatori, promuovono borse di studio per partecipare a un programma di sviluppo economico che si svolgerà la prossima estate in Silicon Valley.

Il bando della Contea di Santa Clara prevede l'assegnazione di borse di studio riservate a candidati che abbiano compiuto 21 anni, che da almeno 6 mesi siano residenti nella città metropolitana di Firenze o iscritti ad una università locale, che dimostrino la volontà di partecipare a un programma immersivo di formazione imprenditoriale nella patria dell'imprenditorialità, dove neolaureati hanno mosso i primi passi dentro le mura di un garage prima di dare vita a nuove avventure imprenditoriali e dove hanno sede tra le più note multinazionali del settore tecnologico, come Google, e-Bay, Amazon, Apple e tante altre.

Ai candidati che otterranno il finanziamento dalla Contea di Santa Clara, TVLP Institute offrirà a sua volta un'ulteriore borsa di studio per un totale di 2.000 dollari. Ma non solo, ad accogliere gli aspiranti imprenditori ci sarà anche la comunità della Contea di Santa Clara che annovera imprenditori e investitori di fama mondiale.

I giovani imprenditori della provincia di Firenze come primo passo devono candidarsi entro il 24 giugno facendo domanda di partecipazione sul sito www.tvlp.co e – all’interno della domanda – indicando l’interesse per la “Florentine Grant”.

Per maggiori informazioni si può scrivere a admissions@tvlp.co

In Silicon Valley nasce il programma a sostegno delle università




Gli universitari sono i professionisti e i leader del futuro, che influenzeranno aziende e interi comparti industriali. Ma un titolo di studio non basta per avere successo nel mondo del lavoro. Quella che sembra un'ovvietà, ha portato alcuni atenei negli Stati Uniti e in altri continenti a mettere in piedi progetti rivolti specificamente ai laureandi che hanno intenzione di fondare una startup o sognano di avere un'impresa propria. Con l'obiettivo di trasferire loro non solo le nozioni scientifiche per ottenere il titolo di studio, ma anche le conoscenze di imprenditorialità, di creatività e di design thinking.
Un concetto che comincia a entrare nel linguaggio di alcune università italiane che si stanno convincendo a creare più opportunità per i propri studenti, per prepararli al mondo del lavoro e assorbire la cultura imprenditoriale Oltreoceano.

Esperienze di successo sono già state fatte, per esempio, dall’università di Bologna che da tre anni, attraverso l’UNIBO Launch Pad, manda i suoi migliori ricercatori negli Stati Uniti per capire come trasformare un’idea in impresa. Una sfida raccolta anche da Ferrara, che ogni anno assegna una borsa a uno dei migliori dottorandi  con un progetto imprenditoriale, per confrontarsi con mentors e imprenditori seriali in Silicon Valley, la culla dell'imprenditorialità, dove startup nate in un garage sono cresciute fino a diventare multinazionali.

«Qui ho potuto migliorare e accrescere le mie capacità di comunicazione, per riuscire a presentare nel miglior modo possibile la mia azienda e i miei progetti. Inoltre ho imparato che per ogni problema ci può essere sempre una soluzione» spiega Lorenzo Zuolo, ingegnere, co-fondatore di SSDVision.


Ricercatori dell'Università di Pisa insieme a Dr. Fred Cohen, inventore del primo virus
informatico e investitore della Silicon Valley.

Da Pisa, invece, sono cinque i giovani ricercatori volati negli USA per partecipare al programma express del TVLP Institute di Palo Alto. Uno di loro è Gianluca Biggi, che ha ottenuto il premio sull'innovazione Best Idea Award 2017, al termine del dottorato su un sistema di valuta complementare chiamato pagoinlire.it

«La parte che mi ha colpito di più di questo corso - spiega Gianluca - è stato senz'altro il conoscere tutti gli attori che fanno parte dell'ecosistema della Silicon Valley, quindi gli investitori e tutti i soggetti che ruotano attorno al mondo delle startup. E' stata una sorpresa assoluta, non mi sarei mai aspettato che potesse esserci così tanto fermento in questa zona. Mai avrei immaginato di trovare una realtà così dinamica, avanti e così sviluppata soprattutto per il supporto che viene dato ai giovani che iniziano una carriera imprenditoriale».

