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MyDonor, la blockchain italiana che ha raccolto 4 milioni per il non-profit

Il suo fondatore un modello per i giovani ingegneri e tra i relatori della conferenza IEEE ICTE su tecnologia e imprenditorialità in Italia a settembre



Tutti gli anni la seconda settimana di febbraio è dedicata a celebrare gli ingegneri e il loro ruolo nel progresso scientifico e tecnologico dell’umanità.  A promuovere l’evento è la IEEE, l’organizzazione mondiale che raccoglie i professionisti del settore ingegneristico e del mondo dell’innovazione.  Quest’anno in Italia abbiamo pensato, in occasione di questa settimana, di raccontare alcune storie attuali di ingegneri di successo e che possano ispirare le nuove generazioni. Tra queste, quella dell’Ing. Marco Cecchini, fondatore e CEO di MyDonor – innovativa società nel settore FinTech (tecnologie dirompenti nel mondo finanziario).

Negli anni ’80, l’ingegnere Cecchini è stato uno dei primi laureati in ingegneria informatica all’Università di Bologna, un corso nuovo per gli atenei italiani. Inizia la sua professione in banca, al Credito Romagnolo (ora UniCredit). Dopo due anni decide di creare prima una propria società di consulenza e dopo, nel 1996, insieme all'amico Marco Parisini, lancia la INP, società di informatica per il settore ortofrutticolo. Negli anni successivi, si focalizza sulle organizzazioni no-profit e, da una costola di INP, nasce un sistema informatico che raggiungerà oltre 300 clienti attraverso l’apertura di sedi in Italia, Spagna ed Inghilterra. Si chiama  MyDonor e utilizza le tecnologie ‘blockchain’ per gestire la raccolta fondi delle organizzazioni no-profit. Infatti, uno dei principali aspetti di questo settore è il fundraising; ma i sistemi tradizionali faticano a dare la certezza, a chi dona, dell’impiego dei sui soldi. La tecnologia di MyDonor invece permette di tracciare e certificare il percorso che fa la donazione fino ad arrivare al progetto per il quale è stata destinata.

Oggi, con sempre meno contributi governativi, le organizzazioni del sociale si rivolgano sempre di più alla società civile, alle singole persone. Sono necessari strumenti nuovi, che possano implementare  storytelling, raccontare ogni progetto in maniera coinvolgente ed entusiasmante condividendo quello che in concreto viene fatto e creando empatia.  E’ necessario cogliere l’attimo e, a differenza degli strumenti tradizionali quali il bonifico bancario o il bollettino postale, servono sistemi di pagamento immediati per convertire l’empatia generata in una contestuale donazione. I risultati sono entusiasmanti. I primi 11 mesi registrano oltre 22.000 transazioni per un totale di 4 milioni di euro. L’importo della singola donazione sale dai 10 e 20 euro iniziali a circa 70 euro a riprova della progressiva fiducia raccolta dalla piattaforma.
In due anni sono 140 i siti web creati da MyDonor che oggi ipotizza nuovi strumenti di crescita sia finanziaria, come l’AICO (Auto Initial Coin Offering), una sorta di autofinanziamento generando la propria criptovaluta, sia tecnologica nell’ambito delle tecnologie blockchain.

L'Ing. Cecchini, nel corso della propria attività professionale, ha investito molto sulle proprie idee e sul condividere la sua passione con gli altri. Ci parla anche della conferenza internazionale IEEE ICTE – International Conference on Technology and Entrepreneurship - che si terrà a Bologna dal 20 al 23 settembre sulle più recenti innovazioni tecnologie che hanno avuto un importante impatto imprenditoriale. Cecchini e gli altri fondatori di MyDonor parteciperanno per raccontare come tecnologia e innovazione possono far crescere il no-profit, un settore ampio e centrale ma costituito da organizzazioni che spesso raggiungono visibilità solo locale e che potrebbero ottenere di più dalle nuove tecnologie.
Quella di Cecchini e’ una storia professionale fatta di impegno e passione che può ispirare molti. Rivolgendosi alle nuove generazioni di imprenditori, Cecchini suggerisce di fare gruppo e spingere le istituzioni a capire l’importanza di avere una burocrazia più snella. Secondo il fondatore di MyDonor, si deve validare quotidianamente il progetto e conservare sempre qualche alternativa, poichè non esiste impresa che sia nata in maniera lineare intorno una singola idea. Bisogna avere un piano di medio/lungo termine con una serie di prodotti corollari e ‘piani B’ da affiancare alla buona idea iniziale.

Antonio Visini in collaborazione con Bruno Iafelice

Antonio Visini e’ un ingegnere e appassionato di innovazione. E’ membro di IEEE e collabora alla conferenza IEEE ICTE 2020

Decreto 'Cura Italia' e operazioni online per imprenditori e imprese

Innovare contro COVID-19: novità normative in Italia per favorire imprese e imprenditori in una battaglia su economia e lavoro. Non fermarsi pur restando a casa (aggiornamento 6 aprile)



Il coronavirus è sicuramente la più grande sfida che il mondo affronta dopo la seconda guerra mondiale. E' una sfida moderna poiché coinvolge le nazioni più industrializzate e connesse toccando sia la vita e la salute degli uomini, sia l'economia. Sono, appunto, questi due principi costituzionalmente garantiti (la tutela della salute pubblica da un lato e la tenuta del sistema economico dall'altro) che si trovano oggi contrapposti a causa di questa emergenza.

Le misure adottate fino ad ora da governi di tutto il mondo sono da una parte la segregazione a casa dei cittadini per limitare i contagi, dall'altra misure che possano consentire il piu' possible di continuare il proprio lavoro.
Il Coronavirus cambia le nostre abitudini e rivoluziona il modo di lavorare. Uno degli aspetti che emerge è sicuramente una spinta - la più grande che le nostre generazioni possano aver visto fino ad oggi in Italia - ad innovare ed a farlo VELOCEMENTE.

In questo articolo descriveremo le principali misure (e semplificazioni) adottate fino ad oggi dal legislatore italiano per il cuore pulsante dell'economia in Italia: le imprese e gli imprenditori. Aggiorneremo l'articolo col progredire della situazione.

