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martedì 3 febbraio 2026

Dove conviene creare una startup? I nuovi ecosistemi globali dell’innovazione, e dell'AI

Startup Genome nel rapporto 2025 ha confrontato oltre 300 ecosistemi dell'innovazione. Silicon Valley, New York e Londra mantengono i primi posti, mentre gli ecosistemi nativi dell'AI crescono rapidamente.



Startup Genome ha analizzato milioni di startup in tutto il mondo per individuare le caratteristiche dei luoghi in cui fare impresa è più facile e più promettente.
Dove ha senso creare una nuova impresa oggi? Startup Genome, nel suo report annuale Global Startup Ecosystem Report, mette a confronto i principali ecosistemi dell’innovazione a livello globale. Le analisi più recenti prendono in considerazione milioni di startup e migliaia di ecosistemi, valutandoli in base a parametri come accesso al capitale, disponibilità di talenti, capacità di generare innovazione e performance delle imprese.

Sebbene il report sia focalizzato sulle startup e non consideri direttamente il ruolo delle grandi aziende, i dati offrono comunque spunti interessanti per comprendere dove e perché nascono le imprese più innovative. Emergono infatti alcuni elementi ricorrenti che rendono un territorio particolarmente fertile per l’imprenditorialità tecnologica.

Da anni si riconosce l’impossibilità di replicare la Silicon Valley. Tuttavia, molti ecosistemi nel mondo hanno cercato di comprenderne i fattori chiave e di adattarli alle proprie caratteristiche territoriali. In questo senso la Silicon Valley continua a rappresentare un modello di riferimento: un luogo in cui la concentrazione di capitale di rischio, università di eccellenza, grandi imprese tecnologiche e una forte cultura imprenditoriale ha creato nel tempo un ambiente unico.

Non sorprende quindi che la Silicon Valley mantenga stabilmente la prima posizione nella classifica globale degli ecosistemi startup, una leadership che conserva ormai da oltre un decennio. La presenza di università come Stanford e UC Berkeley, insieme a una rete estremamente sviluppata di venture capitalist, acceleratori e imprenditori seriali, continua a garantire un flusso costante di nuove imprese innovative. Inoltre, molti dei principali investimenti globali in intelligenza artificiale, software e tecnologie emergenti continuano a concentrarsi proprio in questa regione.

Subito dopo la Silicon Valley si colloca New York, che negli ultimi anni ha rafforzato la propria posizione grazie alla crescita di settori come fintech, media digitali e intelligenza artificiale. Londra rimane invece il principale hub europeo dell’innovazione. La capitale britannica beneficia della sua posizione di grande centro finanziario internazionale e di una fitta rete di investitori, incubatori e imprenditori seriali. L’ecosistema londinese si distingue per una forte cultura imprenditoriale e per l’elevata capacità di attrarre talenti internazionali, oltre che per una produzione scientifica e tecnologica particolarmente rilevante.

Anche Boston continua a occupare una posizione di primo piano, soprattutto grazie alla sua leadership nei settori delle scienze della vita, del biotech e della ricerca medica. La presenza di università e centri di ricerca di livello mondiale, come MIT e Harvard, ha creato un ambiente particolarmente favorevole alla nascita di startup deep-tech.


Negli ultimi anni si sta però affermando una tendenza sempre più evidente: l’innovazione non è più concentrata in pochi luoghi del mondo. Sempre più città stanno emergendo come nuovi hub imprenditoriali, spesso specializzati in settori tecnologici specifici. Tokyo e Seoul, ad esempio, hanno rafforzato significativamente il proprio ruolo nei campi dell’elettronica, dell’intelligenza artificiale e delle tecnologie digitali. Allo stesso tempo, diversi ecosistemi europei come Parigi, Berlino, Madrid e Barcellona stanno acquisendo crescente visibilità nel panorama globale.

Marta Bulaich, docente del TVLP Institute a Menlo Park in Silicon Valley e coinvolta in diversi fondi di investimento, conferma nel suo corso 'Venture Capital in Silicon Valley' come il modello della Silicon Valley si sia evoluto nel tempo attraverso la nascita di micro-fondi e fondi industriali. Sempre più frequenti sono i venture capitalist che cercano startup di successo in altri luoghi del mondo tra cui in particolare Londra, dove la stessa signora Bulaich, fa parte di uno dei fondi più innovativi, il Crane Venture Partners.

Secondo gli autori del report, il futuro dell’innovazione globale non sarà dominato da una sola “nuova Silicon Valley”. Piuttosto si assisterà alla crescita di una rete di ecosistemi distribuiti in diverse parti del mondo, ciascuno con proprie specializzazioni tecnologiche e caratteristiche distintive. Alcuni territori diventeranno centri di eccellenza in settori specifici, come le scienze della vita, l’intelligenza artificiale o le tecnologie per la sostenibilità.

Un elemento particolarmente evidente nelle analisi più recenti riguarda proprio l’aumento degli investimenti nelle tecnologie emergenti. L’intelligenza artificiale, e in particolare l’AI generativa, ha attirato negli ultimi anni una quota crescente dei finanziamenti globali di venture capital. Accanto a questo settore stanno crescendo rapidamente anche il biotech, le tecnologie climatiche e le soluzioni per la transizione energetica.
Nel complesso, gli ecosistemi analizzati dimostrano che non esiste una ricetta unica per costruire un hub di innovazione. Tuttavia emergono alcuni elementi comuni: la presenza di giovani talenti e università di alto livello, l’accesso al capitale di rischio, una cultura imprenditoriale che accetti il rischio e una forte apertura internazionale.
In altre parole, il successo di un ecosistema nasce dalla capacità di mettere in circolazione idee, persone e capitali. È proprio questa “liquidità” delle conoscenze e delle competenze che consente a un territorio di trasformarsi in un luogo fertile per l’innovazione e la nascita di nuove imprese.

Bruno Iafelice

Ph. credit: unsplash