L'esperienza californiana per Elisa Ferrari e Pietro Carra, co-fondatori di Smart Video Sourveillance, è stata senza dubbio l'occasione per mettersi alla prova come futuri imprenditori e, in particolare, per esporre il proprio progetto di videosorveglianza intelligente al giudizio di investitori, imprenditori ed esperti in ambito tecnologico. «Siamo venuti qui - spiegano Elisa e Pietro - per imparare meglio come organizzare il nostro progetto e come saperlo vendere a livello internazionale. Siamo rimasti molto colpiti da questa esperienza soprattutto per le sessioni di networking». Fondamentale, durante il TVLPx, il mentoring con imprenditori seriali e venture capitalist: «ci hanno fornito numerosi spunti su come cambiare l'idea del prodotto, facendoci capire cose che noi davamo per scontate ma non lo erano».

«Questo corso è stato particolarmente affascinante. E' stata un'esperienza che ha aperto la mia mente e il modo di vedere le cose» ricorda Anita Nari, fondatore di Cooking for Art, precisando di essere entrata in contatto con «una realtà profondamente diversa da quella che viviamo in Italia. Qui abbiamo un approccio completamente diverso nell'affrontare le startup e la vita lavorativa. Tutte le cose che in Italia potrebbero diventare difficili, in Silicon Valley diventano molto più facili».

Dello stesso parere anche Virginia Bacchereti, fondatore di Alien Ice Care, azienda che realizza dispositivi medici per la terapia del freddo. «Abbiamo imparato molte nozioni tecniche su come portare avanti in maniera vittoriosa il nostro business. Ma quello che mi ha colpito di più è stata l'impostazione mentale che si ha qui in Silicon Valley, che è molto veloce e meritocratica».

«Mi aspettavo anche all'apparenza una vita molto frenetica e un contesto ambientale molto più frenetico - prosegue Virginia -. In realtà ho trovato una velocità nel cercare e nel portare a conclusione gli affari, ma allo stesso tempo ho trovato persone, imprenditori, venture capitalist e business angels molto disposti a parlare con chi ha realtà più piccole e molto disponibili a fare una chiacchierata tranquilla».

Dall'esperienza con le università californiane TVLP Institute ha deciso di lanciare l'University Entrepreneurship Program, con lo scopo di formare ogni studente ad essere leader e, una volta terminata l'esperienza in Silicon Valley, a motivare altri studenti e ricercatori, promuovendo eventi, campus, sfide tra imprenditori, o creando spazi e organizzazioni gestite dagli stessi studenti. I partecipanti entreranno così a far parte di una straordinaria rete globale e trarranno numerosi vantaggi personali dalle capacità di leadership e dal know-how per lo sviluppo del venture development.



Il servizio di Askanews sul lancio dell'University Entrepreneurship Program





Los Altos California - Intervista a Gianluca Biggi, founder Pagoinlire.it



Los Altos California - Intervista a Pietro Carra e Elisa Ferrari, co-founders Smart Video Sourveillance


Los Altos California - Intervista a Anita Nari, founder Cooking for Art


Los Altos California - intervista a Virginia Bacchereti, founder Alien Ice Care



Con i nanosatelliti nuove opportunità commerciali nello spazio



«La crescita esponenziale della domanda di lancio di nanosatelliti è solo l’inizio di una nuova era di opportunità commerciali per l’industria spaziale». Così Luca Rossettini, amministratore delegato di D-Orbit, azienda italiana fornitrice di servizi per l’industria spaziale, ha salutato il nuovo contratto firmato con Arianespace, la multinazionale francese specializzata nel lancio di satelliti attraverso i razzi Ariane, Soyuz e Vega, per un innovativo servizio di lancio e rilascio di CubeSat, attraverso il lancio di Ion CubeSat Carrier sul lanciatore Vega.