ASSEMBLEE IN VIDEOCONFERENZA

Il Decreto  “Cura Italia” n. 18/2020 prevede, all’art. 106 comma 2, che le assemblee delle società di capitali e cooperative possano svolgersi in collegamento audio-video conferenza. Tutti, quindi, possono collegarsi e partecipare da casa o ufficio, alle assemblee sia ordinarie che straordinarie così come alle riunioni di organi amministrativi o di controllo.

Serve modificare lo statuto? No, quanto detto è possibile anche se lo statuto nulla prevede al riguardo, senza necessità di  preventiva modifica statutaria e per tutto il periodo di durata dell’emergenza Coronavirus (almeno fino al 31 luglio 2020).

E’ importante, tuttavia, che:
  • la possibilità di partecipazione a distanza ed i mezzi di telecomunicazione utilizzati siano chiaramente indicata nell’avviso di convocazione;
  • gli stessi mezzi di telecomunicazione adottati siano idonei a:
    • garantire l’identificazione dei partecipanti
    • la loro partecipazione alla discussione sugli argomenti all’ordine del giorno 
    • l’esercizio effettivo del diritto di voto 
Ci sono diversi sistemi professionali di videoconferenza in commercio, tra questi i nostri preferiti sono Zoom.us, gratuito per collegamenti fino a 45 min, e BlueJeans Network; disponibile tramite browser o come programma da installare su computer e app per dispositivi mobili.
Google Voice/Hangout è l'alternativa gratuita di Google particolarmente indicato per le organizzazioni che utilizzano la suite Google Apps o se ci sono diversi partecipanti che hanno un account Gmail personale. Microsoft ha la sua alternativa così come WebEx di Cisco.

Non è necessario che si trovino nello stesso luogo il presidente della Assemblea ed il Notaio, tuttavia sarebbe preferibile che entrambe queste figure abbiano accesso ad un collegamento stabile ed affidabile, meglio se su fibra e con una consolle che permetta di moderare il dialogo tra i partecipanti dando la parola a chi chiede di fare un intervento e mettendo in 'mute' coloro che si collegano con rumori di fondo.

Ancillari possono essere tecnologie di cloud sharing come Box, Dropbox, Google drive per condividere documenti. Gli accorgimenti in questo caso sono l'impostazione dei 'diritti' di accesso ai documenti (modifica, lettura, condivisione) per garantire la condivisione a tutti i partecipanti all'assemblea pur proteggendo le informazioni da modifiche o documenti riservati. Queste tecnologie rappresentano anche un potente strumento per raccogliere documenti in remoto e in tempo reale. Ad esempio l'app di Google Drive recentemente si è arricchita di una funzionalità per trasformare il cellulare in uno scanner di alta qualità sfruttando le telecamere ad alta risoluzione e intelligenza artificiale presenti nei recenti dispositivi mobile.

Se necessario siamo felici di aiutare rispondendo alle domande di professionisti ed imprese sia con riferimento agli aspetti tecnici che di processo.

PROROGA APPROVAZIONE DEL BILANCIO

Il Decreto  “Cura Italia” n. 18/2020 prevede, inoltre, all’art. 106 comma 1, che indipendentemente da ogni previsione dello statuto, il termine per la convocazione della assemblea  finalizzata alla approvazione del bilancio delle società di capitali e cooperative  è di 180 giorni (in luogo degli ordinari 120) dalla chiusura dell’esercizio.
Se – ad esempio – l’esercizio sociale si è chiuso al 31 dicembre 2019, l’organo amministrativo può convocare la assemblea per la approvazione del bilancio entro il 28 giugno 2020.

ALTRE OPERAZIONI GESTIBILI A DISTANZA

DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE. L'agenzia dell'entrate ha completato il processo per la dichiarazione telematica. Gli imprenditori, e non solo, possono inviare la documentazione in forma digitale al Notaio via Whatsapp, email o caricando i file su un servizio cloud sharing. Il Notaio fatte le necessarie verifiche potrà a sua volte compilare il file XML e presentare la dichiarazione di successione in Agenzia Entrate.

PROCURE DIGITALI. A causa delle restrizioni alla circolazione di cui all'ultimo DPCM, in questo periodo di emergenza è possibile stipulare esclusivamente atti urgenti ed indifferibili. In tal caso, se si è impossibilitati a presenziare alla stipula, si può rilasciare una procura speciale ad una persona di fiducia che presenzierà all'atto in sostituzione della parte impossibilitata e seguendo le istruzioni contenute nella procura.
La procura speciale ha dei costi contenuti: non va registrata e si paga una marca da bollo da 16 euro per ogni 100 righe, oltre agli oneri notarili. Tuttavia tale procura può essere utilizzata per un solo atto.
Se si vuole - al contrario - un utilizzo plurimo, occorrerà fare una procura valevole per una categoria di atti che sarà registrata in Agenzia delle Entrate pagando 200 euro di imposta di registro e 45 euro di bollo, oltre agli oneri notarili.
In entrambi i casi il Notaio che riceve la procura può inviarla via pec direttamente al Notaio incaricato di stipulare l'atto finale, in modo da velocizzare il processo ed evitare di recarsi presso gli uffici postali.

TESTAMENTI. L'opzione migliore e consigliabile deve essere sempre la soluzione di richiedere un testamento pubblico, cioè un testamento scritto dal Notaio, al quale le parti affidano le loro ultime volontà. Per il testamento pubblico, tuttavia, è necessaria la presenza, oltre al  Notaio, di due testimoni. In questo periodo di emergenza, vi può essere la necessità di fare testamento in situazione di urgenza tale da non consentire la presenza e la facile reperibilità di due persone che assistano all'atto quali testimoni. In tal caso, quando non ci sono le condizioni per un testamento pubblico, le persone che sono in grado di scrivere da sé possono sempre richiedere al Notaio una consulenza telefonica o in videoconferenza al fine di ricevere assistenza per la stesura di un testamento olografo e/o richiedere ogni chiarimento necessario.
Il testamento olografo è scritto di pugno dal testatore (non al computer!) e deve contenere la data e la sua firma. Può essere depositato presso un Notaio di fiducia in qualsiasi momento - sia durante che successivamente allo stato di emergenza. Si possono scrivere più testamenti olografi, anche in momenti diversi ed - in questo caso - sarà  l'ultimo a prevalere, a meno che risulti che un testamento abbia integrato l'altro, senza volerlo sostituire.


