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I più bei luoghi di lavoro del mondo



La sharing economy (basata sulla condivisione di beni e servizi) e, ancora di più, la gig economy (con il superamento del posto fisso e del contratto a tempo indeterminato) stanno trasformando non solo il modo di lavorare ma anche lo spazio in cui si lavora.
Le macchine e i robot hanno reso obsolete alcune figure professionali, e quindi anche i “luoghi” in cui queste persone fino a oggi passavano la maggior parte del tempo. D'altro canto nella gran parte delle professioni l'uomo resta la vera “macchina creativa”. Gli ambienti di lavoro di oggi vanno perciò riprogettati in modo da valorizzare la creatività, il “tocco” artistico e l'esperienza degli uomini.

Sburocratizzare l'ufficio
Negli Stati Uniti da anni aziende, designer, progettisti di sistemi e ambienti per ufficio hanno dato il via a una ridefinizione del workplace, tenendo conto del passaggio dall’era industriale a quella digitale e della nuova cultura del lavoro che va oltre la postazione fissa e gerarchizzata.
L’obiettivo primario è quello di “sburocratizzare” l'ufficio, renderlo “smart”, farlo diventare un luogo di divertimento e di piacere. Le esperienze più note sono quelle di Google, Microsoft e di Apple che, oltre a riprogettare gli uffici integrandoli con gli spazi che vengono comunemente dedicati alla ristorazione, alle riunioni e al tempo libero, offrono servizi «tagliati su misura» dei propri collaboratori.
La ristrutturazione degli ambienti di lavoro, infatti, non è solo questione di planimetrie e calcoli geometrici. È prima di tutto una rivoluzione culturale.

Le biciclette utilizzate per gli spostamenti da un building all'altro di Google

Avvicinandosi al Googleplex nel quartier generale di Mountain View si comincia a respirare un
“cambio di mentalità” già negli spazi all'aperto, dove scorrono le biciclette blu-rosso-giallo-verde utilizzate dai dipendenti per spostarsi da un building all'altro. Oltre agli ombrelloni e ai tavoli in mezzo alla natura, lungo il percorso incontriamo alcuni campi da beachvolley, «un toccasana per far riposare il cervello, ma anche per creare nuove idee assieme ai colleghi» spiega chi mi accompagna nella visita. Del resto è proprio durante una “pausa” che sono nati alcuni dei progetti più interessanti, come Gmail, il servizio di posta elettronica più utilizzato al mondo.

La palestra, la lavanderia interna, il bar per consumare bevande naturali e snack energizzanti, le poltrone regolabili per lavorare col proprio computer portatile e le famose MetroNaps per fare un sonnellino sono alcune delle attenzioni che l'azienda riserva ai propri collaboratori. Ai quali garantisce supporti e agevolazioni anche fuori orario lavorativo, come per esempio le visite specialistiche e le consulenze sanitarie; all'interno di alcuni trucks che stazionano all'ingresso dell'azienda vengono poi offerti servizi come il parrucchiere o l'estetista (per una pausa pranzo “alternativa”).

Dipendenti di Google che si "rilassano" nel campo di beachvolley a Montainview

Poco più in là, sempre a Mountain View, nell'azienda creata da Bill Gates e Paul Allen la giornata lavorativa inizia con la colazione in un futuristico ristorante al piano terra di uno dei palazzi, arredato con ping pong, flipper, tavoli comodi per lavorare insieme e “contaminarsi” con gli altri oppure uno spazio “silent” per rispettare la privacy o “scollegarsi” per un po'.


Dentro Box e Carbon
Dalla Silicon Valley arrivano innumerevoli suggerimenti per aiutare a ri-disegnare un ambiente di
lavoro che possa generare benessere per i dipendenti e i collaboratori. Uno degli edifici più belli è il nuovo quartier generale di Box, la multinazionale che fornisce servizi di gestione dei contenuti cloud e di condivisione dei file. Assieme a un gruppo di 25 manager italiani, che ha partecipato a un programma immersivo promosso da TVLP Institute e Federmanager Academy, abbiamo incontrato l'ex presidente e COO di Box, Dan Levin che ci ha accolti nella nuovissima sede di Redwood City, concepita proprio per «far star bene il lavoratore».

Alcuni dipendenti al lavoro in una delle sedi di Box
Lo si capisce già all'ingresso: accolti da dipendenti con in mano l'iPad per registrare la nostra visita; un via vai di giovani che si sposta col monopattino indossando le cuffie per ascoltare la musica; il caffè, l'acqua, gli snack, i chewing gum e la frutta sempre a disposizione di tutti. «Sono regole che abbiamo scelto di adottare per il modo in cui interagiamo tra di noi, per il modo in cui ci trattiamo l'un l'altro – spiega Levin –. Qui le persone vogliono lavorare in un ambiente divertente, stimolante e coinvolgente».

In un'azienda «giovane e sexy» come Box «è stata spazzata via la concezione del monarca che
comanda il popolo»: qui c'è sintonia tra tutti i livelli di dipendenti, non esistono “piani alti” o uffici isolati per i top manager; ogni piano è dedicato a un settore dove si lavora in un unico open space; gli executive sono seduti accanto ai dipendenti, per favorire la comunicazione, avere un contatto diretto con i propri collaboratori e tenere continuamente il polso della situazione e di quello che succede nell’impresa; inoltre tutti i risultati economici dell'azienda o le scelte del top management vengono condivisi su maxi schermo all'interno dell'azienda stessa.

A Box la scrivania del Ceo è di fianco a quella dei dipendenti... perché tutti si devono sentire "padroni" dell'azienda
Ogni piano – oltre a una meeting-room, ai bagni e a una kitchen room – è dotato di alcune “cabine” dentro le quali ritirarsi per telefonare senza disturbare il resto del team e per garantirsi la privacy, e di piccole stanze con quattro sedie, un tavolino e una libreria per trascorrere un po' di tempo a leggere o a riposarsi.
Se il collaboratore si sente a proprio agio sul posto di lavoro così come si sente a casa, allora le sue prestazioni saranno migliori e ne trarrà beneficio tutta l'azienda.

È questa la filosofia di fondo anche della Carbon, startup fondata a Redwood City nel 2013 che dopo aver raccolto 422 milioni di dollari dagli investitori sta trasformando la stampa 3D da prototipazione a produzione in larga scala di oggetti personalizzati. Qui progettisti, ingegneri e informatici lavorano all'interno di un enorme openspace e ognuno ha collaborato per personalizzare ogni reparto. C'è chi scrive seduto alla scrivania, chi passa la maggior parte del tempo sul divano con il PC sulle gambe e chi si sente a suo agio avendo accanto a sé il cane a cui è garantito l'accesso in azienda, una razione di croccantini e acqua a volontà.

Lavorare nell'era digitale significa modernizzare le macchine e rendere sempre più efficienti i processi produttivi. Ma non solo! Quella di oggi è l’era della conoscenza, che, almeno per ora, appartiene all’uomo. Le organizzazioni - di qualsiasi dimensione - se vogliono rimanere al passo coi tempi e assicurarsi un vantaggio competitivo sui concorrenti, devono investire una cospicua parte dei propri utili nel rendere i locali sempre più accoglienti e stimolanti. Perché dietro a un’auto Tesla che è prodotta dai robot o un servizio di pubblicità di Google che è generato in maniera automatica dai computer, ci sono persone di talento che progettano, pianificano, sviluppano.

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