Ion CubeSat Carrier, una piattaforma satellitare prodotta e operata da D-Orbit, sarà lanciata su Vega nel 2019 dallo spazioporto Europeo di Kourou nella Guyana Francese. Il CubeSat Carrier ospiterà al suo interno un gruppo di nanosatelliti da rilasciare in orbita.
InOrbit Now, come hanno spiegato i firmatari dell'accordo nel corso di una conferenza stampa, è un rivoluzionario servizio di lancio e rilascio di piccoli satelliti capace di trasportare un gruppo di CubeSat nello spazio all’interno di Ion CubeSat Carrier e rilasciarli uno per volta, ciascuno in uno slot orbitale indipendente, con precisione e una velocità di spin molto bassa.
Questa modalità di rilascio riduce in modo significativo il tempo di sincronizzazione orbitale dei satelliti, garantendo una distribuzione accurata anche nel caso di veicoli privi di propulsione propria.
Il contratto di lancio copre un numero variabile di CubeSat, per una massa complessiva di circa 100kg.

Una volta separato da Vega e posizionato in un’orbita eliosincrona di 500 km di altitudine, Ion CubeSat Carrier inizierà a rilasciare i CubeSat contenuti al proprio interno uno per volta, posizionando ciascuno di essi in una precisa posizione orbitale. Dopo aver completato questa fase, Ion CubeSat Carrier inizierà a operare esperimenti integrati direttamente sulla piattaforma.

Vega Proof of Concept flight è la prima missione del programma Small Spacecraft Mission Service, un programma intrapreso da Esa, l’Agenzia Spaziale Europea, nel 2016 in collaborazione con la Commissione europea. L’obiettivo di questo programma è stimolare il promettente mercato dei piccoli satelliti con un sistema che permetta la condivisione del costo di lancio su Vega.
Vega è parte della famiglia di razzi vettori di Arianespace, assieme ad Ariane 5 e a Soyuz. Avio, un’azienda Italiana, è il principale appaltatore di Vega.

«Siamo orgogliosi di collaborare con Arianespace per la prima missione InOrbit NOW - ha spiegato La crescita esponenziale della domanda di lancio di nanosatelliti è solo l’inizio di una nuova era di opportunità commerciali per l’industria spaziale. Ion CubeSat Carrier è il primo deployer free-flyer di CubeSat che espande il servizio di lancio con un posizionamento preciso e rapido di piccoli satelliti, ed è anche la piattaforma ideale per esperimenti di in orbit demonstration e in orbit validation. I piccoli satelliti stanno creando una convergenza tra tecnologia innovativa, tradizione industriale, e opportunità commerciali: la collaborazione tra D-Orbit e Arianespace permetterà un ulteriore sviluppo di questa convergenza».
Rossettini -.

«Siamo onorati che D-Orbit ci abbia scelti per lanciare InOrbit CubeSat Carrier su Vega nel contesto dello Small Spacecraft Mission Service Proof of Concept flight – ha aggiunto l'amministratore delegato di Arianespace, Stephane Israël -. È la prima collaborazione tra le nostre aziende, e siamo intenzionati a premiare la loro fiducia nei nostri confronti. Arianespace è orgogliosa di offrire soluzioni di lancio innovative per il mercato in crescita dei piccoli satelliti che stimolino il successo di operatori di CubeSat e dimostratori di tecnologia. Vega è il veicolo giusto al momento giusto per questo settore».

Aumenti di capitale non proporzionali a servizio del Venture Capital


Quando due innamorati sono sul punto di compiere il grande passo verso il matrimonio, cominciano a immaginare il proprio futuro insieme e a studiare in che modo la nuova famiglia possa crescere unita, nel rispetto delle differenze reciproche, valorizzando le peculiarità di ciascuno. Se mettiamo da parte per un attimo i sentimenti, possiamo considerare che - allo stesso modo - un imprenditore ed un investitore che si apprestano a percorrere un’avventura insieme, con l’obiettivo di lanciare sul mercato un nuovo progetto o un business innovativo devono avere determinate accortezze. L’investimento di un angel o di un VC (“venture capitalist”) in una impresa è come un matrimonio! 