Antonietta Demaio, Notaio
notaio@demaio.co

La prossima conferenza IEEE sarà in Italia: tecnologia e imprenditorialità con ospiti dalla Silicon Valley

L'imprenditorialità tecnologica sarà al centro del decennio appena iniziato. Tra le iniziative, centrale il contributo dell'IEEE, l'organizzazione mondiale degli ingegneri.



Diverse conferenze su imprenditorialità e innovazione stanno emergendo, tra cui il Web Summit di Lisbona. L'IEEE, organizzazione storica nella promozione della ricerca scientifica e dell’innovazione non e’ da meno con l’obiettivo di fondere scienza, ingegneria e innovazione in una serie di conferenze innovative. Negli ultimi anni, lo sviluppo tecnologico in rapida crescita ha creato un numero crescente di startup, che stanno applicando strategie innovative e creando prodotti e servizi dirompenti in diversi settori industriali dalla mobilità alle scienze della vita. L'imprenditorialità stessa è stata riconosciuta come un catalizzatore della crescita economica in molti paesi tra cui quelli emergenti dell’Africa.
Nota caratterizzante e’ che alla base delle iniziative imprenditoriali di maggior successo ci sono solidi ritrovati scientifici e tecnologie avanzate.

Tuttavia, la maggior parte degli scienziati è ancora troppo lontana dall'avere una mentalità imprenditoriale e deve acquisire conoscenze manageriali e di lancio di impresa per trasformare la propria ricerca in innovazione.

A venire in aiuto e’ appunto l’americana IEEE, la più grande organizzazione professionale del mondo che riunisce scienziati e ingegneri dal pubblico al privato. Fondata nel 1963, IEEE è un'organizzazione no profit dedicata al progresso tecnologico a beneficio dell'umanità. Ha la sede principale a New York City, negli Stati Uniti e una presenza globale con oltre 420.000 membri tra cui leader di grandi imprese, imprenditori tecnologici e scienziati. L'IEEE è responsabile di tutti gli standard tecnologici internazionali e promuove la conoscenza in tutte le discipline scientifiche. Diverse società e gruppi di interesse fanno parte dell'IEEE, tra cui l'IEEE-TEMS (Technology Entrepreneurship and Management Society) che contribuisce a soddisfare il crescente bisogno di competenze imprenditoriali e manageriali. Tra le sue conferenze ci sono la serie ISIE in Asia, TEMSCON negli Stati Uniti e, più recentemente, l'ICTE (Conferenza internazionale sulla tecnologia e l'imprenditorialità / International Conference on Technology and Entrepreneurship) in Europa.

La prossima edizione IEEE ICTE sarà in Italia a Bologna dal 20 al 23 settembre 2020. Una conferenza che unirà innovazione e imprenditorialità favorendo il trasferimento delle conoscenze tra le comunità accademiche e quelle dal mondo industriale. Tra i temi discussi a ICTE ci saranno i nuovi modelli di business, la trasformazione digitale, le direzioni e le applicazioni della nuova tecnologia (AI, IoT, FinTech, ecc.), le sfide della globalizzazione e il capitale di rischio (“venture capital”). Affianco a IEEE come partner locale ci sara' l'Universita' di Bologna. Se l'Italia sarà la casa di ICTE 2020,  Londra, nel Regno Unito, ospiterà l'ICTE 2021; mentre l'edizione del 2022 sarà in Scandinavia.

L'Istituto TVLP della California contribuisce all’iniziativa IEEE portando alle conferenze ICTE relatori dalla Silicon Valley e un seminario speciale il 23 settembre su "Dalla scienza alla creazione di nuove imprese" tenuto da investitori ed esperti americani. La Silicon Valley, riconosciuta come l’ecosistema imprenditoriale più grande al mondo, condividerà con i partecipanti di ICTE la sua cultura e come scienziati e innovatori della baia di San Francisco hanno creato Google, Netflix, Tesla e la più grande comunità di venture capitalist.

La registrazione alla conferenza e’ tramite il sito web IEEE ICTE https://icte.ieee-tems.org mentre una pagina dedicata permette l'iscrizione al seminario TVLP http://bit.ly/eb-IEEE-SV-Italy

La follia di credere in una idea che potrà cambiare il mondo. E realizzarla

Trasforma le tue idee in una nuova impresa.  I LAB del TVLP Institute a Menlo Park


'Trust Your Crazy Ideas' c'e' scritto sulla parete all'ingresso di One Piece Work. Siamo all'ultimo piano di uno dei palazzi di Foster City, a due passi dalla sede di Oracle e a quella di Facebook e con una vista mozzafiato sulla baia di San Francisco. One Piece e' uno dei tanti spazi di coworking che ogni giorno accolgono in Silicon Valley milioni di imprenditori, ingegneri e scienziati per lo piu', che lavorano per trasformare una idea nella 'nuova' Google.

A guidarli non e' tanto la voglia di diventare miliardari, ma piuttosto la passione per qualcosa in cui credono e che secondo loro possa rendere il mondo un posto migliore, o piu' facile.
Nascono cosi' le innovazioni, idee alimentate dalla passione di coloro che potrebbero esser chiamati folli, ma che sono sognatori che vedono qualcosa che ancora non esiste.

Non sempre questo processo creativo ha successo. Ci sono idee che si perdono per strada tra la quotidianita' di una vita monotona e ripetitiva.
Ma come riconoscere una idea di successo? Come trasformarla in realta'? 

Al TVLP Institute nasce una rinnovata serie di programmi di formazione (o ispirazione) in imprenditorialita'. Tre percorsi disegnati intorno al concetto che le idee, anche le migliori, per diventare una impresa hanno bisogno di strumenti - ad es. per selezionare quelle a maggior probabilita' di successo - e di un continuo lavoro di affinamento e validazione. Elemneto fondamentale e' l'esposizione a modelli di successo: il confronto con altri 'visionari' che possano ispirare con le proprie storie di successo e dare nuova linfa.


Vista da One Piece Work. Ph.credit: TVLP

Sono questi gli elementi alla base dei nuovi LAB, percorsi personalizzati all'interno di ogni programma in base al profilo del partecipante, sia esso ricercatore-scienziato, manager di impresa, o imprenditore. In sostanza alcune lezioni e attivita' sono in comune tra tutti i partecipanti, altre sono personalizzabili. I LAB vanno ad aggiungersi a un fortificato 'Flagship program', l'acceleratore firmato TVLP.

