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I robot aprono nuovi orizzonti nell'edilizia



Quando era adolescente e lavorava per l'impresa di costruzioni di suo padre, Noah Ready-Campbell sognava che i robot potessero sostituirlo nelle parti "sporche" e noiose del suo lavoro, come per esempio nello scavo e nel livellamento del terreno. Ora Ready-Campbell, dopo un'esperienza come product manager a Google, sta trasformando questo sogno in realtà con Built Robotics, una startup che sviluppa la tecnologia per consentire a bulldozer, escavatori e altre macchine da costruzione di operare da sole. «L'idea alla base di Built Robotics è quella di utilizzare la tecnologia di automazione per rendere una costruzione più sicura, veloce ed economica» spiega Ready-Campbell, mentre osserva un cantiere dove alcuni piccoli bulldozer sono intenti a spostare cumuli di terra.

Anche in uno dei settori meno innovativi, come quello dell'edilizia, è in corso una trasformazione con l'impulso dell'automazione. A San Francisco, per esempio, diverse start-up tecnologiche, sostenute dagli investitori, stanno sviluppando robot, droni, software e altre tecnologie per aiutare il settore edile ad aumentare la velocità, la sicurezza e la produttività.  

Anche l'Italia sta rimanendo al passo. Lo hanno dimostrato gli inventori di "BigDelta", una stampante gigante alta 12 metri in grado di costruire case. «Questa speciale stampante - spiega Massimo Moretti, fondatore di Csp, Centro Sviluppo Progetti, che abbiamo incontrato un po' di tempo fa in occasione di uno degli eventi Brainstorming Lounge in Italia - è stata progettata per essere montata da tre persone nel giro di un’ora e, al momento, stiamo lavorando affinché sia sufficiente una persona sola. Il progetto non è la stampante, è il processo. Ciò che ci interessa sviluppare è una macchina in grado di stampare case con materiali reperiti sul territorio, che sia adattabile a qualsiasi tipo di contesto ambientale, trasportabile e assemblabile facilmente, che richieda il minor quantitativo di energia possibile o meglio, che sia in grado di autoalimentarsi».

Per garantire una crescita economica, come sostiene Michael Chui, uno dei partner del McKinsey Global Institute di San Francisco «abbiamo bisogno di tutti i robot che possiamo ottenere, da affiancare a tutti gli altri lavoratori. Le macchine hanno iniziato a svolgere parte di lavori che in passato svolgevano soltanto le persone; ora le persone devono migrare e passare ad altre forme di lavoro. E' questo il senso della riqualificazione» del lavoro. 

I lavoratori della Berich Masonry di Englewood, in Colorado, hanno impiegato diverse settimane per imparare a utilizzare un robot per la muratura, chiamato SAM, acronimo di Semi-Automated Mason, una macchina da 400.000 dollari prodotta dalla Construction Robotics con sede a New York. SAM può posare circa 3.000 mattoni durante un turno di otto ore, molte volte di più di un muratore che lavora a mano. Attraverso il suo braccio meccanico raccoglie i mattoni, li ricopre di malta e li colloca con cura per formare, per esempio, il muro esterno di una nuova scuola elementare. Intanto, lavorando su un'impalcatura, gli operai possono caricare la macchina con i mattoni e raschiare la malta in eccesso lasciata dal robot.

L'obiettivo, ha detto il presidente della società, Todd Berich, è quello di utilizzare la tecnologia per acquisire nuovi lavori e soddisfare i clienti: «In questo momento devo dire dei "no" perché non abbiamo abbastanza risorse». I suoi dipendenti non si sentono minacciati e nemmeno l'Unione Internazionale dei muratori e degli artigiani vedono con preoccupazione l'introduzione dei robot nell'edilizia: «Ci sono molte cose che macchine come SAM non sono in grado di fare e che bisogna fare con muratori esperti - ha detto il direttore dell'associazione Brian Kennedy -. Sosteniamo tutto ciò che sostiene l'industria edile. Non vogliamo essere d'intralcio alla tecnologia». 

Sono quindi i robot a soccorrere l'industria delle costruzioni che si trova ad affrontare una grave carenza di manodopera. Secondo una recente indagine condotta dall'Associated General Contractors of America, infatti, il 70% delle imprese di costruzione ha difficoltà a trovare lavoratori qualificati. Per paradosso, risulta più facile trovare un progettista che un manovale. «In questo momento stiamo veramente faticando a trovare persone qualificate che possano maneggiare un autocarro o persino far funzionare un impianto», ammette Mike Moy, responsabile di uno stabilimento minerario alla Lehigh Hanson. «Nessuno vuole più sporcarsi le mani; tutti cercano un lavoro bello e pulito in un ufficio». Nello stabilimento minerario della sua azienda a Sunol, in California, Moy sta risparmiando tempo e denaro utilizzando un drone per misurare i giganteschi cumuli di roccia e sabbia che la sua azienda vende per il settore dell'edilizia. Quello che un normale impiegato riusciva a misurare in una giornata di lavoro, ora il drone è in grado di farlo in 25 minuti. In aggiunta a questo la macchina può raccogliere molti più dati e molto più precisi, disegnare mappe, rilevare terreni danneggiati o anomali. 

Alla Built Robotics, Ready-Campbell, fondatore e CEO dell'azienda, prevede il futuro del lavoro di costruzione come una partnership tra gli esseri umani e le macchine intelligenti.  «I robot fanno fondamentalmente l'80% del lavoro, che è più ripetitivo, più pericoloso, più monotono. E poi l'operatore fa il lavoro di qualità, dove c'è davvero bisogno di molta esperienza».

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