In Italia, solitamente, quando un investitore sceglie di investire una parte del proprio denaro in una società, riceve in cambio una partecipazione proporzionale alla ricchezza che ha investito. Si tratta di quote che vengono stabilite in accordo con i soci fondatori.
Ad esempio Angelo investe 400.000 euro in NewTech srl che ha un capitale sociale di 100.000 euro. Al termine dell’investimento Angelo avrà l’80% di NewTech il cui capitale sociale sarà di 500.000 euro.

Un approccio del genere considera solo il denaro. Non tiene conto di altri fattori che potrebbero portare a una valutazione dell’azienda ben più alta del suo capitale sociale o di un coefficiente moltiplicativo applicato al suo fatturato. Infatti, quando si è davanti ad una impresa ad alto contenuto tecnologico il vero “valore “ è da un’altra parte. È fatto di know-how dei suoi soci fondatori (non sempre tradotto in brevetti), di primi clienti acquisiti, di vantaggi competitivi come esser stati i primi ad immettere un prodotto sul mercato. Le logiche del capitale sociale e del fatturato non sono propriamente attinenti in questo settore. Allo stesso tempo, chi investe spesso non apporta soli “soldi” (in Silicon Valley si parla di smart-money) ma anche di competenze, connessioni o reputazione. 

Esistono, pertanto, altri modelli, che possono proporsi in questi casi e che valutano l’impegno economico del Venture Capitalist come “una” delle ricchezze, alla quale vanno aggiunte: le competenze acquisite negli anni dai fondatori, il lavoro svolto, l’esperienza maturata o semplicemente il brand che ha già acquisito un proprio valore nel tempo. Una società appena costituita che vanta tra i propri soci fondatori Elon Musk varrà di più di una società costituita nello stesso momento da una persona comune.

In questa ipotesi – è il caso delle imprese tecnologiche che devono scalare sul mercato il più rapidamente possibile – i soci non si uniscono “alla pari”, ma si può ricorrere all’aumento del capitale sociale non proporzionale. In altri termini, il socio di capitali che investe in una società si vede attribuire una partecipazione al capitale sociale “inferiore” rispetto a quanto gli spetterebbe in proporzione alla ricchezza investita, in modo da compensare il valore di altri asset dell’impresa. 

In questa guida, per semplicità consideriamo il caso dell’investimento che viene imputato per intero a capitale sociale. Se si volesse, invece, imputare una parte a working capital sarà necessaria la previsione di un sovrapprezzo.

Ad esempio Angelo investe 400.000 euro in NewTech srl che ha un capitale sociale di 100.000 euro e si accorda con i soci fondatori che il valore della società è di 1,6 milioni di euro (pre-money valuation). Al termine dell’investimento, Angelo avrà il 20% (e non l’80%) di NewTech il cui capitale sociale sarà di 500.000 euro e il cui valore sarà di 2 milioni di euro (post-money valuation).

Tale operazione, se preparata con accuratezza, consente di bilanciare tutte le “ricchezze” in campo e assicurare un futuro prosperoso e senza sorprese.  

Come si traduce in termini legali questo aumento di capitale sociale non proporzionale? Quali sono i passaggi che un imprenditore deve seguire?


Passo 1 - Occorre prima di tutto inserire una clausola nello statuto della società che consente di

aumentare in maniera non proporzionale il proprio capitale sociale. Tale passaggio non e’ necessario se tutti i soci sono d’accordo alla descritta operazione di aumento. A seguire, sarà l'assemblea dei soci a deliberare l'aumento non proporzionale. Entrambe le operazioni possono farsi con un unico atto notarile. 