Studiare imprenditorialità non è soltanto per imprenditori o per chi ha avviato un’attività o un’azienda, ma per chiunque voglia acquisire un nuovo modo di pensare e di concepire la propria crescita professionale. L’imprenditorialità - quella che s’impara in Silicon Valley - non si legge in un libro; è una cultura, un modo di essere e di lavorare che può cambiare la vita.

Confermate le borse di studio per gli Italiani, soprattutto per coloro che sviluppano un progetto ad alto contenuto tecnologico o scientifico con limitate risorse economiche. Tra loro, anche chi dopo aver terminato gli studi o durante un progetto di dottorato di ricerca, vuole affacciarsi al mondo del lavoro acquisendo quella speciale mentalità della Silicon Valley e dimostrare che anche lui, come i fondatori di HP, partendo da un garage puo' trasformare una tecnologia innovativa in una impresa di successo. Una borsa, come gli altri anni, e' dedicata a BAIA, Business Association Italy America, per supportare i progetti nel settore Scienze della vita.

Tra i docenti e i mentori alcuni volti nuovi come quello di Andrew Hyde, l'ex Direttore Finanziario (CFO) di Salesforce che si unisce a un team di nomi eccellenti provenienti dalle iconiche imprese della Silicon Valley come Julie Cavanna-Jerbic, ex direttore dell'innovazione di Hewlett-Packard. Il resto del corpo docenti include imprenditori seriali, venture capitalist ed esperti che insegnano anche nelle più prestigiose università della Silicon Valley (StanfordBerkeley e Santa Clara).

Le domande di partecipazione, accolte da oltre 42 nazioni, saranno valutate in ordine di arrivo. Bisogna passare una selezione candidandosi sul sito www.tvlp.co

In bocca al lupo! Che il futuro sia dei determinati, degli anticonformisti, e di coloro che sognano quello che altri ancora neanche immaginano.

In breve:

Borse di studio per la Silicon Valley
Domande su www.tvlp.co

Scadenza tra tre settimane


10 idee motivazionali per imprenditori e leader per avere successo

I virtual team sono sempre più diffusi per lavorare con talenti da tra diverse nazioni - come motivarli?


Peter Ivanov, esperto internazionale di “virtual team” (cioe’ gruppi di lavoro distribuiti in varie zone) e relatore a conferenze in tutto il mondo, ha condiviso con noi 10 ricette, 10 passi verso il successo. Si tratta di spunti motivazionali tratti da citazioni di frasi celebri di imprenditori e leader. Buona lettura e ispirazione!

Primo passo: Distinguiti dalla massa, sii diverso

"È fondamentale essere consapevole di poter controllare le forze esterne, essere in prima linea, pensare fuori dagli schemi e puntare ai propri obbiettivi, e soprattutto fare le cose che per te contano davvero." Guy Gecht, CEO, EFI

“Tutto era possibile, era solo questione di duro lavoro e di merito. Ad un certo punto qualsiasi porta si sarebbe aperta". Marc Onetto, Senior Vice President Worldwide, Amazon

Secondo passo: Impegnati per raggiungere l’eccellenza

"E’ utile avere almeno una professione o una serie di abilità in cui si è molto bravi, poiché in questo modo si acquisisce la perseveranza e la piena comprensione di quanto in profondità si può arrivare in un determinato campo."  Aart de Geus, CEO, Synopsys

"Sfrutta quei cinque minuti in più per andare oltre, dove gli altri si fermerebbero".  Alex Vieux, CEO, "Etre" e DASAR

Terzo passo: Cogli l’attimo – Carpe Diem!

"Ho subito notato come il sistema americano fosse più incentrato su ciò che si è realmente in grado di raggiungere, piuttosto che da dove si proviene."  Philippe Courtot, CEO, Qualys

"Poiché alle persone qui viene insegnato a pensare in grande, essi iniziano di conseguenza a pensare fuori dagli schemi, a correre dei rischi e a tollerare un eventuale fallimento." Steve Westly, ex controllore della California, fondatore The Westly Group

Quarto passo: Sii audace, fallo!

"La cosa più importante da possedere è la passione, in modo da seguire i propri sogni ed acquisire determinazione per convertirli in realtà.” Raj Singh, Founder & Managing Director, Redwood Ventures

"Mio padre ha sicuramente instaurato in me un forte spirito di coraggio, insegnandomi a non avere mai paura di nessuno. Mio padre era un vero e proprio anticonformista."
Guy Kawasaki, Managing Partner, Garage Technology Ventures

Quinto passo: Continua il tuo percorso – spingiti al limite

"Una delle cose principali che ho imparato è che il successo è semplicemente questione di fare sempre meglio domani, quello che fai oggi." Khaled Olayan, Presidente di Olayan Saudi Holding Company

"Penso che il progresso sociale assoluto, completo e senza ostacoli sia possibile, se attuato con determinati vincoli molto limitati.  Sei ciò che puoi ottenere adesso." Nat Goldhaber, Amministratore delegato, Claremont Creek Ventures

Sesto passo: Sii un leader

"Quando diventi un leader, la vera chiave per il successo è prendere la decisione giusta, non avere ragione".  Guy Gecht, CEO, EFI

Settimo passo: Sii innovativo

La sfida più grande, ad essere sinceri, è stata mettere in moto Internet" Vinton Cerf, Chief Evangelist, Google

"Perché la vita non è solo ‘spezie e curry’, ci sono altre cose, dunque mantieni sempre la mente aperta." Samba Murthy, Serial Entrepreneur

Ottavo passo: Sii appassionato

"Amo quello che faccio, faccio quello che amo e vengo pagato per farlo."
Jean-Louis Gassée, Partner, Allegis Capital

"Ho sempre avuto il desiderio di riuscire a fare esattamente quello che volevo: uno di questi era venire in questo paese, e l’altro di avviare le aziende che ho fondato. Migliorare è ancora un desiderio attuale per me. Possiamo dire che il mio scopo nella vita è costruire costantemente prodotti migliori."
Andy Bechtolsheim, Co-Fondatore, Sun Microsystems

Nono passo: Costruire una rete (network)

"È un mondo piccolo, molti di noi si conoscono. Abbiamo lavorato l'uno con l'altro almeno una volta, ci siamo sfidati e abbiamo collaborato.”
Vinton Cerf, Chief Evangelist, Google

Decimo passo: Contraccambiare ("give back")

"Ho avuto la convinzione, sin dalla prima infanzia, che per avere successo nella vita bisognasse fare qualcosa che sopravviva a lungo e lasci un impatto nel futuro."
Rajesh Gupta, Professore, UC San Diego in Computer Science