Negli Stati Uniti, dove la cultura del Venture Capital è nata e si è consolidata e chi ha delle ricchezze frequentemente investe in startup o aziende giovani ma promettenti – a fronte di siffatta operazione di investimento, è frequente che l’investitore voglia riservarsi determinati diritti per tutelarsi da eventuali “colpi di testa” dei fondatori: il cambio di amministratore (CEO, CTO etc.), il “veto” su decisioni di particolare importanza per la società: ad esempio l'ammontare dello stipendio agli amministratori, l'autorizzazione su alcune spese superiori a determinati importi, le modifiche rispetto al piano di sviluppo presentato, l'ingresso di nuovi soci nell'azionariato. In altre parole, i soldi investiti devono essere utilizzati in maniera coerente con il progetto presentato all’investitore e in base al quale quest’ultimo ha deciso di fare l’investimento. Niente acquisto di abiti firmati o di macchine di lusso da parte dei fondatori, né poltrone di pelle nella sala riunioni, i soldi investiti servono per far crescere l’azienda! Così come non si passa dal fare biosensori al progetto di una nuova bibita energetica.

Passo 2 - Per tali motivi è consigliabile che una siffatta operazione di investimento sia accompagnata dall’inserimento - nello Statuto di una società a responsabilità limitata - di così detti “diritti particolari” a favore dell’investitore. In Italia, tali diritti sono personali, intrasmissibili e modificabili all’unanimità e possono essere variamente configurati, costituendo uno strumento estremamente flessibile e  modulabile in base alle esigenze dei soci fondatori e degli investitori. 

Una società, per avere successo e scalare, deve passare attraverso diverse fasi. L’operazione di investimento è una fase particolarmente delicata, perché può essere decisiva per le sorti dell’impresa. Occorre configurare l’investimento in modo da “bilanciare” le esigenze di tutti gli attori in campo: quelle dell'investitore, che deve non solo selezionare un team e un progetto promettente e potenzialmente scalabile, ma deve essere messo in condizione di usufruire di tutti gli strumenti idonei per evitare brutte sorprese; quelle dell'imprenditore che – per la crescita ed il futuro della propria azienda – ha bisogno, da un lato, di iniettare al suo interno nuovi capitali di investimento e dall’altro, di non vedersi imprigionato da condizioni sbilanciate che potrebbero, nel lungo termine, vanificare i sacrifici fatti. 
Dare un diritto di veto all’investitore sulla scelta di nuovi investitori potrà, ad esempio, imprigionare l’azienda e creare gravi danni nel momento in cui saranno necessari nuovi capitali. Viceversa una clausola di prelazione potrà dare precedenza all’investitore attuale durante un nuovo round di investimento e tutelare il suo diritto a non vedere diluito l’investimento fatto. 

L’operazione di investimento è un intervento tanto delicato quanto importante per la crescita e, a volte, per la sopravvivenza di una impresa. Fondamentale è avere una visione ampia che tenga in considerazione il bilanciamento degli interessi di tutti gli attori e i vari scenari che si andranno a creare negli anni successivi. 

Il ruolo del professionista è quello di condividere la sua esperienza, sviluppata lavorando con diverse imprese, affiancando i soci fondatori e gli investitori. Sarebbe quindi preferibile affidarsi a dei professionisti che hanno già lavorato in una determinata industria e ne conoscono le caratteristiche peculiari. Ad esempio la quantità di capitali e la durata del processo di ricerca e sviluppo in una impresa che sviluppa un nuovo farmaco (e che dovrà fare studi in vitro, in vivo, “FDA approval” etc.) è diversa da quella che sta creano una nuova applicazione cloud computing.

In Italia queste operazioni societarie sono eseguite dal Notaio che, oltre a realizzare tecnicamente l’operazione di investimento, è terzo garante in grado di trovare un equilibrio tra contrapposti interessi. Poiché, come tutti i matrimoni, il momento della firma è quello più bello, ma se l’intesa è vera lo si potrà scoprire solo camminando insieme.


Antonietta Demaio, PhD, Notaio
notaio@demaio.co

Ha vissuto tra l’Italia e la Silicon Valley, crede nella imprenditorialità come un potente strumento di progresso economico e di lotta alla povertà nel mondo e che le imprese con una vocazione sociale possano perseguire il fine di colmare il divario sociale dove le istituzioni pubbliche non arrivano.


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Le informazioni incluse in questo articolo sono da intendersi non come consulenza professionale ma meramente divulgative. Per un servizio professionale è necessario rivolgersi ad un professionista. 

Google, Apple e la sfida della tecnologia nelle scuole



A pensarci bene, è abbastanza incredibile pensare che in Italia si dibatta ancora sull'opportunità o meno di inserire le nuove tecnologie (che poi "nuove" non sono più tanto) come strumenti in dotazione ordinaria a ragazzi e insegnanti. A dimostrazione della difficoltà di questo Paese - a partire dalle sue strutture "primarie", le scuole nello specifico - ad accettare il fatto di essere entrati da quasi 20 anni nel terzo millennio.

Intanto qualsiasi attività compiano oggi i giovani, utilizzano contemporaneamente anche lo smartphone. È entrato talmente a far parte della loro vita, come elemento simbolico e caratterizzante la loro cultura, che spesso è indicato come «un’estensione corporea» (così lo hanno definito nel 2003 gli studiosi Oksman & Rautianen) o «una seconda pelle» (il docente alla Cattolica di Milano, Piercesare Rivoltella, nel 2009), è percepito come essenziale, e, una volta avutane esperienza, è difficile rinunciarvi.
Secondo un rapporto americano (Smith A., Raine L., Zickuhr K., College studens and technology, The Pew Research Center's Internet and American Life Project), già nel 2011 possedevano uno smartphone quasi tutti (96%) gli studenti di college non ancora laureati (18-22 anni) e anche tra i loro coetanei non iscritti alla scuola la percentuale ammontava all'89%. Il trend in crescita negli anni successivi ha convinto sempre più studiosi a definire i giovani di questa generazione “hyperconnected”.

Certamente l’utilizzo degli smartphone ha portato a un ampliamento straordinario delle possibilità di comunicazione e rappresenta un'importante opportunità d'apprendimento, stimolando la curiosità dei ragazzi e potenziandone la capacità di esplorazione e comprensione. Basti pensare all'effetto dirompente dell'iPhone sulle persone. A dieci anni dalla sua diffusione sul mercato - come avevamo già scritto in occasione dell'anniversario in casa Apple - ci rendiamo conto di come abbia persino cambiato il nostro modo di camminare, di relazionarci con gli amici, di scattare le foto, di effettuare i pagamenti, di leggere e di consultare le notizie.

Tuttavia, l’utilizzo dello smartphone senza adeguate cautele espone i più giovani a diversi rischi.
Uno studio condotto da Nokia (uno tra i più grandi produttori al mondo), ha per esempio rilevato che i giovani controllano il loro telefono in media 150 volte al giorno, il che vuol dire 150 distrazioni al giorno da ciò che stanno facendo (Ahonen T., “Average person looks at his phone 150 times per day. Zit. Nach”).

In Italia si cominciano a prendere le prime misure di questo fenomeno. Nei giorni scorsi abbiamo letto la notizia del nuovo regolamento scolastico entrato in vigore all'Istituto tecnico industriale di Biella, che prevede i “lavori forzati” per chi usa lo smartphone in classe: prima i telefonini venivano solo requisiti in attesa di essere riconsegnati a genitori, ma la lezione evidentemente non è bastata; ora gli allievi che vengono presi in flagrante mentre chattano o navigano sul web, vengono spediti a pulire i corridoi e a riordinare documenti.

Non è certo nostra intenzione demonizzare cyberspazio, media digitali e tecnologia in generale,
ben sapendo che, come in medicina, è la dose che fa il veleno. Piuttosto vogliamo evidenziare affianco alle tante buone prassi che stanno nascendo, come i corsi di formazione per insegnanti ed educatori, l'apertura di questo settore all'adozione di nuove tecnologie. Non a caso il popolo della scuola è formato da persone che per loro natura sono pronti ad abbracciare tutto ciò che è innovativo. Sono quelli che in Silicon Valley chiameremmo "early adopter".