"In giovane età, il successo lo si ottiene se si raggiungono i propri obiettivi: stabilisci degli scopi per te stesso, e se li incontri o li superi, hai successo. In un'età successiva invece, ciò non è sufficiente;
Si inizia a voler lasciare un segno nella società restituendo e migliorando la vita intorno a se stessi."
Dan Mayden, presidente emerito, Applied Materials


Questo testo e' stato liberamente tradotto dalla versione originale in inglese di Peter Ivanov. Peter Ivanov e' autore internazionale ed esperto di 'virtual team'. In Italia, a Bologna, ha presentato il suo ultimo libro nel 2018 durante un evento ospitato dallo Studio Notarile Demaio. www.peter-ivanov.com



Social media e attacchi informatici: un business milionario

Sicurezza e privacy nei social media creano perplessità ma anche nuove opportunità di innovazione



Che i social network ci abbiano cambiato la vita è un dato di fatto. Non solo le nostre relazioni con il mondo esterno sono cambiate grazie ad internet prima e ai social network poi, anche il nostro rapporto con aziende e ruoli pubblici è cambiato con l’entrata in scena delle innovazioni tecnologiche. Al di là delle considerazioni morali che si possono fare sull’utilizzo di questi strumenti, l’uso e la diffusione delle piattaforme social ha portato all’aumento di un altro problema: gli attacchi informatici.

Non pensiamo agli attacchi informatici solo come virus che ci bloccano il dispositivo. Gli attacchi informatici possono essere molto diversi tra loro e avere anche un diverso scopo finale. Con i social network gli hacker, coloro che lanciano questi attacchi, hanno trovato terreno fertile. Le piattaforme come Facebook infatti si basano sulla fiducia delle persone, che condividono continuamente post e immagini più o meno personali. Da qui parte l’attacco hacker attraverso un lavoro di social engineering, ovvero delle truffe che si basano sulla fiducia che noi diamo ad una persona che non è reale. Un hacker crea un’identità falsa online con il solo scopo di carpire le nostre informazioni personali, che poi possono essere rivendute o utilizzate per altre truffe. Non necessariamente si tratta di soldi – anche i nostri dati personali ora hanno un valore economico.

Con le condivisioni a catena sui social poi è possibile diffondere malware e spyware molto più facilmente, andando ad attaccare anche i dispositivi mobili. Questo tipo di attacco infiltra un software malevolo sul nostro dispositivo che compromette il corretto funzionamento di esso e, nel caso degli spyware, raccoglie anche le nostre informazioni personali.

Caso diverso ma sempre riguardante hacker sono le fake news, di cui ormai siamo tutti consapevoli e che comunque continuano a girare online, influenzando l’opinione pubblica e generando profitti da click e naturalmente da pubblicità.

Come si può risolvere questo problema? Prima di tutto bisogna conoscere gli strumenti che utilizziamo online. Il potere di internet è stato anche quello di mettere a disposizione degli utenti moltissime informazioni. Dunque prima di tutto: informarsi e conoscere sia le impostazioni sia il funzionamento dello strumento che utilizziamo. Dopodiché è sempre bene munirsi di antivirus e firewall, attivare account con password sicure, navigare solo in siti certificati e utilizzare connessioni sicure come le VPN. Tutti strumenti consigliati anche dai professionisti della cyber security, un settore in continuo aumento. A cui va unita anche una consapevolezza e un’attenzione da parte dell’utente del web, per rendere internet un posto più sicuro.


Stefania Grosso

Questo articolo è stato gentilmente offerto da Stefania Grosso di TechWarn.com

Dalla Svizzera: 7 startup biotech che devi conoscere



La Svizzera ha una presenza secolare nel progresso tecnologico con importanti contributi a tutta l’umanità. Il paese non solo ha la più alta ricchezza per abitante, ma vanta una delle migliori qualità della vita e una delle più antiche scuola di specializzazione in studi internazionali ed economia (Graduate Institute of International and Development Studies) nell'Europa.

Ancora oggi la Svizzera continua a fare innovazione tecnologica ed è ai primi posti nel settore delle biotecnologie.
In questo articolo presentiamo sette delle più promettenti aziende biotech della Svizzera che promettono di rendere il mondo un posto migliore.

Biowatch

Nata nella città di Vaud, Losanna, nel 2015, questa startup rivoluzionaria è stata la vincitrice della Swiss Fintech Convention 2017. Il suo segreto è Biowatch, la prima tecnologia commerciale ad utilizzare un avanzato riconoscimento biometrico.

La “W-Band” di Biowatch legge le venature uniche dei tuoi polsi per autenticare e legittimare la tua posizione. Diverse le possibili applicazioni: dall’autenticazione dei domestici alla regolazione dell’accesso a dispositivi e servizi.

Tutto questo significa che mentre indossi la W-Band i servizi e gli accessi collegati non possono essere attivato da nessun altro utente. Questa tecnologia biotech è una forma di autenticazione ancora più sicura e privata dell'impronta digitale, della voce o del riconoscimento facciale.

Intento 

Altra azienda svizzera di biotecnologie premiata, avendo vinto il prestigioso Swiss Medtech Award nel 2016. Intento ha creato un dispositivo di neurostimolazione in grado di aiutare i pazienti, colpiti da ictus e gravemente paralizzati, a riacquistare le loro funzioni motorie.

La tecnologia permette ai terapisti di dipingere elettrodi di dimensioni e forma esclusive cosi’ da create una terapia personalizzata per ogni paziente, poiche’ anatomicamente siamo tutti un po’ diversi. La tecnologia di Intento promette di fare la differenza e cambiare la vita a milioni di persone.

Cuttis 

Da quanto Mary Shelley è stata ispirata a scrivere Frankenstein dopo aver visitato Ginevra, la Svizzera e’ rimasta legata ad attivita’ che coinvolgono la pelle e le scienze della vita. La startup di Zurigo, Cuttis, sta aiutando a far ‘rinascere’ le persone utilizzando piccoli campioni di tessuto per bioingegnerizzare la pelle umana.

Il risultato e’ una "pelle personalizzata". Il modo in cui funziona Cuttis si basa sul raccogliere una piccola biopsia di pelle sana dal paziente. Le cellule prelevate vengono quindi espanse in vitro e utilizzate insieme a un idrogel per creare un innesto cutaneo noto come ‘denovo Skin’.