In Italia tante scuole sono riuscite a intercettare i fondi pubblici per rendere i proprio locali sempre più smart. Abbiamo sentito, per esempio, l'istituto economico “Gaetano Salvemini” di Bologna: edificio completamente cablato con fibra, 200 computer in rete tra loro, aule dotate di Lavagne interattive multimediali (Lim) e altri strumenti tecnologici, stanze (o parti di aule) attrezzate per agevolare l'utilizzo di propri strumenti informatici a seconda delle attività che vengono richieste.
Romano Stefani, docente di Informatica e animatore digitale dell'Istituto Salvemini, li chiama «setting ambientali»: quei luoghi costruiti per coniugare «tecnologia e relazioni personali», ma anche «acquisizione di conoscenze e creazione di un metodo di lavoro».

Singolare è l'approccio delle multinazionali tecnologiche da anni entrate nelle aule non attraverso i "crediti del ministero" ma coinvolgendo direttamente i singoli docenti. Apple, per esempio, offre sconti per l'acquisto di computer o altri device; strumenti tecnologici che gli studenti oggi utilizzano in classe per le attività didattiche e, in futuro, quando avranno 20 e 30 anni e saranno nel momento clou del loro potere d'acquisto, magari sceglieranno per il proprio lavoro o il tempo libero. L'azienda di Mountain View, dal canto suo, rende disponibile gratuitamente la Google Apps for Education che gli studenti si abituano ad utilizzare sui banchi di scuole, dotando le scuole stesse a costo zero di una importante infrastruttura cloud.

Al Salvemini di Bologna, dove hanno iniziato a lavorare a questi progetti da cinque o sei anni, la tecnologia non è un “attore solitario”. «Gli strumenti sono importanti, ma non sono isolati dal resto – spiega Stefani che oltre all'insegnamento in classe propone corsi di formazione rivolti ai colleghi insegnanti e al personale della scuola –. A noi preme che, anche attraverso i computer, gli smartphone o gli altri prodotti tecnologici, i giovani acquisiscano le competenze necessarie per il problem solving», che significa «procedere per piccoli errori, migliorare attraverso nuovi tentativi». E in questo quadro l'insegnante diventa un «mediatore tra tecnologia, sapere e modo di recepire». E in questa prospettiva sono state sviluppate le piattaforme di e-learnig, le attività per programmare nuove applicazioni, la manutenzione della rete dell'istituto fatta dagli studenti durante il periodo estivo. L'importante, ci tiene a sottolineare il docente bolognese, è che diventi un «percorso di partecipazione», in cui tutti si devono sentire corresponsabili, studenti e insegnanti, scuola ed extra-scuola.

Sì, perché prima ancora dell'obbligo introdotto dall'ultimo governo, qui l'alternanza scuola-lavoro è di casa da molto tempo. È evidente che lo studente troverà una discrepanza tra quello che ha appreso in classe e quanto gli verrà richiesto durante lo stage in studi professionali, aziende o enti pubblici.
Fuori dai confini italiani, in diverse nazioni del nord Europa e nei paesi anglosassoni è una prassi per gli studenti trascorrere la pausa estiva in una "internship" - anzi già dalla fine dell'inverno inizia una sorta di caccia per gli studenti per ottenere un posto nelle più famose aziende del loro settore di studi. Google ad esempio offre fino a 7.000 dollari al mese ai suoi stagisti estivi ("intern" in inglese) oltre a un pacchetto di "benefit", come il parrucchiere o il maggiordomo personale da far invidia ai manager più importanti.

Tornando nel Bel Paese, attraverso i laboratori e altre attività a scuola, gli studenti perfezionano le proprie competenze e ne acquisiscono altre come le conoscenze sui Big Data e l'utilizzo di analisi statistica per il web marketing.  «I giovani di oggi hanno già competenze di base sugli strumenti tecnologici, ma spesso non sanno come utilizzarle all'interno del processo creativo. Noi insegnanti – prosegue Stefani – siamo impegnati ad aiutare gli studenti a sviluppare una mente creativa e acquisire un approccio di tipo "problem solving"».