Cuttis punta a migliorare la vita alle vittime di fuoco e ad adulti e bambini che hanno necessità di chirurgia ricostruttiva.

Ava 

Questa startup con sede a Zurigo è stata lanciata nel 2014. Solo tre anni dopo è stata nominata vincitrice del Best of Baby Tech CES 2017 durante la competizione annuale ‘Swiss Startup Awards’.

La premiata tecnologia creata da Ava è un braccialetto sensore che traccia la fertilità della donna e stabilisce il periodo con maggiori probabilità di concepimento, con una precisione del 89%. Funziona utilizzando l’unione di diversi parametri fisiologici.

La fertilità è diventata un tema “caldo” negli ultimi anni, con molte discussioni nel 2019 incentrate sui diritti delle donne. Aziende affermate come THINX stanno sensibilizzando sul tema e trasformando i discorsi sui ‘periodi di fertilità’ da tabù a conoscenze condivisibili. Ava è al centro dell’innovazione in questo settore e punta ad aiutare molte donne.

Lunaphore

Continuando con le startup svizzere nel campo dei tessuti, Lunaphore sta innovando il campo della diagnostica dei tessuti cambiando il modo in cui sono identificati i tumori della pelle.

Fondato da Ata Tuna Ciftlik nel 2014, Lunaphore ha sviluppato una piattaforma diagnostica per classificare e analizzare i tumori. La sua tecnologia si basa su un chip microfluidico (composto da piccolissimi canali in grado di trasportare campioni e reagenti, ndr) che rende le analisi più veloci e accurate dei metodi tradizionali.

Versantis

Fondata nel 2015 dal noto ingegnere biomedico Dr. Vincent Forster e l'acclamato farmacista Dr Meriam Kabbaj, Versantis è stata classificata come la migliore azienda biotech svizzera nella competizione ‘TOP 100 Swiss Startup Award’ del 2017.

Versantis è specializzata nel fornire un trattamento rivoluzionario per i pazienti affetti da malattie del fegato. Lo fa attraverso una serie di strumenti diagnostici e medicinali che sono progettati per sostenere gli organi debilitati.

Foster ha commentato così il successo di Versantis: "Per lo sviluppo del nostro primo farmaco ci siamo concentrati su una malattia rara, in quanto la procedura di approvazione è più veloce e gestibile." Ha aggiunto: "Essendo una startup ‘early stage’ con una strategia diversa delle altre, la raccolta dei primi investimenti è stata una vera sfida".

Xeltis

Non è mai stato facile avviare una nuova impresa, spesso per l’alto costo iniziale. A maggior ragione questo è vero quando si tratta di introdurre un nuovo farmaco nel mercato, il cuo costo medio stimato è di 2,6 miliardi di dollari. Molti potrebbero essere scoraggiati da queste cifre, ma non è così per Xeltis.

Operando con un solido modello di business, Xeltis sta ‘reinventando’ le valvole cardiache. Questa startup svizzera è stata in grado di raccogliere 119 milioni di dollari per finanziare la prima tecnologia al mondo a base di polimeri per ripristinare il naturalmente funzionamento delle valvole cardiache danneggiate.

La tecnologia di Xeltis è una ‘Endogenous Tissue Restoration (ETR)’, cioè un approccio terapeutico basato sul ripristinare i vasi sanguigni che potrà dare vita nuova alle valvole cardiache di centinaia di migliaia di pazienti ogni anno. Quanto è importante questo? Come spiega il presidente del consiglio di amministrazione di Xeltis: "[ha] il potenziale per trasformare il modo in cui la malattia delle valvole cardiache sarà trattata nel futuro".

La Svizzera ha una lunga e fiera tradizione di avanzamento tecnologico. Queste 7 startup sono solo alcuni dei grandi esempi di aziende che fanno innovazione in medicina e bio tecnologie.

Altre fantastiche startup sono quelle che ogni anno passano per il TVLP Institute in Silicon Valley attraverso i suoi programmi di accelerazione e i master. Se un imprenditore o un ricercatore e ti interessano queste tematiche, non perdere l’occasione per trasformare le tue idee in innovazione e contribuire anche tu al progresso dell’umanità.


Kayleigh Alexandra*

This article is the Italian adaptation of original English article courtesy of Kayleigh Alexandra, blog writer and technology enthusiast. Ph.credit: Pixabay

Fallimento e risalita della quotazione in borsa di Uber e Lyft: E' la fine della sharing economy?



La sharing economy ci ha abituato a dare valore a cose che spesso erano abbandonate. Sono nate opportunità per guadagni extra e a volte mestieri nuovi. Il settore più innovato è stato quello dei trasporti dove le startup di tutto il mondo stanno introducendo nuovi modelli di business e tecnologie: Uber e Lyft in prima fila seguiti da BlaBlaCar, FlixBus, e le più recenti startup di micro-mobilità (Lime, Skip, Bird, Scoot, etc.).

La quotazione in borsa di qualche mese fa di Lyft e Uber e il crollo dei loro titoli hanno generato interrogativi di investitori e esperti di tutto il mondo su quello che sarà il futuro della sharing economy. Ci si chiede cosa non ha funzionato a Wall Street e se siamo alla fine di un'era, quella della 'condivisione', che non vedrà mai la maturità dei mercati.

Tra i punti sollevati dagli esperti c'è un limitato 'vantaggio competitivo' di Uber, rimasto troppo simile al concorrente Lyft. In base a quanto riportato da MarketWatch puntare su acquisire la più grande quota di mercato non è abbastanza per Uber. Sia gli autisti sia i passeggeri hanno entrambe le app (Uber e Lyft) installate e nulla limita l'utilizzo di una invece dell'altra.

Secondo gli esperti di Wall Street interrogati dalla CNN Business tra le cause del tenue interesse da parte degli investitori c'è l'eccessiva rivalità tra le due società nel differenziarsi in una lotta dei prezzi al ribasso piuttosto che in altro. A giocare contro anche le eccessive valutazioni private delle due startup di San Francisco: ritenute troppo alte. A vincere l'interesse degli investitori, secondo la CNN, sono stati altri IPO, come quello della carne vegetale Beyond Meat (BYND), della piattaforma di video comunicazione Zoom Video Communications (ZM) o dei dispositivi medici  ShockWave Medical (SWAV).

Una settimana fa la buona notizia per gli investitori: il valore delle azioni di Uber finalmente supera il prezzo della quotazione in borsa. Secondo TechCrunch i mercati stanno apprezzando la capacità di Uber di diversificare, puntando a diventare leader nel settore della mobilità. Elicotteri, mezzi di trasporto merci, consegne a domicilio.
Un crescente numero di acquisizioni sta incrementando la posizione di Uber nel settore della micro-mobilità. Piccoli scooter (monopattini) elettrici di proprietà i cui interventi di manutenzione, sopratutto le ricariche, sono affidate a un sistema di sharing economy - chiunque installando può portare gli scooter a casa per ricaricare le batterie in cambio di un compenso. Già ad aprile 2018 Uber aveva acquisito JUMP Bikes per $200 milioni. Secondo TechCrunch di una settimana fa Uber sta considerando di acquisire Skip, il secondo provider di scooter elettrici di San Francisco.

A sentire la CNBC di qualche giorno fa sembra che anche il clima intorno a Lyft sta cambiando in meglio.

La mobilità è sicuramente uno dei settori che da sempre attira innovazione e da molto non veniva innovato. Fino a qui siamo tutti d'accordo. Resta da capire se le recenti vicende di Uber/Lyft sono il primo segno dei limiti dell'approccio 'sharing economy' nel creare un vantaggio competitivo di lungo termine.


Bruno Iafelice

Il Silicon Valley mindset spiegato in cinque punti



La Silicon Valley è una delle destinazioni preferite per la creazione di imprese tecnologiche. Apple, Google, HP, Intel, Adobe, Ebay e molti altri colossi della tecnologia hanno qui la propria sede principale e da qui continuano a sviluppare progetti, a investire, ad assumere collaboratori e a conquistare nuove fette di mercato. Ma l'area che va da Palo Alto a San Francisco continua ad attrarre anche aziende di media dimensione di altri settori – dalle biotecnologie ai servizi, dall'alimentare al welfare – che qui sperano e vogliono fare proprio quel mindset unico che ha già contribuito al successo di migliaia di startup.
Non è un caso che ad oggi, 39 aziende incluse nella “Fortune 1000” (la classifica pubblicata da Time sulle più grandi società statunitensi per quantità di fatturato) e migliaia di startup abbiano la propria principale sede operativa in questo distretto, che conta investimenti da parte di venture capitalist pari a un terzo del totale degli investimenti negli Stati Uniti.
La Bay Area diventa quindi un ambiente stimolante per le aziende che vogliono cominciare a “ragionare come startup”. Abbiamo raccolto la testimonianza di alcune delle multinazionali che hanno intrapreso questo percorso incontrandole al campus di Menlo Park del TVLP Institute.


Manager di LG durante un programma TVLP
Manager di LG durante il TVLP program

È il caso, per esempio, di LG, pioniere mondiale della tecnologia che dal 2016 ha portato in Silicon Valley 35 top manager delle sue imprese, o Chalhoub, uno dei principali attori nel settore del lusso, della moda e della bellezza in Medio Oriente, ha organizzato il lavoro dei propri top manager in gruppi, promuovendo una sorta di competizione interna, con l'obiettivo di far acquisire quel particolare mindset tipico delle startup, adeguato a mondo e a un'economia dinamica e in continuo cambiamento.
In California si ricevono strumenti unici per trasferire questo speciale mindset e farsi portatori di una nuova cultura imprenditoriale, ognuno nel proprio paese d'origine. Lo ha capito l'associazione italiana dei manager Federmanager che, attraverso la sua Academy, ha investito nella formazione dei propri iscritti, coinvolti in un percorso in Silicon Valley.

Che cosa rende la Silicon Valley una destinazione preferita dalle startup? 
Grazie all'esperienza nel campo della formazione imprenditoriale, attraverso il contatto con venture capitalist e professori delle più prestigiose università californiane, dopo aver incontrato manager e innovatori da oltre 40 paesi al mondo, abbiamo sintetizzato in questo articolo le ragioni principali che rendono la Silicon Valley una meta a se stante e i motivi per cui risulta vantaggioso per un'azienda avviare la propria attività in un ambiente di questo tipo.
Nel video abbiamo raccolto i consigli di alcuni membri della faculty di TVLP Institute, tra cui Naeem Zafar, imprenditore seriale che ha al suo attivo 6 startups e una IPO, Kimberly Wiefling, esperta e autrice di manuali sulla leadership aziendale, Juan Montermoso, docente di marketing alla Santa Clara University.




Una delle principali “regole” è che il mindset della Silicon Valley non può essere appreso sui libri, ma necessita di un'esperienza diretta – non importa se solo di poche settimane o più mesi – sul posto. Il melting pot culturale portato in quest'area della California da sudamericani, asiatici ed europei ha indubbiamente rappresentato un ingrediente chiave, insieme all’open innovation, alla cultura positiva del fallimento come esperienza educativa e alla forte attrattività per venture capital ed investitori di ogni tipo.
Ma procediamo passo dopo passo.

1. Think different – Pensa in un modo diverso

È stata la filosofia di vita e la fortuna di Steve Jobs: la creatività è la capacità di pensare fuori dagli schemi, di percepire dettagli e particolari che altri non riescono a percepire.
Prima ancora di Apple, l'invito a “pensare in maniera diversa” ha caratterizzato (e caratterizza tuttora) il lavoro di altre imprese americane.
In uno dei primi capannoni di HP – l'azienda che William R. Hewlett e David Packard hanno creato, sviluppando nel 1938 in un garage di 367 Addison Ave a Palo Alto il primo oscillatore audio – erano affisse alcune “regole” per i lavoratori. Vale la pena richiamarne alcune: «Credi di poter cambiare il mondo. Lavora velocemente. Cerca di capire quando è più opportuno lavorare da solo e quando insieme ad altri».
Su questo aspetto è esemplare quanto avviene all'interno di Google, dove i collaboratori sono “costretti” a mettersi in gioco in prima persona, a “perdere tempo” con i colleghi, a divertirsi, a trasferire il proprio posto di lavoro in giardino o al bar. Il tutto per stimolare la creatività e la voglia di “pensare in maniera diversa”. I risultati sono noti a tutti, basti pensare al successo avuto da Gmail, il sistema di posta elettronica ideato da alcuni colleghi proprio durante una “pausa di lavoro” nel quartier generale di  Mountain View.