L'innovazione tecnologica avanza nel mondo della giustizia



Da tempo anche nel settore legale - caratterizzato da processi non automatizzati, molto "artigianali" -
si lavora alla digitalizzazione. Quello delle professioni legali è, infatti, uno dei settori dove logica e algoritmica possono trovare applicazione.
In fondo un contratto altro non è che la sequenza di clausole, ben legate tra loro, che traducono in termini legali le esigenze delle parti. Una struttura non troppo diversa da quella di un software per computer.
Già una decina d'anni fa in Silicon Valley, il docente di Stanford Mark Lemley iniziò a progettare un software in grado di gestire le controversie legali sulla proprietà intellettuale. Da quell'idea nacque Lex Machina, un software in grado di analizzare lo storico di migliaia di cause per individuare la "miglior strategia processuale", rimpiazzando di fatto il lavoro di routine degli avvocati. A utilizzarlo non furono solo gli studi legali, ma anche grandi società come eBay, Microsoft o Shire Pharmaceutical.

Ultimamente si stanno sperimentando e realizzando applicazioni concrete di intelligenza artificiale che aiuteranno ancora di più gli avvocati nell'attività quotidiana.

Infatti, una delle sfide davanti alla quale si scontrano quotidianamente gli avvocati è quella di riuscire a "navigare" in breve tempo, con precisione e qualità all'interno di moli di documenti, e trovare correlazioni tra tutte le informazioni raccolte. Quest'attività richiede un team di tante persone, con competenze diverse, che lavorano per ore.


Acquire a Silicon Valley Mindset con TVLP
X (Red, Blue, Green) e Flagship 

primavera & estate 2018

max 15 posti per innovatori
età 21 - 60+ anni

www.tvlp.co
Scadenza domanda: 22 aprile 2018
In soccorso agli studi legali sono arrivati i primi software che utilizzano l'intelligenza artificiale e che permettono di leggere moltissimi documenti a una velocità molto maggiore rispetto a quella dell'uomo. Si tratta di sistemi che impiegano algoritmi pensati e disegnati con uno schema logico simile a quello che potrebbe applicare l'avvocato, e che vengono "allenati" attraverso l'apprendimento automatico grazie a un loro uso frequente.

L'utilizzo di questi software sarà sempre più determinante nelle grandi operazioni, come per esempio le fusioni o le acquisizioni di aziende, nella gestione dei contenziosi e nel compliance, tutte attività che ora richiedono il lavoro di mesi di un team di decine avvocati.
I vantaggi per gli studi legali saranno evidenti: velocità nelle operazioni, risparmio di tempo - e di conseguenza risparmio di denaro - e accuratezza nel lavoro degli avvocati che potranno così concentrarsi solo sugli aspetti più complessi dell'attività legale, dove occorre più intelligenza ed esperienza e dove la macchina non è in grado di arrivare.

In futuro, come spiegano gli esperti, l'aspetto più importante della rivoluzione digitale sarà l'impiego di "contratti smart", attraverso i quali le parti interessate in un contratto, anziché fare complesse negoziazioni con i propri legali - con tutte le complicazioni e i costi del caso - utilizzeranno il software ognuno dal proprio lato per inserire le proprie aspettative; il software potrà quindi guidarle nel creare il contratto che compone gli equilibri e crea un accordo. Quello che ora fa l'uomo, in futuro sarà automatizzato, anche attraverso il sostegno della tecnologia blockchain che offrirà una garanzia delle operazioni effettuate.

Per esplorare le novità in questo settore, l'istituto californiano TVLP assieme a ICT Legal Consulting, uno dei più innovativi studi legali europei, ha deciso di ideare una borsa di studio per promuovere l’innovazione nel settore Legal Tech e accompagnare gli imprenditori, i manager e i professionisti più talentuosi potranno perfezionare un progetto imprenditoriale in California e acquisire conoscenze di imprenditorialità tecnologica durante uno dei programmi del TVLP Institute di primavera ed estate.

PROSSIMO EVENTO 22 NOV