TVLP program durante una sessione di lavoro ad HP garage
Sessione di lavoro all'HP garage

2. Have and share a dream – Credi in un sogno

La storia di ogni startup nasce da un sogno, dal desiderio di trasformare un'idea in un progetto imprenditoriale. “Sogna e condividi il tuo sogno” è l'invito che manager delle più importanti big company suggeriscono a chi visita la Silicon Valley.
«Condividi gli strumenti e le idee – si legge nel decalogo di HP –. Fidati dei tuoi colleghi. Le idee radicali non sono cattive idee. Inventa diversi modi di lavorare. Dai ogni giorno un contributo. Credi che insieme possiamo fare qualsiasi cosa. Inventa».

3. Benefit by the environment – Utilizza le risorse che ti circondano

Il concetto di fondo è un po' simile a quello dei distretti industriali in Italia, quelle realtà territoriali in cui è concentrata la maggior parte delle aziende operanti in un determinato settore, dalla ceramica al packaging, dall'alimentare al tessile, dalla meccanica all'arredamento.
L'ambiente imprenditoriale della Silicon Valley è caratterizzato da innovazione, collaborazione e assunzione di rischi. È questo il quadro motivazionale essenziale per i ricercatori e gli scienziati che scelgono di mettere a disposizione i propri talenti nel mondo dell'impresa. In quest'area è facile trovare e connettersi con mentori esperti dello stesso settore, per cercare una guida nel portare avanti la propria impresa imprenditoriale.
Quest'area offre un facile accesso al libero flusso di informazioni ed è una destinazione unica per ospitare regolarmente seminari, eventi, fiere e workshop. In Silicon Valley tutto si trasforma in opportunità, ogni luogo (che sia un bar o un co-working) diventa un'occasione per conoscere persone, fare nuove esperienze, promuovere i proprio progetti, cercare nuove opportunità.


Stanford Life Design Lab
Stanford Life Design Lab

4. Be creative, innovative and measure success – Si creativo e cerca di misurare quello che fai

Ciò che rende tale la Silicon Valley è l'ecosistema di idee. “Essere creativi, innovativi e misurare il successo” significa “discernimento”.
Un imprenditore arriva qui con un'idea e le persone (il sistema, i colleghi, gli investitori...) decideranno immediatamente se è una buona idea, se potrà avere successo, o una cattiva idea, senza futuro. Se è buona, la alimenteranno, troveranno il modo di finanziartela, di farla funzionare.

5. Have and communicate passion – Lavora con passione e sii comunicativo

Certo, gli angel investor sono persone pragmatiche, vogliono dati certi per valutare se un progetto imprenditoriale potrà viaggiare con le proprie gambe una volta avviato. Ma sono pur sempre persone. Per questo agli imprenditori che arrivano in Silicon Valley da tutte le parti del mondo si consiglia di coltivare le proprie passioni e di essere in grado di comunicarle.
Se stai cercando di creare nuove importanti fonti di reddito per la tua azienda, è necessario avere una visione che sia convincente per le persone non solo per pochi mesi, ma per diversi anni. Devi dimostrare prima di tutto al tuo team, ai tuoi dirigenti e ai tuoi stakeholder che hai una visione a lungo termine, e devi dimostrare la passione necessaria per entusiasmare il resto della tua azienda. Farli eccitare e tenerli eccitati è una parte importante del lavoro di un leader.


Paolo Tomassone



(Nella foto di copertina: manager di
Chalhoub e innovatori dalla Nigeria durante una sessione di lavoro al Graduate School of Business di Stanford)

Team virtuali, i benefici per le imprese italiane


«Il mondo è globalizzato e aziende con il quartier generale in Italia, già da anni producono e vendono fuori confine, e hanno così a che fare con culture diverse e modi di pensare differenti. Quella dei virtual team - studiati per aggregare e incontrare contemporaneamente i lavoratori basati in sedi differenti - è ormai una scelta dalla quale non ci si può tirare indietro. Questi gruppi devono essere “power”, devono funzionare alla perfezione». Lo ha ricordato Antonietta Demaio, dello Studio Notarile Demaio, che ha ospitato il secondo della serie "EXECUTIVE" del Brainstorming Lounge dal titolo “Sviluppare progetti velocemente, riducendo costi e preparando l'impresa alle sfide del futuro”.

Le migliori strategie e i benefici per le aziende li ha raccontati Peter Ivanov, uno dei massimi esperti al mondo di Virtual Power Teams, che ha incontrato durante l'incontro del 23 novembre alcuni imprenditori dell'Emilia-Romagna e del Veneto.

Per essere vincenti, i team virtuali – secondo Peter Ivanov – devono rispettare alcune regole. Prima di tutto devono far emergere la personalità di ogni componente del gruppo, per evitare disarmonia nel lavoro in comune. Ogni partecipante deve essere messo in grado di condividere con gli altri le proprie emozioni, i propri punti di vista e le proprie opinioni in merito a un progetto. Deve poi esserci una chiara visione degli obiettivi di fondo che il team vuole raggiungere in un determinato periodo di tempo. L'individualismo è il “tarlo” che può danneggiare il lavoro in comune e rischiare di far fallire i progetti di un team virtuale.



Ivanov ha guidato team virtuali di oltre 100 persone in Europa, Asia Centrale, Medio Oriente e Africa ed è stato recentemente relatore presso la sede di Visa in Silicon Valley e ha tenuto un corso di formazione per cento dipendenti di Lufthansa. I suoi team hanno vinto numerosi e prestigiosi premi aziendali, tra cui il "Best of the Best" nel 2007 e il Global "IT Connect Award" nel 2012.

«Per far funzionare i team virtuali – ha spiegato il docente – tutti i componenti devono conoscersi, devono raccontare i successi e gli insuccessi lavorativi. Per far questo servono dei chiari strumenti di comunicazione. Bisogna alternare meeting periodici informali, durante i quali ognuno racconta la propria parte di lavoro, ad altri meeting più formali, in videoconferenza, per analizzare obiettivi raggiunti e per fissarne dei nuovi. Il “regista” di questi incontri deve essere preciso, chiaro nell'esposizione dei contenuti, deve essere un leader capace di attirare l'attenzione dei collaboratori; deve poi essere abile nel concedere a tutti i componenti del gruppo i propri spazi per esprimersi e per condividere i propri punti di vista».


Nella foto: Antonietta Demaio e Peter Ivanov.